Novembre-Dicembre-2015

faRE maTEmaTICa COn gUSTO Silvia Dentella Prodi, Esperta UCIIM S ì, tutti dobbiamo fare matematica con gusto, allievi e docenti: gusto inteso come piacere, ma anche gusto inteso come bellezza, semplicità, sensatezza. gli allievi fanno matematica con gusto quando nasce in essi la curiosità di saperne di più, il piacere della scoperta, la soddisfa- zione di poter dare risposte a quesiti nuovi, la possibilità di sperimentare in laboratorio, la capacità di risolvere situazioni problema- tiche con le competenze acquisite... Non fanno matematica con gusto quando le richieste non sono a loro misura, quando non vedono un senso di quello che si deve fare, quando non sono attivi e considerati, quando si richiedono a loro ragionamenti che non poggiano su esperienze fatte o fat- tibili, quando l’errore colpevolizza invece di essere occasione di crescita, quando ... per ottenere da parte degli allievi inte- resse e partecipazione, è importante che l’insegnante stesso faccia matematica con gusto ; con gusto perché gli piace studiare e insegnare e con buon gusto nella scelta dei contenuti e delle metodologie da offrire agli allievi. Il docente, che non è un distributore di conoscenze acquisite una volta per tutte, continua a studiare, a porsi problemi, a pro- vare soddisfazione nel trovare soluzioni. De- ve poi saper convertire le sue scoperte in modi nuovi di fare didattica. Deve avere buon gusto nella scelta degli argomenti, nel modo di porgerli, nel fare emergere i significati che spesso rimangono nascosti, ma anche attenzione nella scelta e nell’utilizzo degli strumenti, a cominciare dai testi scolastici, dalla qualità dei quesiti proposti, da una metodologia che sia anche laboratoriale. penso alla distorsione che si può creare nella mente dei ragazzi, riguardo al senso di fare matematica, quando le richieste dei docenti si riducono per lunghi periodi a pa- ginate di esercizi su espressioni letterali, spesso artificiosamente complesse, di cui non appare un possibile significato ma nem- meno, spesso, è richiesto di vedere una fi- nalità plausibile nell’operare o un’applica- zione cosciente di proprietà fondamentali. È vero che alcune abilità devono essere necessariamente acquisite quasi meccanica- mente, così affermano quasi tutti i docenti, ma il buon senso vorrebbe che accanto a ri- chieste addestrative l’insegnante si preoc- cupasse di mostrare ai ragazzi una matema- tica dal volto umano, una matematica che piace per la sua eleganza, per i suoi signifi- cati e anche, ma non sempre necessaria- mente, per la sua utilità. Il docente che non si limita a riproporre, di anno in anno, i soliti argomenti nel solito mo- do, sente il bisogno, che è anche dovere, di ricercare, di trovare nuove e più efficaci vie per la didattica, di non trascurare argomenti belli e significativi da proporre agli allievi. E il suo piacere nella scoperta può diven- tare entusiasmo nell’insegnare, comunica- zione viva del fare matematica con gusto. Un campo privilegiato della matematica per insegnare e apprendere con gusto: lo sviluppo dell’intuizione spaziale e la conoscenza di forme geometriche suggestive. la maggior parte dei docenti di matema- tica tende a coltivare negli allievi le compe- tenze aritmetiche e algebriche e le relative abilità di calcolo più che l’immaginazione e l’intuizione geometrica. Vogliamo allora mettere in luce le ricchezze e le potenziali- tà educative dello studio della geometria. possiamo chiederci: quali obiettivi e qua- li competenze nell’educazione geometrica a partire dal primo ciclo di istruzione? per ri- spondere è bene staccarsi dalle indicazioni di parecchi testi in uso: infatti per molti l’obiettivo principale, almeno scorrendo gli esercizi proposti, sembra quello di saper 23 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2015

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