Novembre-Dicembre-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2013 XXVi 61. La casa, elemento di difesa e di svilup- po della personalità del lavoratore . la dispo- nibilità da parte del lavoratore di una casa nella quale egli possa vedere degnamente al- logata la propria famiglia e adempiere ade- guatamente al suo compito di capo e di educa- tore della società familiare e alla quale si sen- ta attratto oltre che dal legame familiare e dalla prospettiva di un sano riposo, anche dal- la possibilità di sviluppare la propria naturale operosità in occupazioni alle quali egli sia par- ticolarmente portato, costituisce il mezzo più efficace per tutelare e potenziare la persona- lità del lavoratore; che l’organizzazione pro- duttiva moderna talvolta mortifica nei propri vincoli livellatori. il lavoratore, staccato dalla famiglia per la parte migliore della giornata e aggregato a mas- se in genere numerose e fluttuanti di altri lavo- ratori spesso a lui estranei, può applicare nel lavoro una parte soltanto delle molteplici facol- tà di cui dio ha arricchito la persona umana; per questo egli deve poter trovare nella propria ca- sa elementi sufficienti per ridare una armonia fisica e spirituale alla sua vita: fra tali elementi importanza rilevante assume per molti la dispo- nibilità di un terreno nel quale la famiglia del lavoratore possa svolgere una certa attività agricola, stimolatrice sempre di elementi fisica- mente e moralmente risanatori, fonte spesso di apprezzabili integrazioni del reddito principale del capo famiglia. ai vantaggi attinenti alla disponibilità da parte del lavoratore di una degna abitazione, altri se ne possono aggiungere dando modo al lavoratore di divenire proprietario di una casa adeguata ai bisogni della sua famiglia: la pro- prietà del luogo, nel quale il lavoratore gode i frutti del suo lavoro, consente all’uomo di ordi- nare più stabilmente gli elementi da cui dipen- dono l’affermazione della sua personalità e il benessere della sua famiglia e costituisce quindi uno stimolo ulteriore a sviluppare i propri valori individuali. alla soluzione del problema, particolarmente grave nell’attuale situazione storica, di dare al lavoratore la disponibilità di una degna abita- zione devono essere rivolte le migliori energie sia delle aziende sia della collettività, che do- vrà favorire e promuovere ogni iniziativa in tal senso e, se occorre, provvedere direttamente. e le soluzioni adottate dovranno tener conto della opportunità che delle case così apprestate i la- voratori possano divenire proprietari, evitando peraltro che ciò avvenga a condizioni che meno- mino la libertà del lavoratore di cessare il suo rapporto di lavoro con l’azienda e di ricercare in una nuova occupazione un campo che egli ri- tenga più adatto. 62. Il decentramento urbano, condizione per una sana vita familiare e sociale del lavoratore . l’accentramento di gran numero di attività pro- duttive e di organismi pubblici e privati in un solo luogo non permette di dare soddisfacente soluzione al problema dell’abitazione del lavo- ratore oppure rende inefficaci le soluzioni adot- tate in quanto, ponendo la casa del lavoratore in luoghi lontani da quelli di lavoro, lo costringe ad impiegare in estenuanti trasferimenti quoti- diani il maggior tempo lasciato a sua libera di- sposizione dalle riduzioni di orano consentite dalla organizzazione produttiva moderna. l’ur- banesimo è fonte poi di altri gravi, dolorosi in- convenienti: tra l’altro esso, isolando il lavora- tore dalle varie comunità locali e professionali alle quali egli dovrebbe interessarsi, ne mortifi- ca il naturale senso di socialità e d’altro canto impedisce quel fervido sviluppo delle minori co- munità intermedie che costituiscono il più vali- do presidio della libertà. accentramento della produzione nella fab- brica e urbanesimo, se sono due fatti storica- mente legati, il secondo come effetto in gran parte del primo, non sono due fenomeni neces- sariamente connessi. l’urbanesimo comporta anzi dei costi sociali che in molti casi eccedono certamente il totale dei benefici che le singole aziende ritengono di conseguire, ognuna dal proprio punto di vista, accentrandosi in determinate località: in tali casi un decentramento o quanto meno un arre- sto del processo accentratore è senza dubbio anche economicamente conveniente. Tale con- venienza, non potendo essere sentita dalle sin- gole aziende, legittima sotto ogni riguardo e quindi impone interventi dell’autorità. in altri casi la convenienza economica del decentramento appare dubbia o addirittura ine- sistente, in quanto i costi sociali dell’accentra- mento urbanistico sono reputati inferiori ai be- nefici che le aziende conseguono accentrandosi in un solo luogo. anche in questo caso peraltro un intervento dell’autorità che, prescindendo dai risultati di un calcolo di stretta convenienza economica, sia inteso a limitare od anche a invertire la ten- denza accentratrice può essere giustificato dal- la esigenza del bene comune, minacciato, a prescindere dagli altri gravi inconvenienti sopra ricordati, in uno dei suoi elementi essenziali: l’integrità fisica e morale dei lavoratori e delle loro famiglie ostacolati nella naturale aspirazio- ne di attuare una sana vita familiare.

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