Novembre-Dicembre-2014
37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2014 l’insegnamento. a parte le competenze sull’insegnamento, ogni Stato membro ha la responsabilità e al contempo il diritto di or- ganizzare il sistema scolastico come vuole; nella Commissione europea c’è un’unitaria istruzione su progetti quali il meraviglioso erasmus o le raccomandazioni su come fare per migliorare l’insegnamento, ma non sono direttive e non sono obbligatorie. ogni si- stema ha una sua propria particolarità di cui ogni Stato è fiero (ride, ndr ): in questo contesto, come Scuole europee abbiamo il compito importante di ascoltare con una certa sensibilità tutti i progetti europei che la Commissione propone per il sistema sco- lastico. GZ: per esempio? KK: per esempio una proposta del 2002 del patto di Barcellona dice che ogni siste- ma deve provvedere a fornire le competen- ze allo studente nella lingua madre e in al- meno due lingue straniere ed è questo che si prova a fare. Ci sono dei paesi che non lo fanno, da noi si persegue in modo naturale ed è per questo che c’è la terza lingua e a volte anche la quarta. l’unione europea nell’ultimo planning degli obiettivi da rag- giungere entro il 2020, si è insistito sulla ri- duzione delle bocciature, abbiamo lavorato molto seriamente su come poter evitare l’abbandono delle Scuole europee da parte degli studenti ed è per questo che abbiamo cambiato la nostra politica per il recupero, per evitare il più possibile che ripetano l’anno; e c’è da dire che si è sortito un cer- to effetto tanto che i bocciati sono diminui- ti circa della metà. quando c’è una racco- mandazione dell’istituzione europea, si cer- ca di essere i primi a metterla in pratica; adesso per il gruppo di lavoro sulla valuta- zione degli allievi c’è una raccomandazione per la quale tutti i sistemi - specialmente a livello universitario e secondario - devono cominciare a impegnarsi, cioè gli european Credit System che fanno parte della valuta- zione: la applicano l’80% delle università, qualche altro paese e noi che stiamo riflet- tendo come mettere tutto ciò in pratica. Ci sono anche le raccomandazioni di lisbona e quelle sulle competenze di chiave nonché un gruppo di lavoro che si interroga su come introdurre nella nostra programmazione le raccomandazioni che non sono necessaria- mente visibili nel Syllabus. GZ: in qualità di segretario generale lei presiede i Consiglio di amministrazione del- le Scuole europee e coordina la messa in at- to dell’autonomia delle stesse; ma è facile oggi mettere d’accordo la politica del ri- sparmio con gli obiettivi dell’istruzione? KK: quando c’è una crisi economica in quasi tutti gli Stati è sempre l’insegnamen- to il primo settore dove si tagliano le risor- se, e purtroppo questo vale pure per il si- stema delle Scuole europee. Stiamo attra- versando una crisi economica che dura da molto tempo e siamo stati costretti - non a cuor leggero - a tagliare il nostro stipendio, quello degli insegnanti distaccati, dei sup- plenti, a creare le nuove regole per l’orga- nizzazione dei corsi con un numero maggio- re di studenti nei gruppi-classe, diminuire le opzioni e tutto questo è profondamente triste. d’altro lato, bisogna battersi per avere tutti i finanziamenti possibili e allo stesso tempo vivere con quello che si ha a disposizione e il sistema delle Scuole euro- pee riflette quello che accade nelle situa- zioni nazionali. nel 2009 il Consiglio Supe- riore ha conferito più autonomia alle scuo- le, ogni scuola conosce meglio i propri biso- gni, come utilizzare le risorse disponibili per servire meglio la propria popolazione: nella realtà è successo che sì, la scuola ha avuto l’autonomia, ma anziché dare una possibilità di utilizzare il surplus che si ri- sparmia per fare qualcosa di straordinario e magnifico, in questa crisi economica l’auto- nomia si è trasformata in un’azione che con cui ogni scuola cerca di cavarsela al meglio con fondi insufficienti. non è questo l’obiettivo dell’autonomia, ma purtroppo accade questo e spesso l’autonomia è vista come qualcosa a sfavore della scuola piut- tosto che a suo vantaggio. Se si mettono a confronto le quattro scuole europee di Bru- xelles, sono del tutto differenti fra di loro: organizzano il loro orario, le loro giornate, la struttura, la maniera di creare delle ini- ziative in una maniera del tutto diversa. questo mostra che c’è comunque un certo livello di autonomia e più ci si allontana da Bruxelles, meno si subisce l’influenza del- l’ufficio centrale...
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