Novembre-Dicembre-2012
3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 le culture e confessioni religiose. Arricchisce tutti e fa cogliere il senso della identità storica e il limite di ogni cultura o confessione religiosa umana rispetto alla «eccedenza dell’essere ri- spetto alle sue indefinite attualizzazioni e ri- spetto alla superiore e trascendente verità divi- na. Aiuta ad uscire dai confini di ciascuna cultu- ra e di ciascuna chiesa e a ritrovarsi e «preoccu- parsi per l’uomo»: in tal senso si mostra come significativo per lo sviluppo e la formazione. Ad altezza di scuola Ripensate quanto ho detto finora a proposito dei temi trattati in Congresso: il dialogo della scuola con la famiglia, con la Chiesa, con le isti- tuzione e il territorio, con i «non luoghi» forma- tivi dei giovani, con il dialogo interno a se stes- sa e con quello indiretto della e fra le associa- zioni professionali che di scuola e per la scuola vivono. Ma pensatelo in particolare ad altezza di re- lazione educativa interpersonale o di classe. Co- me viene a risultare ed essere l’istruzione e l’educazione scolastica se si crede e si realizza secondo il dialogo e le sue intrinseche modalità di essere? Quanto di rispetto ma anche di discre- ta provocazione si può dare, istruendo, educan- do, formando? Quanto senso della misura si met- te in circolo e d’altra parte quanta coscienza e intenzionalità di perseguimento del fine: nella fattispecie una solida formazione culturale, che permetta a tutti e ognuno di arrivare ad un «set» organico di conoscenze e competenze, che siano struttura portante per una vita cosciente, libera, responsabile, professionalmente capace, socialmente partecipativa e attiva. È quello che, in fondo, prospetta la Costituzione per ogni cittadino e cittadina; e che – detto religiosa- mente – è il fine di una vita credente, impegna- ta per il bene di tutti (come è nell’idea dell’«educare alla vita buona del Vangelo», po- sta come fine degli Orientamenti Pastorali per il decennio 2010 – 2020 dalla Chiesa italiana). Il presupposto da volere nel dialogo Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dei Ge- suiti, nel suo libretto, perennemente grande, degli Esercizi Spirituali, pone a presupposto del- la prima settimana (il percorso degli esercizi è scandito in quattro settimane) questa convinzio- ne: «Affinché sia chi dà gli esercizi spirituali sia chi li riceve ne abbiano maggior aiuto e giova- mento, bisogna presupporre che ogni buon cri- stiano deve essere pronto più a salvare la parola S p i r i t u a l i t à del prossimo che a condannarla; e se non può salvarla, indaghi in qual senso l’intenda, e se la intenda in male, la corregga con amore; e se non basta, cerchi tutti i mezzi opportuni affin- ché, intendendola in bene, si salvi». Non dovremmo farlo tra noi come uciimini in quanto cristiani? Tra noi e con gli studenti e le studentesse? Permettetemi una piccola digressione. Mi è piaciuto che si voglia ritornare alla spie- gazione inziale della nostra sigla UCIIM. E a me non dispiacerebbe che si ritornasse all’originario anche per l’ultima «m»: perché alla fin fine se riuscissimo a essere e impegnarci come gente di scuola o come dirigenti avendo a fuoco la fascia secondaria del primo e secondo ciclo del siste- ma sociale di educazione, istruzione e formazio- ne, sarebbe già tanto. Di lì e da quel punto di ir- radiazione ci potremmo allargare (ma a Roma si avverte: «nun t’allargà’ troppo!) verso il basso e verso l’alto. Questo del resto è quello che «nati- vamente» e professionalmente sappiamo meglio fare. E pensate quanto sarebbe proficuo se noi riuscissimo ad instaurare un vero dialogo «edu- cativo» con la fascia generazionale degli studen- ti adolescenti e giovani! quelli di oggi! Ne avem- mo di che!!! Alcune attenzioni nel vivo del dialogare Qualche anno fa, sulla rivista la Scuola e l’Uomo, ho proposto dieci tratti importanti del dialogare a livello inter confessionale e interre- ligioso e che dovrebbero o perlomeno potrebbe- ro essere modalità a cui formarsi per essere per- sone e educatori di dialogo. Qui li riprendo ripensandoli per il dialogo educativo Eccoli. 1) dialogare sapendo cogliere il senso positi- vo delle differenze in modo da essere coscienti di esse ma anche da cogliere in esse l’esigenza della collaborazione tra diversi, pur sapendo che spesso il dialogo educativo è intralciato da pregiudizi mentali radicati e appresi in fami- glia, su internet, tra amici; e con tensioni pre- senti nel momento della classe scolastica ma che sono nate altrove (ad esempio a casa, nelle relazioni amicali o di vivere da «coppiette» agli albori); 2) dialogare sapendo e volendo veramente colloquiare – cioè, come dice l’etimologia, «par- lare-con» – insieme con altri e imparando dagli altri (e non solo parlare con noi stessi e di noi stessi!): a cominciare dagli allievi e dai colleghi, senza troppe invidie o gelosie;
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