Novembre-Dicembre-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2015 8 guerre, in questo momento? I muri. Difendersi, i muri. Il fallimento più grande che può avere un educatore, è educare «entro i muri». Educa- re dentro i muri: muri di una cultura selettiva, i muri di una cultura di sicurezza, i muri di un settore sociale che è benestante e non va più avanti. Vorrei finire invitando, proprio su questa domanda, gli educatori e le educatrici a ripen- sare – è un compito da fare a casa! ma da fare in comunità! – a ripensare le opere di miseri- cordia, le 14 opere di misericordia; ripensare come farle, ma nell’educazione. Io non chiede- rei a voi di alzare le mani, quelli che le cono- scono bene, a memoria, no. L’ho fatto una vol- ta in questa sala: era piena… E hanno alzato la mano soltanto una ventina… Ma pensare: in quest’anno della Misericordia, misericordia è soltanto dare elemosina?, o nell’educazione, come posso fare io le opere di misericordia? […]. Come posso fare perché questo Amore del Padre che viene specialmente sottolineato in quest’Anno della Misericordia, arrivi nelle nostre opere educative? E ringrazio tanto voi, educatori ed educatrici - malpagati -, ringrazio per quello che voi fate. Dobbiamo ri-educare tante civiltà. Dobbiamo ri-educare l’Europa. Mi diceva il rettore gesuita di un collegio quanto costi a lui cambiare men- talità, per ri-educare sulla strada che la Chiesa vuole oggi. E così si può arrivare anche a quelli che non credono. […]. _____________________________________ Il testo del papa - mi sembra - invita a ri- flettere su due piani, legati tra loro: il pia- no più strettamente educativo e quello, più generale, della connessione delle questioni educative con quale sociali e culturali. Sul piano più strettamente educativo, il papa dà i seguenti input: — Educare è aiutare l’allargamento progres- sivo degli orizzonti, essere aperti all’inte- gralità della nostra umanità, essere aper- ti alla trascendenza. — l’educazione non può essere selettiva ed elitaria; deve aprire, non chiudere; rea- lizzarsi nella logica delle alleanze, del patto educativo, dell’inclusione. — È necessaria una educazione di emergen- za, informale, variegata, che sappia inte- ragire coi poveri e valorizzare le loro ri- sorse. per ciò è necessario integrare il linguaggio della testa, del cuore e delle mani. — l’educazione implica un sano rischio ed esige educatori che sanno rischiare. — l’educazione deve lasciarsi animare dalla pratica della misericordia. Sul piano delle connessioni della questio- ne educativa con quella sociale e culturale, il papa invita a riflettere sui seguenti punti: • l’educazione a volte è subordinata agli in- teressi economici. per questo talvolta si chiude, diventa restia al dialogo, non cer- ca più le alleanze. • È importante andare in periferia e saper educare a partire dalle situazioni margi- nali. Dalle periferie le cose si vedono me- glio; da lì può venire una ventata di nuova umanità. • nessuno può essere escluso dall’educazio- ne. I poveri hanno risorse insospettabili, conoscono le ferite, ci aprono a Cristo. Ci chiedono di andare oltre la logica della beneficenza. • l’educazione è al servizio dell’abbatti- mento dei muri. Ci si potrebbe chiedere: v Quali, tra queste sollecitazioni, ci sem- brano più importanti e ci stimolano di più? v In che modo queste sollecitazioni si in- crociano con le sensibilità che fanno par- te della tradizione educativa e culturale dell’UCIIm? In che modo interpretare in modo attuale (e misurandoci con queste sfide) i compiti dell’UCIIm? In che modo ripensare, integrare, ricomprendere il cammino e la progettualità attuale dell’UCIIm? Quali passi fare? Spero che questo mio intervento, diverso dai soliti, possa essere di aiuto al dialogo e al confronto. p. Salvatore Currò S p i r i t u a l i t à

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