Novembre-Dicembre 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 12 frattarie alle logiche dell’efficienza, e se vi si adeguano esprimono talvolta una poco simpatica caricatura dell’adulto, ovviamen- te emarginata dai coetanei. Nella scuola dell’infanzia si può cercare di calmare l’agi- tazione dei bambini e di far scoprire il fa- scino del silenzio, un’esperienza poco fami- liare e di per sé poco attraente per chi vive tra rumori e musiche a tutto volume, in al- ternativa a voci nervose e silenzi pesanti. Ma una volta ottenuto il silenzio, in una classe di bambini o di ragazzi, come suscita- re l’attenzione? Perché il silenzio, per esse- re umano, deve generare pensiero e parola. Da parte loro gli esperti possono suggerire diversi accorgimenti e metodologie per su- scitare un autentico interesse negli alunni, ma io docente mi interesso a quello che in- teressa i miei ragazzi? O, altrimenti, su cosa posso far leva per farli crescere? Questo interrogativo di fondo non può non accompagnare ogni vero educatore, ge- nitore o insegnante che sia. Al di là del «ri- sultato atteso», c’è il ragazzo chiamato a raggiungerlo. Le attuali normative promuo- vono anche l’inclusione di studenti con DSA o con «bisogni educativi speciali», e il fatto che questa attenzione a specificità proprie del singolo entri nella legislazione scolasti- ca è sicuramente un notevole passo avanti. Ma le leggi non bastano a superare pregiudi- zi e paure quando si tratta dei livelli patolo- gici che l’indisciplina scolastica assume or- mai in ambito globale, degenerando nella volgarità e aggressività anche nei confronti dell’insegnante: e in tali situazioni questo si trova spesso disorientato e demotivato a re- lazionarsi con gli alunni. Se un tempo la violenza a scuola occupa- va tendenzialmente la cronaca d’oltre oceano, il fenomeno è diventato «virale» nelle diverse espressioni del bullismo e cy- berbullismo e delle discriminazioni d’ogni tipo. Ma l’indisciplina scolastica attacca e corrode, in maniera più subdola e diffusa, lo stesso patto educativo che dovrebbe uni- re genitori, ragazzi e insegnanti, per una si- nergia che risulti efficace. In realtà spesso ci si scontra anche con la difficoltà a coin- volgere i genitori e realizzare un dialogo co- struttivo. Il problema è che i ragazzi non sono degli alieni, sono figli della nostra società, e gli esperti, in vari Paesi del mondo, sempre più spesso denunciano l’«indisciplina sociale» (maleducazione, turpiloquio, mancato ri- spetto delle regole di convivenza) che è presente un po’ ovunque, specialmente nel- le grandi città, dove i legami e il controllo sociale sono più deboli. Le nuove generazio- ni non sono impermeabili e la scuola non è un luogo asettico, né sarebbe auspicabile che lo fosse, ma deve offrire terapie e for- nire anticorpi: preparare nuove generazioni alternative, per uscire dal vicolo cieco di un’insofferenza alla banalità e alle ansie del quotidiano, che può assumere connotati autodistruttivi. Sta qui la sfida che la scuola anche oggi deve affrontare, mettendosi a servizio di un’edificazione della persona che può rinnovare dal di dentro la società. Se però in passato si poteva contare sulla naturale predisposizione dell’adolescente a riconoscersi differenziandosi, la tendenza omologatrice diffusa dalle esigenze della globalizzazione ha sottratto molti anticorpi non solo agli adulti ma anche ai ragazzi. Così succede che poi, divenuti magari studenti universitari, molti ragazzi sembra- no aver esaurito la loro turbolenza e reatti- vità, affrontando con timore sia gli esami sia le incognite del futuro; e in chi si prepara a divenire insegnante emerge spesso la paura di affrontare l’indisciplina degli adolescenti e una maggiore propensione per l’insegna- mento ai liceali, ritenuti più ragionevoli. Ma in una società sempre più spaventata da mi- nacce globali la stessa indisciplina scolastica può essere manifestazione di una vivacità che non deve essere repressa ma sviluppata in senso sempre più umano. Se l’insegnante reagisce con la repressio- ne o il rifiuto o la paura o viceversa con la connivenza o il disinteresse, la reazione ri- sulta comunque sterile e controproducente. È invece sicuramente apprezzabile l’impe- S p i r i t u a l i t à

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