Novembre-Dicembre-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2014 32 rundio, gerundivo e perifrastica passiva, ma anche la sequenza degli argomenti presta il fianco a molte obiezioni, a dimostrazione di ciò che ogni insegnante sa fin troppo bene, cioè che le indicazioni di principio si debbo- no poi sempre confrontare con le condizioni della concreta prassi didattica. gli argomenti sintattici, in particolare quelli relativi alla sintassi del periodo, po- tranno essere poi approfonditi nel quarto e nell’ultimo anno. anche qui propongo una suddivisione di massima, sempre basata sul principio della frequenza all’interno dei testi. per il quarto anno: morfologia pronominale (pronomi interrogativi e pronomi indefiniti); ripresa analitica della sintassi dei casi; sintas- si del verbo: il supino attivo e passivo; sintas- si del periodo: le interrogative dirette e indi- rette, le relative proprie e improprie e la co- siddetta attrazione modale; le completive di- rette; le causali e le temporali; le finali e le consecutive. per il quinto anno: il periodo ipotetico e le condizionali; le concessive e le avversative; le comparative, le modali e le li- mitative; il discorso indiretto. passando al lessico, già da tempo l’edito- ria scolastica ha recepito l’esigenza dell’ap- prendimento lessicale in parallelo con le strutture grammaticali: si vedano l’ottima Agenda di lessico e civiltà latina , volume che è parte del manuale per il primo bien- nio Lexis. Corso di lingua latina di angelo diotti (milano, edizioni scolastiche Bruno mondadori editore 1998) o il Repertorio es- senziale di latino. Vocabolario e regolario [ sic ] di base di francesco piazzi (Bologna, Cappelli 2009). del resto è abbastanza in- tuitivo che l’apprendimento di una lingua, viva o «morta» che sia, debba passare at- traverso la conoscenza del lessico. tuttavia ho l’impressione che tale esigenza sia anco- ra poco sentita nella concreta prassi didat- tica: stando alla mia esperienza, lo studen- te del terzo anno del liceo classico spesso ha difficoltà nella comprensione di parole ad alta frequenza del lessico latino (soprat- tutto verbi, per cui è necessario quasi sem- pre consultare il vocabolario per absum, aspicio, cogo, refero, utor ecc.) o non ne riconosce la natura di «falsi amici» (e qui la lista potrebbe essere lunga: avaritia , felix , generosus , imperator, imperium, labor, ne- gotium, otium, parentes, pietas, virtus ecc.). ora credo che uno degli obiettivi che l’insegnamento del latino si debba porre, certo non solamente nei primi due anni del liceo, ma almeno nei primi tre, è il possesso da parte dell’alunno delle mille parole base del latino: gli strumenti non mancano, da quelli citati sopra a lodevoli iniziative repe- ribili sulla rete come il Laboratorio di lati- no a cura di italo rosati e angela Sclavi, con la collaborazione di Sergio dossi, milano, edizioni scolastiche Bruno mondadori 2002 (http://www.e-torricelli.it/didattica/lati- no/lectio-facilior/lex/index.html). è auspi- cabile che tale studio avvenga anche (ma non solo: purtroppo a mio avviso gli elenchi di parole da mandare a memoria sono ne- cessari) per campi semantici e mediante l’attenzione ai meccanismi di formazione delle parole. per esempio il già citato Lexis propone i seguenti campi semantici: la ca- sa, l’agricoltura e l’allevamento, la guerra e l’assedio, il cursus honorum e la politica, la famiglia e la parentela, la scuola e l’edu- cazione, la schiavitù, i ludi e i divertimenti, il mos maiorum , l’alimentazione e gli uten- sili da cucina, l’esercito e la flotta, la reli- gione. teniamo sempre presente però un dato fin troppo ovvio: i campi semantici non si equivalgono quanto a frequenza delle pa- role nei testi oggetto di studio. Voglio dire che, posto che a scuola si legge più Sallustio che apicio, il campo semantico del mos ma- iorum ha una rilevanza maggiore, nella pro- spettiva della lettura dei testi, rispetto a quello dell’alimentazione e degli utensili da cucina. nel secondo biennio e nell’ultimo anno una occasione ricorrente di apprendi- mento lessicale è infatti il confronto con i testi degli autori, da cui si può agevolmente partire per esplorare famiglie di parole: per esempio dal sostantivo fas è possibile risali- re alla radice fa - ‘dire’ e alla serie di parole derivate, sia direttamente da fas ( nefas , fa- stus , nefastus ), sia dalla radice stessa ( for , fateor , fatum , fabula ecc.), toccando tra l’altro un aspetto non secondario della reli- giosità romana. tirando le somme: se vogliamo che alla fine del quinquennio liceale i nostri studenti abbiano la possibilità di raggiungere buone competenze linguistiche per apprezzare i testi della latinità, l’insegnamento della «grammatica» e del lessico non può né deve essere confinato al primo biennio, ma deve essere assunto come impegno serio e non formale anche dal docente di lettere latine degli ultimi tre anni.

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