Novembre-Dicembre-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2014 36 di attività manuali e tutti gli studenti (ra- gazzi e ragazze) sono obbligati a realizzare dei lavori con il legno, in metallo, in tessu- to, a fare corsi di cucina apprendendo quindi cose pratiche, mentre nelle Scuole europee tutto è più accademico. dopo un periodo di adattamento, ho capito che il si- stema era buono soprattutto per il fatto che gli studenti sono motivati e interessati, ma la più grande differenza rispetto al si- stema finlandese era la pressoché totale mancanza del supporto per bisogni specifici e si è dunque cercato negli anni di incenti- vare e sviluppare tale aspetto, insistendo sulla modernizzazione dell’insegnamento di alcune materie, la riforma del sistema di valutazione (attualmente un gruppo di la- voro sta riflettendo su come migliorarlo ul- teriormente per l’anno prossimo), il sylla- bus e il carnet scolastico e bisogna ammet- tere che in questo settore il cambia- mento è stato di gran lunga il più po- sitivo. in alcune scuole europee non c’era la scuola del- l’infanzia mentre adesso si trova in tutte. insomma, si è realizzato un percor- so di sviluppo nelle Scuole europee, ma dal mio punto di vi- sta il più grande cambiamento è che all’epoca del mio ar- rivo era un sistema ancora chiuso: nel 2005 su richiesta del parlamento europeo il nostro Consiglio Superiore è radicalmente cambiato in questo senso e adesso ci sono un po’ dappertutto delle scuole autorizza- te. lei è italiano e le dico che c’è in pro- getto di autorizzare una scuola a Brindisi di cui il Consiglio ha approvato il dossier ge- nerale e nel prossimo Consiglio Superiore il dossier della conformità. da due settimane è stata aperta una nuova scuola europea autorizzata a Copenaghen, la seconda a Culham... insomma si va avanti. GZ: Ci sono dei percorsi e cambiamenti paralleli fra gli obiettivi delle Scuole euro- pee e gli obiettivi dell’unione europea? KK: Sono circa due anni che l’unione eu- ropea ha ricevuto il premio nobel per la pa- ce e in quell’occasione abbiamo ripercorso la nostra storia e abbiamo visto come lo svi- luppo dell’europa e quello del nostro siste- ma è diventato parallelamente sempre più grande: si condividono gli stessi valori della pace, del rispetto e della tolleranza. il pa- dre fondatore delle Scuole europee ha det- to che il modo migliore per educare le futu- re generazioni per un’europa unita è quello di organizzare un insegnamento multicultu- rale e multilinguistico e penso che nelle Scuole europee nel raggiungimento dell’im- portante obiettivo della pace si comprendo- no le differenze, si impara a vivere e a la- vorare con chi è diverso da noi, con chi ha un passato, una religione e dei valori diffe- renti e si cerca di costruire qualche cosa in- sieme. GZ: dal punto di vista pratico ci sono delle influenze della politica europea negli studi e nella programmazione delle Scuole europee? KK: Certo. C’è la nostra magnifica unio- ne europea: possiamo andare in italia utiliz- zando l’euro, c’è la stessa valuta un po’ ovunque, non ci sono frontiere, c’è la armo- nizzazione e la standardizzazione di più re- altà, ma c’è una cosa che i politici hanno lasciato alle autorità nazionali, vale a dire
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