Novembre-Dicembre-2013
XXiii LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2013 to di affinamento della personalità del lavorato- re e in particolare del suo senso di iniziativa e di responsabilità. inconvenienti non lievi derivano anche dal- l’accentramento nell’ambito di una sola orga- nizzazione di grandi masse di lavoratori e dal collettivizzarsi della loro vita in una anonima uniformità. Tali gravi inconvenienti possono essere elimi- nati -come è testimoniato dalla evoluzione in corso nelle condizioni di molte classi lavoratrici dei paesi più progrediti -attraverso la riduzione delle ore di lavoro, l’integrazione del riposo fe- stivo con periodi più lunghi di vacanze retribui- te e mediante una appropriata organizzazione sociale che dia modo al lavoratore di dedicare il tempo non impegnato nel lavoro in attività atte ad elevare sempre più la sua personalità. in questa opera, che dovrà permettere an- che al lavoratore inserito in una rigida organiz- zazione produttiva di sviluppare la sua vita per- sonale e che dovrà quindi, in contrasto con le manifestazioni più moderne della organizzazio- ne produttiva, rifuggire dalla uniformità e dal livellamento collettivistico, si manifesterà il senso di solidarietà cristiana di tutti; essa costi- tuisce uno dei principali campi d’azione delle comunità intermedie (in particolare delle asso- ciazioni professionali) e deve richiamare l’inte- resse a ottenere il contributo delle aziende. e lo stato, quale supremo tutore del bene comu- ne, deve promuovere e integrare questa com- plessa azione diretta a difendere e a potenziare la personalità del lavoratore, conciliandone le esigenze con quelle, pure conformi al bene co- mune, di trarre dalle risorse terrestri, con i me- todi più efficienti la maggior copia possibile di beni materiali. 57. Elementi del giusto salario . la natura dei bisogni umani non consente di indicare in via assoluta la quantità di sussistenze indispen- sabile all’uomo, e quindi la retribuzione minima del lavoratore; non vi è dubbio, d’altro canto, che in una data situazione storica, le condizioni economiche generali indicano il livello di retri- buzione al di sotto del quale la giustizia sociale non permette di scendere. Quando vicende economiche o particolari an- damenti aziendali non permettono di mantene- re tale livello nei riguardi di gruppi di lavorato- ri, è doveroso un intervento dell’autorità inteso a modificare la ripartizione del reddito com- plessivo tra i membri della comunità, così da ri- portare le retribuzioni insufficienti a un livello non inferiore a quello giudicato equo. Risponde a giustizia che la differenziazione delle retribuzioni al disopra del livello minimo avvenga in rapporto al rendimento del lavorato- re. Questo principio è il meglio atto a sviluppa- re le qualità individuali del lavoratore e concor- re potentemente a fare del lavoro un effettivo mezzo di elevazione dell’uomo. le condizioni in cui presentemente si svolge l’attività produttiva spesso non permettono ai singoli lavoratori di differenziarsi individualmen- te nell’esplicazione del proprio lavoro e dare co- sì l’intera misura delle loro possibilità; in molti casi poi è difficile procedere a una concreta va- lutazione delle differenze di rendimento. nel primo caso il passaggio a compiti meglio retribuiti dovrà essere agevolato ai lavoratori più meritevoli; nel secondo caso si dovranno adottare indici sostitutivi del rendimento quali sono l’età e l’anzianità nel lavoro. ogni cura deve comunque essere data per- ché si addivenga a obbiettive valutazioni indi- viduali delle prestazioni di ciascun lavoratore, onde alimentare in ogni momento il suo natu- rale senso di responsabilità individuale e per- mettere tra l’altro di commisurare la sua retri- buzione alla quantità e alla qualità del lavoro fornito. infine, in quanto i lavoratori di una azienda formano una comunità ordinata ad un obbietti- vo comune, i lavoratori che volontariamente hanno accettato di farne parte hanno il dovere di adoperarsi per il buon andamento aziendale, anche al di fuori dello specifico compito ad essi assegnato; corrispondentemente occorre tende- re a render partecipe la comunità dei lavorato- ri, con opportune forme tecniche, dei soprared- diti conseguiti dalla azienda. 58. Risparmio individuale e provvidenze del- la comunità per la disoccupazione, invalidità e vecchiaia del lavoratore . il senso di responsabi- lità personale che manifesta nell’uomo l’auto- nomia e la dignità della sua persona impone al lavoratore di tener conto, nel distribuire tra i vari consumi i propri redditi, della necessità di provvedere per sé e per la propria famiglia alle eventualità non favorevoli che potranno verifi- carsi nella sua vita, in particolare per far fronte alle diminuzioni di reddito e agli aumenti di spese derivanti dalla mancata o inadeguata oc- cupazione o da minorazioni fisiche che a motivo di vecchiaia, malattia o infortuni diano luogo a inabilità al lavoro temporanea o permanente, parziale o totale. peraltro tali sfavorevoli situa- zioni nella vita del lavoratore comportano molto spesso degli oneri che eccedono le disponibilità finanziarie che può ragionevolmente accumula- re un lavoratore anche congruamente retribui- to, e che pure abbia fatto il possibile per co-
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