Novembre-Dicembre 2017
gno di un insegnante a far riscoprire ai ra- gazzi la disciplina come itinerario di autore- sponsabilizzazione personale piuttosto che come ritorno a vecchi metodi o al ripiego dell’arrendevolezza. Questo impegno com- porta però un itinerario di crescita dell’in- segnante e dei ragazzi insieme a lui/lei: quasi un alt! stop! alla violenza che tutti re- spiriamo dai media, dagli spettacoli, dalla polemica politica, dai linguaggi quotidiani della fretta, degli affari, della sopraffazio- ne dell’altro nella discussione, nella concor- renza e nella difesa degli spazi e delle com- petenze. È una violenza fisica ma ancor pri- ma verbale, che ormai non possiamo più etichettare come spontaneità o disinvoltu- ra. Del resto già il Vangelo (Mt 5, 21-22) ci mette in guardia dall’aggressività verbale: non va sottovalutata, perché ferisce l’inte- grità dell’umano, la comune dignità umana. Più in generale: sappiamo accettare di la- sciar spazio all’altro senza perdere la nostra personale identità ma interessandoci a quella dell’altro e sfidando noi stessi nel- l’individuazione del positivo di cui l’altro è portatore? Aprendo gli occhi sul mio mondo interio- re e sul mio proprio stile di vita, di linguag- gio, di rispetto o non rispetto delle persone e dell’ambiente, imparo a tener conto del contesto in cui vive ognuno dei ragazzi e il rispetto e l’interesse che dovrei avere per loro può aiutarmi a fare appello alla voglia di cambiamento che è propria di ogni nuova generazione: al di là delle manifestazioni di ribellione e autodistruzione, l’impegno al cambiamento generazionale può approdare alla decisione del superamento della violen- za, del degrado e della volgarità che spesso circonda i nostri ragazzi nella vita familia- re, sportiva, ludica e ancor più nella rete dove – senza inibizioni – ogni eccesso si fa intrattenimento e divertimento. Ma metter- si in gioco in una relazione vera, senza na- scondersi dietro nessun nickname e senza bisogno di «andare al massimo», è un’av- ventura da imparare a scuola, dove i ruoli sono distinti e ognuno deve giocare la sua parte con verità, senza nascondersi ma an- che senza enfatizzare se stesso per imporsi o stupire, ma rapportandosi alla verità di altre persone e imparando ad interessarsi del loro mondo e dei loro sentimenti. Que- sto fa crescere in umanità non soltanto i ra- gazzi ma anche i genitori, nella misura in cui essi si sentono convocati non per sentire denunce, che suscitano istinti di autodifesa e di aggressività, ma per rinnovare un patto educativo impantanatosi nelle difficoltà della vita quotidiana. Perfino quando, dopo il peccato, Adamo ed Eva cercano di nascondersi (Gen 3, 8) e Caino rifiuta di essere il custode di suo fra- tello (Gen 4, 9), Dio non rinuncia a dialoga- re con loro e mette il suo sigillo sulla fronte di Caino per proteggerlo (Gen 4, 15): si in- teressa di loro, si mette «in mezzo» (questo è il significato etimologico dell’«inter-es- se») alla loro situazione, per offrire loro in- stancabilmente, e in modo sempre nuovo, la sua amicizia. Se i nostri ragazzi appaiono a volte sco- ordinati nei movimenti, iperattivi e fulminei ma incostanti nella capacità di attenzione, non possiamo non riconoscere che anch’es- si, come i loro supereroi, sono sensibilissimi all’amicizia. Portano a scuola il loro vissuto – in fami- glia, nel quartiere, nel web – e l’indisciplina scolastica spesso non è che un’espressione di ribellione ai meccanismi oppressivi e di rifiuto del conformismo. Gli adulti in genere esprimono queste cose in modi diversi: do- vremmo confrontarci con i nostri alunni, in proposito. Loro spesso si chiudono nei videogame , si estraneano in paradisi artificiali, cerca- no contatti virtuali nei social , con la sen- sazione (magari se la portano dietro fin dall’infanzia) che nessuno abbia voglia di parlare con loro e nemmeno di ascoltarli: la sensazione può essere corretta o errata, ma l’effetto è comunque negativo e la provocazione rimane sterile. Ricordando però la parabola evangelica degli operai oziosi sulla piazza (Mt 20, 1-16), proviamo 13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 S p i r i t u a l i t à
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