Novembre-Dicembre-2015

quella che siamo soliti etichettare come «nuova» (e che, comunque, nuova non è più, anche se lo resta ancora per una par- te sostanziosa della scuola). In questa ac- cezione ampia, anche il libro va inteso co- me tecnologia, e non solo per l’aspetto materiale che lo caratterizza, ma anche per la sua identità concettuale, ossia per la forma che esso imprime all’acquisizione e all’esercizio del sapere. Un tempo, e lo si faceva in chiave svalutativa, ci si richia- mava alla formula del «sapere libresco», appunto per designare una forma di cono- scenza statica e sterile, in quanto avulsa dal mondo. Creare le condizioni per un uso consapevole della tecnologia vigente del libro (che ha avuto egemonia ed esclusivi- tà per secoli, dentro la scuola) permette- rebbe di creare le condizioni per un uso consapevole della tecnologia in via di af- fermazione del digitale e della rete (che comunque ha una presenza tuttora margi- nale, dentro il sistema). I due processi non andrebbero visti in sequenza, al contrario la possibilità di affrontarli contempora- neamente dovrebbe essere intesa come un’occasione unica, da non lasciarsi sfug- gire. Detto in altro modo, viviamo una fa- se di passaggio e dunque, come avviene tutte le volte che si tran- sita per una soglia, è dato volgere lo sguardo in tut- te le direzioni: fuor di metafora, il digitale aiu- terebbe a capire i punti di forza e di debolezza della tecnologia della stampa e questa aiuterebbe a co- gliere gli elementi di for- za e di debolezza di quel- la; se venissero seriamen- te «guardati». non basta. C’è da inter- rogarsi sul concetto stesso di «tecnologia del sapere». a che cosa, a che idee, a che pratiche lo si fa corri- spondere? Il discorso vale per la stampa co- me per il digitale. ad un primo livello la tecnologia può es- sere intesa come «strumento», cioè mezzo o veicolo tramite cui far viaggiare cono- scenza. È l’idea tuttora più diffusa, quella che concede allo strumento un’identità neutra. Da un lato ci sarebbe il sapere dall’altro il mezzo per veicolarlo: libro o computer non importa, perché sia incarica- to di far viaggiare quel sapere. non è così. la geografia del web è sostanzialmente irri- ducibile a quella del libro e lo stesso vale per la storia o la fisica: non sono la stessa disciplina, non concorrono allo stesso modo a disciplinare la mente di chi apprende (e di chi insegna). malgrado ciò per anni si è con- tinuato a pensare e sostenere una simile idea, e, conseguentemente, si è puntato ad arricchire i libri di testo cartacei di appen- dici multimediali, affidate a dischetti o a si- ti web : aggiunte, dunque, che in nulla mu- tavano l’impianto sostanzialmente libresco dello studio. più maturo è l’approccio che porta ad in- tendere lo strumento come «ambiente». Il libro/ambiente, dunque, e la rete/ambien- te. Che significa? Che le tecnologie sono qualcosa di più che mezzi di trasporto, sono spazi fisici e mentali entro i quali stare, fa- re, pensare, in una parola: vivere. Significa che adottare questa o quella tecnologia equivale a far fare operazioni più ampie e profonde di quelle materiali legate all’uso. Di una città posso dire che la abito quando ho maturato una familiarità con lo spazio fi- sico e umano che la caratterizza: allo stesso modo si può dire che la scuola «classica», quella che la storia nazionale ci ha conse- 21 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2015

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=