Novembre-Dicembre-2015
Il DIgITalE COmE OCCaSIOnE pER RIpEnSaRE la SCUOla Roberto Maragliano, Dipartimento di Scienze della Formazione Tecnologia dell’Istruzione e dell’Ap- prendimento - Università Roma 3 S embra ormai sufficientemente attendi- bile la previsione che vede, alla con- clusione del presente decennio, la me- tà degli studenti universitari nel mondo fre- quentare corsi online . È più che opportuno chiedersi, allora, se un simile fenomeno possa lasciare indenne la scuola o se, inve- ce, questa non debba attrezzarsi fin da ora per far fronte non tanto al mondo che cam- bia, quanto al mondo ch’è già cambiato e i cui effetti cominciano a farsi sentire mas- sicciamente ai livelli più avanzati della for- mazione. a sostegno di questa considerazione stan- no due argomenti. primo argomento. l’uni- versità è stata, storicamente parlando, e continua tuttora ad essere un modello di ri- ferimento per la scuola, soprattutto per quanto attiene l’impianto disciplinare di ba- se (organizzazione del sapere per materie, articolazione delle materie per sequenze li- neari, associazione tra materia e libro, ecc.), esattamente come la scuola è stata storicamente e sovente continua ad essere modello di riferimento per l’università, al- meno per quanto riguarda l’impianto didat- tico di fondo (lezione/esposizione, studio individuale, verifica di tipo analitico e per- lopiù «testuale» degli apprendimenti, ecc.). Indipendentemente dal fatto che lo schema di ordinamento delle discipline abbia le sue radici nella filosofia (o meglio nell’ontolo- gia) della prima metà dell’Ottocento e l’im- pianto didattico individui le sue motivazioni più profonde nella pedagogia di fine Cin- quecento, c’è da riconoscere che i due ele- menti, saldatisi nel tempo, concorrono a definire un complesso di idee e di pratiche che ha assunto una tale compattezza da es- sere inteso talvolta come naturale, e dun- que immodificabile. Se l’università funge da riferimento epistemologico per la scuola e la scuola funge da riferimento didattico per l’università è indubitabile che i due processi attrattivi facciano sistema. ne viene che parlare di università, fatte le debite distin- zioni di tipo materiale, equivale a parlare di scuola, soprattutto se l’attenzione è priori- tariamente volta, all’interno di una logica di sistema, ad elementi di tipo concettuale, che possono gravare per un verso sull’im- pianto disciplinare e per un altro sull’im- pianto didattico ma che di fatto si richiama- no l’un l’altro. Ecco allora che, una volta messi gli occhi su quel che sta avvenendo a livello di formazione superiore, in ambito mondiale, e constatato quanto affidamento si faccia sulle pratiche digitali e di rete, dunque di quanto stia cambiando l’assetto della produzione/riproduzione di sapere a quel livello, diventa inevitabile ammettere che la scuola, nel suo complesso, e non solo nel nostro paese, registri gravissimi ritardi proprio su tale terreno, soprattutto sulla presa di coscienza del suo valore cruciale. Checché se ne dica e per quanto ci si con- fronti sulle vie del cambiamento, sembra pacifico che l’impianto disciplinare e didat- tico della scuola sia e debba rimanere quel- lo in vigore, tutt’al più abbisognando di ri- tocchi e integrazioni, e che l’idea corrente di scuola sia di per sé quella «buona». Sem- bra pacifico, e pure lo si vuole pacifico. ma, onestamente, pacifico non è. gli sconvolgi- menti in atto sul versante tecnologico pon- gono domande e chiedono risposte ben più radicali di quelle correnti. Secondo argomento. Il quadro che ho precedentemente delineato a proposito di ordinamenti disciplinari e didattici ha avuto una sua plausibilità e mantenuto una sua validità fino alla metà del secolo scorso, al- 19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2015
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