Novembre-Dicembre-2013
XiX LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2013 dere un servizio agli uomini in quanto li porta al dominio delle forze naturali e, per mezzo di questo dominio, alla liberazione da fatiche e da pene e alla elevazione del tono di vita. 48. L’educazione tecnica e il lavoro nell’edu- cazione . essendo la tecnica scienza ed arte dei mezzi, l’educazione tecnica deve avere, come fine immediato, quello di far prendere possesso del fondamento strumentale delle capacità pro- fessionali dei singoli, per renderli così veramen- te idonei ad adempiere, nel modo migliore pos- sibile, il loro compito nella società. l’educazione tecnica non deve perciò essere fine a se stessa, ma poggiando su un solido fon- damento scientifico ed accompagnandosi ad una specifica preparazione spirituale, deve mirare a far intendere ai tecnici la funzione finalistica della loro professione, la sua sottomissione alle leggi morali e la grande responsabilità persona- le nell’impiego della medesima al servizio della società. nell’educazione tecnica si deve evitare sia il pericolo di indurre alla idolatria del mezzo, pro- ponendolo come fine o celebrandone smodata- mente la potenza, sia quello di farla considera- re come strumento per l’acquisto di ingiuste ricchezze, di privilegi o di un potere egoistico che prescinda dalla giustizia e dalla carità. uno dei mezzi per attuare l’educazione tec- nica è il lavoro introdotto nella educazione in forme concrete comportanti attività manuali e tecniche: esso favorisce con l’acquisto di espe- rienze dirette e con lo stimolo vivo alla rifles- sione, l’apprendimento di fondamentali nozioni ed atteggiamenti pratici circa la natura e i com- piti dell’uomo nella società ed offre all’educa- tore l’occasione per servirsi di preziosi valori educativi; il lavoro come attività fisica e spiri- tuale dell’uomo impegna nella sua esecuzione l’intelligenza, la volontà, la libertà, la respon- sabilità; comporta il conseguimento di cono- scenze più profonde e sicure, sottoponendole al vaglio immediato della realtà pratica; risveglia nell’esercizio e nelle sue esigenze organizzative abitudini di ordine, di precisione, di disciplina, di collaborazione; promuove le virtù della giu- stizia e le altre virtù sociali. l’organizzazione didattica della attività lavo- rativa deve poter disporre di adeguati sussidi strumentali e tecnici e di insegnanti professio- nalmente preparati; essa deve evitare la ado- zione di forme dilettantesche, male organizza- te, monotone, eccessivamente elementari o complesse o faticose, atte più a provocare il di- sinteresse degli alunni che la loro attiva parte- cipazione. i principi suddetti si applicano, con i neces- sari adattamenti, anche a tutte le scuole di ca- rattere professionale, tecniche, di addestra- mento di specializzazione per le maestranze ed agli apprendistati per giovani operai, e simili, organizzati da associazioni e da aziende singole nelle quali il lavoro occupa una parte preponde- rante o costituisce il fine principale della scuo- la: in ogni caso tale fine non deve mai essere esclusivo, ma deve sempre tenersi presente l’educazione umana e sociale degli allievi. 49. L’educazione fisica . l’educazione fisica è l’esercizio ordinato, proporzionato e progressi- vo delle forze fisiche del fanciullo, dell’adole- scente e del giovane affinché esse possano con- seguire il loro pieno ed armonico sviluppo. ser- ve il perfezionamento della persona umana in quanto lo spirito, sostanzialmente congiunto al corpo, si avvantaggia della sanità e dello svilup- po del corpo e riceve danno dal suo malessere, dalla sua debolezza e dal suo mancato sviluppo; essa perciò deve essere diligentemente curata e svolta con criteri medici scientifici. dagli ordinamenti che riguardano l’educazio- ne fisica deve essere bandito ogni eccesso che distolga dal raggiungimento della sua prima fi- nalità come sono l’atletismo precoce, l’esibizio- nismo, il malsano antagonismo, e ogni forma sportiva che faccia perdere invece che acquista- re la salute. del pari da escludere è ogni preco- ce forma di educazione militaristica che si valga della educazione fisica come mezzo. 50. Compito, doveri e formazione dell’inse- gnante . l’educatore che voglia tradurre in pra- tica didattica i principi enunciati deve costante- mente e in tutti i modi convenienti fare appello alla collaborazione attiva del suo discepolo e servirsi dell’insegnamento di ogni disciplina più che per condurre al possesso di nozioni stacca- te, poco durevoli e poco formatrici, per far rag- giungere al suo alunno un grado di perfezione interiore ed umana e di libertà che ne aumenti il valore spirituale. il maestro è nella scuola per provocare l’atto vitale e personale col quale il discente reagisce all’insegnamento, per renderlo più profonda- mente vitale e più intelligentemente personale. per non offendere la persona umana e lo spi- rito educativo cristiano ogni educatore deve at- tentamente escludere dalla sua condotta sia nell’insegnamento come nell’esercizio dell’au- torità ogni forma di ingiusta o esagerata coerci- zione, poiché essa è sempre causa di mortifica- zione per l’intelligenza, di ribellioni da parte della libera volontà del soggetto e di nausea nella pratica della vita religiosa.
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