Novembre-Dicembre-2013

Xi LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2013 15. La libertà delle coscienze . essendo l’uo- mo il fine della società, ed essendo primari per l’uomo i beni di natura spirituale, condizione fondamentale per il perfezionamento intellet- tuale e morale, e quindi per il bene comune, è la possibilità di aderire spontaneamente alla verità, in quanto merito morale vi è solo per l’azione coerente con le verità personalmente raggiunte. la libertà delle coscienze è quindi una esigenza da tutelare fino all’estremo limi- te delle compatibilità col bene comune, in quanto dal dovere di ogni uomo di comportarsi secondo la sua personale coscienza, anche se errante in buona fede, consegue il diritto di non esserne impedito, nei limiti compatibili con le necessità della convivenza sociale. così dal diritto di ogni uomo a non essere «spinto suo malgrado ad abbracciare la fede cattoli- ca», ma di pervenirvi di libera e spontanea vo- lontà consegue il principio di una schietta tol- leranza in argomento di religione. 16. Dovere fondamentale di partecipazione alla vita dello stato . poiché lo stato è il modo con il quale gli individui e le forze sociali orga- nizzano la loro vita ai fini di una convivenza tale da aiutare e potenziare la loro libera atti- vità, è fondamentale il dovere degli individui, gruppi e forze sociali di essere parte attiva nella vita dello stato e considerare questa vita come un interesse concreto ed immediato tra i più importanti. l’esercizio di questo dovere co- stituisce un punto essenziale della vita etica dell’individuo ed uno dei più vivi obblighi di coscienza, avendo l’esperienza dimostrato che dall’indirizzo politico impresso allo stato di- pende la salvaguardia dei beni più preziosi del- la umanità e della civiltà. disertare da questo obbligo morale è per ogni individuo una vera colpa morale. È verità eterna, del resto controllata dal- l’esperienza per le catastrofi che nascono dalla sua violazione, che sia questo dovere del citta- dino sia il correlativo dovere di coloro che eser- citano l’attività pubblica, debbono essere adempiuti sotto il continuo, costante, pieno ri- spetto dei principi morali. Tali principi trovano la loro più alta espressione nel decalogo e nella legge evangelica. Rientra a far parte del dovere dei governanti il perentorio obbligo che loro incombe di essere consapevoli in tutta la loro attività politica e specialmente nelle relazioni con gli altri stati, che anche dalle loro decisioni dipende la sorte dello stato e quindi di tutto il popolo e della so- cietà a loro affidata, il destino storico ed anche la reputazione morale della nazione e conse- guentemente e congiuntamente la sorte e la vi- ta dell’umanità di un dato momento storico. 17. Limiti dei sacrifici per lo stato . indivi- dui, famiglie, gruppi e forze sociali devono par- tecipare anche col proprio sacrificio alla vita dello stato. Tali sacrifici sono di carattere patri- moniale e personale: essi devono essere esatta- mente, determinatamente e preventivamente stabiliti nei loro limiti dalle leggi discusse ed approvate dalle rappresentanze politiche. i sacrifici di carattere patrimoniale devono essere commisurati alla capacità delle forze economiche nazionali ed alla effettiva e speri- mentata utilità dell’azione pubblica, il tutto se- condo le esigenze ed i principi della giustizia di- stributiva. i sacrifici personali richiesti ai cittadini sono dominati nei loro limiti dagli stessi principi e possono arrivare fino a quello della vita nel caso di una guerra giusta deliberata in forme giuste e dalle rappresentanze competenti. 18. L’attività dello stato come lotta contro la violenza e l’arbitrio . dai principi enunciati consegue il criterio, principio fondamentale e riassuntivo, che tutta l’organizzazione della vita politica deve essere ordinata al fine di elimina- re la violenza e l’arbitrio nei rapporti politici e sociali. sotto questo riguardo è esigenza fondamen- tale di una costituzione – che intende preserva- re in modo effettivo e garantito la libertà come principio della vita politica -organizzare gli isti- tuti e mezzi giuridici perché sia impedita una instaurazione di violenza e di arbitrio che pren- da forme legali ad opera sia di minoranze arma- te sia e soprattutto della stessa maggioranza. 19. Chiesa e stato . poiché la chiesa rigenera gli uomini alla vita della Grazia nel tempo e li guida al pieno possesso di dio nell’eternità, mentre lo stato mira a garantire agli uomini la tutela e lo sviluppo della loro terrena personali- tà, frequenti e necessarie relazioni si hanno fra la chiesa e lo stato, perché in un medesimo ter- ritorio le due società reggono gli stessi soggetti e l’attività dei due poteri si estende su certi og- getti comuni. lo stato pur esercitando la sua piena autori- tà nelle cose meramente temporali deve ricono- scere la missione divina della chiesa, consentir- le piena libertà nel suo campo e regolare di co- mune accordo e lealmente le materie miste (quelle in cui gli interessi e i fini delle due so- cietà, chiesa e stato, sono impegnati e lo spiri- tuale e il temporale sono indivisibilmente com-

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