Novembre-Dicembre-2013

XVii LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2013 genitori e quale promotore del bene comune della società deve anzitutto aiutare il sorgere spontaneo di istituzioni educatrici per iniziativa delle famiglie e della chiesa, creando per loro condizioni favorevoli e concorrendo al loro so- stentamento secondo le esigenze della giustizia sociale. dove questo si renda necessario e l’iniziativa delle famiglie non possa provvedere convenien- temente, lo stato può e deve istituire in numero sufficiente scuole per la formazione dei cittadi- ni. il riconoscimento del principio della libertà della scuola implica il riconoscimento non solo del diritto della chiesa di impartire l’insegna- mento religioso, ma pure del diritto della fami- glia e della chiesa di creare delle organizzazioni religiose, culturali e ricreative per i figli, senza che lo stato possa pretendere che tutti frequen- tino una determinata organizzazione. 41. Insufficienza della scuola laica . la scuola neutra e laica è assurda e cioè contraddittoria in termini perché «scuola» dice educazione to- tale dell’uomo, e «laica» dice volutamente ignoranza, trascuratezza e disinteresse del- l’aspetto più nobile che ci sia da educare nel- l’uomo: la sua vita spirituale e religiosa. scuola laica è dunque scuola incompleta e programma- ticamente deficiente. essa è ingiusta contro i giovani ed è lesiva del loro diritto; è oppressiva della libertà degli scolari e del diritto dei geni- tori di esigere che lo stato non imponga ai loro figli un’educazione contraria alla loro fede. 42. La giustizia sociale nell’educazione . È debito di giustizia sociale procurare a ciascun membro della collettività indipendentemente dalle sue condizioni economiche un grado di istruzione e di educazione confacente ai suoi bi- sogni e alle sue capacità, in relazione alle con- dizioni ambientali ed alle esigenze dei tempi. lo stato, in virtù della stessa giustizia socia- le, deve favorire l’elevazione sociale, morale ed intellettuale delle classi più umili procurando se necessario la piena gratuità dell’insegnamento primario e medio per i non abbienti. per quelli tra i non abbienti che si mostrassero ben dotati di capacità e meritevoli lo stato dovrà disporre di aiuti economici in modo che l’accesso alla cultura superiore non sia impedito a nessuno di essi per mancanza di mezzi. 43. L’educazione religiosa e morale . inizio e fondamento di una salda educazione religiosa è la progressiva e costante educazione della fede. l’insegnamento non deve quindi limitarsi a far conoscere le verità cristiane, ma deve proporsi di farle divenire coronamento dell’educazione nella vita vissuta dall’educando. si deve tenere presente che il fanciullo e l’adolescente hanno, a proposito di vita religio- sa, dei preziosi germi vitali che non solo non de- vono essere soffocati con una educazione for- malistica, ma devono essere accuratamente aiu- tati a svolgersi con gradualità naturale, per evi- tare nausee e ribellioni che compromettano la vitalità religiosa del periodo successivo. 44. L’educazione sociale . poiché la persona non giunge alla sua perfezione se non attraverso l’esercizio delle virtù sociali, affinché l’educan- do superi l’egoismo istintivo dell’età, la fami- glia, la scuola e le altre istituzioni educative devono provvedere a educare in lui un’alta co- scienza sociale e a dare un orientamento socia- le a tutta la sua cultura, che deve essere consi- derata oltre che mezzo di perfezione personale anche come preparazione a rendere un servizio alla comunità. l’indicare o il perseguire esclusivamente nel- l’insegnamento o nell’apprendimento del sape- re o del mestiere un fine in qualunque modo egoistico, costituisce un atteggiamento antiso- ciale da condannarsi. non si raggiunge una effettiva educazione sociale con la semplice sostituzione del concet- to di collettività a quello di individuo, in quanto essa può essere un semplice trasferimento di egoismo dall’individuo alla categoria, alla clas- se, alla razza, alla nazione. occorre invece che il giovane liberamente pervenga a vedere in ogni altra creatura umana un valore uguale al proprio, un altro figlio di dio, un essere che ha bisogno di lui e del quale ha egli stesso bisogno per completarsi e perfezionarsi. in pratica la famiglia e la scuola possono e devono adottare mezzi concreti ed espedienti educativi che, investendo anche il sentimento, muovano o almeno sollecitino la volontà ad agi- re in senso sociale. l’azione educativa, sia fami- liare sia scolastica, pertanto può e deve attra- verso il compimento di servizi sociali abituare a contrarre l’abito delle virtù eminentemente so- ciali della giustizia, della carità, della generosi- tà, della collaborazione, della responsabilità e della disciplina. la più benefica e verace educazione sociale si può raggiungere solo alimentando un retto amore soprannaturale di dio e del prossimo per amore di dio. per questo un precipuo contribui- to alla educazione sociale dell’adolescente e del giovane è recato dalla consapevole parteci- pazione alla vita liturgica della chiesa cattolica. 45. Educazione civica . l’amore alla patria

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