Novembre-Dicembre-2013

XXV LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2013 ri non si dovrà chiedere soltanto un contributo economico, ma si dovrà consentire loro ed an- che chiedere una attiva personale partecipa- zione: ciò, oltre che ridurre le inefficienze de- gli organismi all’uopo creati, varrà ad esercita- re in una attività concreta lo spirito di solida- rietà e il senso di responsabilità di coloro che vi partecipano. 60. La donna e il lavoro svolto fuori dell’am- bito familiare - Il salario e la famiglia . l’accen- tramento della produzione nella fabbrica, alla cui attività i lavoratori non possono partecipare che individualmente, ha avuto tra l’altro come conseguenza di diminuire l’importanza della fa- miglia considerata come unità produttiva. il fatto che il capo di famiglia debba ricerca- re le fonti di sostentamento all’infuori dell’am- bito familiare, diminuisce per gli altri membri della famiglia la possibilità di svolgere attività produttiva nell’ambiente della famiglia stessa e limita spesso alle sole cure domestiche l’attività che le donne possono svolgere. le famiglie dei lavoratori impiegati presso terzi utilizzano solo parzialmente le forze di la- voro di cui la comunità familiare dispone: il red- dito del capo famiglia può risultare allora insuf- ficiente ai bisogni familiari. per di più, ove manchi per morte, malattia od altro motivo il reddito di lavoro del capo di famiglia, la donna non può in alcun modo sup- plire a tale mancanza sostituendosi, sia pure parzialmente, nell’attività svolta dal capo di casa. il dovere che compete ad ogni persona di procurarsi i mezzi necessari per la propria vita e per quella dei familiari si risolve quindi oggi in misura sempre più larga nella necessità per la donna di ricercare una occupazione all’infuori dell’ambito familiare. Questo fenomeno, in quanto toglie la donna dalla casa, nella quale essa deve svolgere la sua missione di madre e di educatrice, in quanto le attribuisce in certi casi dei compiti cui essa per la sua natura è fisica- mente e spiritualmente inadatta ed in fine in quanto priva la personalità della donna, per buona parte della giornata, dell’impareggiabile presidio costituito dalla propria casa, trasferen- dola nei più svariati ambienti a lei estranei, su- scita un problema tra i più gravi e delicati del tempo presente. l’impiego della donna fuori della propria ca- sa, ove non vengano osservate certe condizioni, può infatti compromettere lo sviluppo e la vita stessa della famiglia e con esso l’instaurazione di un sano ordinamento sociale, del quale l’in- tegrità della famiglia è condizione prima. l’obbiettivo di tutelare sopra ogni altra cosa la missione che la donna è chiamata a svolgere nella propria casa, si pone quindi come esigenza essenziale di difesa del bene comune: tale fon- damentale presupposto esige che la donna ma- dre di famiglia non sia costretta ad abbandona- re il focolare domestico per ricercare in una oc- cupazione presso terzi un’integrazione del red- dito del capo famiglia. e poiché, ove alla madre di famiglia fosse preclusa la possibilità di conseguire un reddito fuori di casa, non si potrebbe esigere dall’azien- da che il salario del capo famiglia fosse commi- surato sempre alle sue necessità familiari, la di- fesa del bene comune richiede che la collettivi- tà intervenga nel processo di distribuzione del reddito sociale con il fine di attribuire al capo famiglia una integrazione di retribuzione ade- guata alle sue necessità familiari, tale da non costringere la madre ad abbandonare la sua ca- sa e a trascurare la missione cui è chiamata. la collettività deve inoltre assicurare una nuova fonte di reddito alla famiglia quando a questa venga a mancare quella fornita dal lavo- ro del suo capo, e altri membri della famiglia stessa non siano in grado di sostituirsi al capo con il proprio lavoro. motivi così gravi di incompatibilità con una occupazione svolta fuori della propria casa non sussistono evidentemente per la donna che non sia madre di famiglia o che per l’età dei figli possa ritenere esaurita la parte più delicata del- la sua missione di educatrice. assume in questo caso importanza preminen- te la considerazione che anche la donna, non meno dell’uomo, trova nella vita operosa un mezzo di elevazione e un presidio all’autonomia della propria persona, mentre nell’ozio di una vita non intensamente impegnata neppure da cure domestiche sta il rischio di gravi cadute. la comunità, che nell’unità produttiva fami- liare ha chiesto anche alla donna il concorso del suo lavoro, non potrebbe senza danno, avendo mutato la organizzazione produttiva, rinunciare a chiedere in altre forme tale concorso. infine non va dimenticato che molte attività caratteri- stiche dell’economia produttiva moderna e non assolvibili che lontano dal focolare domestico possono più opportunamente essere assunte dalla donna che dall’uomo. l’impiego della donna isolata dalla famiglia alle dipendenze di terzi è fatto quindi abituale nella società moderna: esso deve però avvenire in condizioni che tutelino la personalità fisica e morale della donna in vista di conservare intat- te le prerogative che la donna ha ricevuto da dio per assolvere la missione familiare.

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