Novembre-Dicembre-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2014 40 Lavorare insieme per un curricolo verticale lo spazio che la rivista dell’uCiim ha dedicato all’attuazione delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione (dm 254/2012), un argomento di «vissuto quotidiano» nella scuola italiana, mi ha portato ad esprimere alcune considerazioni in merito e nello specifico riguardo l’insegnamento delle lingue straniere, che spesso condivido anche con altri colleghi. faccio una premessa: sono una docente di lingue in una scuola superiore di secondo gra- do, e ritengo che tale precisazione sia importante perché di fatto questo ordine di scuola non è coinvolto dal punto di vista normativo nella progettazione del curricolo verticale. tuttavia, un progetto di così largo respiro, che ha come obiettivo quello di rivedere il curricolo delle istituzioni scolastiche della scuola di base in una prospettiva non tanto, o non solo, di revisione di documenti formali, ma di riflessione sull’aspetto formativo della scuola, pare un lavoro non del tutto terminato, un traforo di valico che non vede la luce dell’altra parte del monte: in questo caso, oltre il valico c’è la scuola superiore di secondo grado, dove vengono accolti gli studenti in uscita dal ciclo secondario inferiore. quando ogni anno incontriamo i ragazzi delle classi prime, troviamo spesso un gap fra attese e realtà: dal punto di vista dei livelli che non corrispondono spesso a quelli standard che gli alunni dovrebbero avere in uscita dalla scuola media –quelli del quadro comune eu- ropeo di riferimento per le lingue straniere; per ciò che concerne le metodologie di studio, sulle quali molto spesso occorre lavorare ulteriormente. e ci interroghiamo, allora, anche in confronti informali con i colleghi delle scuole medie o primarie, su cosa non ha funziona- to o non funziona nel raccordo fra i diversi ordini di scuole, e nell’intero percorso di stu- dio della lingua straniera, ritenendo che probabilmente ci sia una falla nel sistema. per questo, anche sollecitati da interpretazioni che la regione toscana ha dato sul curri- colo verticale – in alcuni bandi proposti dalla regione, un punto importante per la valuta- zione del progetto presentato era la presenza nella rete di scuole di almeno un istituto su- periore – e sulla base del fatto che l’obbligo scolastico termina con il primo biennio della scuola superiore, ci siamo interrogati su possibili interpretazioni e soluzioni. insieme ai col- leghi di lingue delle scuole primarie e secondarie di primo grado, abbiamo intenzione di la- vorare in autoformazione al fine di gettare le basi didattiche e metodologiche per le lingue straniere per la creazione di un passaggio ragionato dalla secondaria di primo grado a quel- la di secondo grado, considerando l’intero percorso del curricolo della lingua straniera dal- le primarie al secondo biennio delle scuole superiori. riteniamo che la formalizzazione di un percorso condiviso tra gli ordini di scuola facili- terà l’azione didattica dei docenti e aiuterà l’apprendimento degli alunni i quali potranno fare affidamento su un continuum contenutistico e metodologico di base per limitare le ri- cadute negative dello scollamento tra i cicli di istruzione. Spero di aver fornito uno spunto di riflessione e confronto sul tema e di essere stata solo la prima docente a raccontare l’esperienza del curricolo verticale. Sarei lieta di conoscere esperienze analoghe sulle pagine di questa rivista. prof.ssa raffaella marioni presidente sezione uCiim di pontremoli (mS) docente di lingua inglese presso iiS «p. Belmesseri» - pontremoli
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