Novembre-Dicembre 2017
L’ anno scolastico, bene o male, è ini- ziato: criticità o liete sorprese, volti nuovi o malinconia di assenze previ- ste o non previste, adempimenti burocratici vecchi e nuovi, circolari e progetti di rifor- me, sempre più frequenti nell’accelerazione dei cambiamenti del nostro tempo. Nella ve- rifica delle risorse disponibili mettiamoci co- munque anche la misura della nostra perso- nale voglia di metterci in gioco e la stan- chezza delle preoccupazioni che nessuno può lasciar fuori dal portone, quando entra a scuola. Del resto, lo sappiamo bene, non ci sono compartimenti stagno: la scuola è un luogo dove la società progetta e attua i suoi cam- biamenti, nell’incontro fra le diverse gene- razioni, fra le istituzioni e le persone e an- che con il possibile impatto (positivo o ne- gativo) di eventi o circostanze esterne. I contraccolpi sono inevitabili. Perciò è inuti- le vagheggiare una scuola ideale, ma è im- portante viverci come in un laboratorio: do- ve però (questo dobbiamo averlo molto chiaro) non si vede mai il prodotto finito, la persona ben riuscita: perché questo risulta- to si realizza, in noi e negli altri, attraverso gli innumerevoli stress test disseminati nel- la complessità delle relazioni familiari e so- ciali, lungo tutta la vita di una persona, e il risultato si vede solo all’arrivo, dove il tem- po finisce e comincia l’eternità. La scuola è sicuramente un territorio dove, più che mai, si sperimenta concretamente il detto «c’è chi semina e c’è chi miete» (Gv 4,37): Gesù lo ricordava ai seminato- ri del vangelo, e l’insegnante non dovrebbe essere da me- no, nel dischiudere agli alunni la gioia del conoscere. Ma è proprio così? In realtà succede sempre più spesso che nell’entrare in classe si affacci nella mente dell’inse- gnante una domanda inquie- tante: «Qualcuno qui ha vo- glia di ascoltare quel che ho da insegnare?». Non soltanto l’apatia o la pigrizia, la stan- chezza mentale da saturazio- ne di informazioni, ma soprat- tutto il vociare e la turbolen- za dei ragazzi scoraggia. Gli standard valutativi incalzano, gli obiettivi cognitivi e comportamentali vanno implementati, ma le strategie dei do- centi non sempre si sentono adeguate al raggiungimento delle «eccellenze» attese. L’infanzia e l’adolescenza sono a volte re- 11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 S p i r i t u a l i t à INDISCIPLINA SCOLASTICA: CONTAGIO E TERAPIA Elena Malaspina, Professoressa associata - Dipartimento di Studi Umanistici, Roma Tre La parabola degli operai chiamati nella vigna (Nürnberg, GBM, Hs. 156142, f. 76f), sec. XI
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