Novembre-Dicembre-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2013 XiV spinge i genitori a regolare, mediante una virile e cristiana continenza, la nascita dei figliuoli, adattandola alle necessità della sistemazione ed educazione della prole. ogni forma di propaganda e di diffusione pubblica concernente la limitazione antinatura- le delle nascite deve essere comunque impedita dalle autorità. 29. L’autorità nella società familiare . l’or- dinamento gerarchico nella società familiare è fondato sull’amore e sulla condizione natu- rale delle persone vincolate nella comunità della vita coniugale. il padre è il capo natura- le della famiglia, la madre è associata a que- sta autorità, la esercita solidalmente col pa- dre e può esercitarla da sola in mancanza del padre. il grado e il modo della soggezione della mo- glie al marito possono variare secondo la varietà delle persone, dei luoghi e dei tempi. Tuttavia la natura stessa del vincolo coniugale e la asso- luta identità di natura e di destino dell’uomo e della donna impediscono di assegnare alla don- na una posizione essenzialmente inferiore a quella dell’uomo o tale che la privi di quelle li- bertà che le competono in ragione della sua personalità e della sua maturità «se l’uomo in- fatti è il capo, la donna è il cuore; e come l’uno tiene il primato del governo, così l’altra può e deve attribuirsi come suo proprio il primato del- l’amore» (pio Xi casti connubii, ed. cit., pag. 306). parimenti l’autorità paterna non può con- cepirsi come un potere di coazione e di domi- nio, ma come un rapporto gerarchico che trova i suoi limiti nei diritti dei soggetti su cui si eserci- ta e la sua ispirazione nel costante amore e nel rispetto più geloso per la personalità dei sogget- ti stessi. 30. Diritti dei figli illegittimi . la distinzione tra figli legittimi ed illegittimi è una distinzione giuridica, che trova però il suo fondamento na- turale nell’istituto del matrimonio, per cui la pienezza dei diritti familiari appartiene ai figli legittimi; gli illegittimi hanno certamente il di- ritto al nutrimento ed alla educazione conve- niente a carico dei genitori. altri diritti, come il nome, il riconoscimento, la successione eredita- ria ecc. possono essere oggetto di determinazio- ne da parte della legge, salvo il diritto dei legit- timi e della società coniugale. nulla vieta la ri- cerca della paternità e della maternità da parte dei figli naturali, purché dall’esercizio di tale diritto non derivino danni individuali e sociali non proporzionati ai fini che la ricerca stessa si propone. III -L’Educazione 31. Essenza e fine dell’educazione . l’educa- zione consiste nella formazione dell’uomo, qua- le egli deve essere e quale deve comportarsi in questa vita terrena per conseguire il fine per il quale fu creato: essa opera su un soggetto che possiede solo in potenza la scienza e la virtù per dirigerlo, condurlo, guidarlo ad attuare in que- sta vita la sua più alta perfezione. l’educazione è quindi rivolta a tutte le fa- coltà umane, considerando l’uomo nello stato presente di provvidenza non dimenticandone il peccato originale, né la grazia ridonata all’uo- mo per la redenzione. l’unica educazione perfetta è quella cristia- na, perché la sola che si rivolge a tutto l’uomo, quale è nella sua realtà e nella totalità dei suoi doni naturali e soprannaturali. Fine proprio ed immediato dell’azione del- l’educatore cristiano è quello di cooperare con la Grazia di dio alla formazione del vero e per- fetto cristiano. l’educazione cristiana si dirige a tutta la vita umana sensibile e spirituale, intel- lettuale e morale, individuale, domestica e civi- le, per elevarla, regolarla e perfezionarla se- condo gli esempi e la dottrina di Gesù cristo. 32. Necessità della educazione soprannatu- rale . essendo l’uomo per sua colpa decaduto dalla primitiva dignità ed integrità ed avendone riportate ferite ed inclinazioni cattive, è errato affermare la sua bontà nativa e naturale. ogni forma di naturalismo pedagogico che in qualsiasi modo escluda o menomi la formazione soprannaturale cristiana nella educazione e pro- ponga come fine il benessere temporale della vita presente escludendo il fine oltremondano non può mancare di generare illusioni, sofferen- ze, malessere e rovine sociali; erroneo ed inef- ficace è quindi ogni metodo che, negando o di- menticando in tutto o in parte il peccato origi- nale e l’azione della Grazia, poggi sulle sole forze della natura. 33. Il soggetto dell’educazione: riconosci- mento della sua dignità e responsabilità . ogni azione educativa che voglia essere ispirata da un pratico riconoscimento della natura, della li- bertà e dei fini della persona umana dell’edu- cando deve tendere a risvegliare in esso la co- scienza della propria dignità, della sua libertà, del suo fine, e delle responsabilità ad essa lega- te, chiamando a collaborare all’azione educati- va il soggetto stesso, onde guidarlo a divenire consapevolmente membro delle società da dio destinate al suo perfezionamento, e a collabo-

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=