Novembre-Dicembre-2015
35 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2015 bilito a livello centrale e che gli spazi di li- bertà siano affidati più ai singoli insegnanti che alle scuole. la legge 107 sembra con- fermare questa tendenza, soffermandosi su alcuni aspetti complementari della proposta curricolare, che ora andiamo ad esaminare. anche se saranno le singole scuole a indi- viduare le integrazioni da inserire nella pro- pria offerta formativa grazie ai posti di po- tenziamento, rimane il fatto che dall’alto sono stati individuati alcuni campi da po- tenziare. Come era stato promesso fin dal progetto originario su La Buona Scuola , si incentiverà lo studio della storia dell’arte, della musica, dell’educazione motoria, in- sieme a quello dell’inglese e dell’economia. anche se sembra una scelta condivisibile, dettata dalla volontà di colmare alcuni vuo- ti della formazione scolastica – tanto più in- comprensibili in un paese come l’Italia che ha un patrimonio artistico e musicale di pri- maria importanza a livello mondiale – le in- tegrazioni al curricolo sembrano determina- te soprattutto dall’esigenza di svuotare le corrispondenti graduatorie di precari. Se avessimo avuto migliaia di precari di forma- zione medica o paramedica, probabilmente sarebbe stata incentivata la cultura sanita- ria (almeno il primo soccorso è stato co- munque inserito nei percorsi di scuola se- condaria dal comma 10). Solo per gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole secondarie di secondo grado è prevista l’introduzione nel proprio curricu- lum di insegnamenti opzionali (c. 28). Il li- mite principale a questa facoltà è dato dal fatto che deve trattarsi di insegnamenti già attivati nella scuola, cioè compresi nell’Oa senza dar luogo a ulteriori oneri. la logica di fondo è quella della massima flessibilità, che dovrebbe condurre a valorizzare gli in- teressi e le attività elettive degli studenti. Il curriculum così integrato e arricchito do- vrebbe confluire in una «identità digitale» dello studente, che dovrebbe servire anche a fini di orientamento e di accesso al lavo- ro. Il medesimo curriculum dovrebbe poi es- sere tenuto presente dalle commissioni nel corso dell’esame di Stato conclusivo del se- condo ciclo. a questo punto sorge per l’Irc una dupli- ce domanda, relativa da un lato alla sua presenza nel curriculum personale e dall’al- tro all’annosa questione della sua valutazio- ne. Sul primo aspetto pende il parere del garante per la protezione dei dati persona- li, che si dovrà pronunciare sui dati da inse- rire nel profilo dello studente, e si possono prevedere i soliti ingiustificati scrupoli rela- tivi alla privacy e alla presunta natura di dato sensibile per la scelta di avvalersi o non avvalersi dell’Irc. Sul secondo aspetto si pone il problema di una sempre meno comprensibile esclusione dell’Irc dal docu- mento comune di valutazione, una volta che il curriculum si va ad arricchire di ele- menti dichiaratamente extracurricolari che addirittura incideranno sull’esame di Stato. Ci sono dunque le condizioni per aprire – e si spera chiudere una volta per tutte – il di- scorso sul rapporto tra Irc e privacy e sulla valutazione dell’Irc, ma l’esito di questa di- scussione è tutt’altro che certo, stanti le convinzioni di alcuni ambienti e le prassi che si sono consolidate (e incancrenite) ne- gli anni. l’arricchimento del curriculum è dichia- ratamente finalizzato a favorire un migliore accesso al mondo del lavoro e proprio l’oc- cupabilità degli studenti è uno dei principali obiettivi delle misure prese in materia di al- ternanza scuola-lavoro, un capitolo avviato con il regolamento del 2005 (Dlgs 77) ma fi- nora rimasto sempre ai margini degli inte- ressi delle scuole. le attività di alternanza dovranno essere previste negli istituti tecnici e professionali per almeno 400 ore nell’ultimo triennio e nei licei per almeno 200 ore. Saranno attivi- tà da svolgere nei periodi di sospensione delle attività didattiche, ma dovranno esse- re regolarmente inserite nei pof. Il valore formativo del lavoro è indiscuti- bile e una seria alternanza potrà iniziare a scardinare la mentalità tradizionale che ve- de separate prima la stagione dello studio e poi quella del lavoro, ma la trasformazione non sarà certamente rapida, anche se la quota di ore in alternanza è tutt’altro che trascurabile: 400 ore negli istituti tecnici e professionali, 200 ore nei licei. In questo contesto stupisce che il solo comma 44 sia dedicato all’istruzione e for- mazione professionale, che in materia di al-
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