Novembre-Dicembre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 42 LA SCUOLAMEDIA UNICA E LA QUESTIONE DEL LATINO Angela Froio, Tommaso Costa, docenti corsisti N ella scuola italiana esisteva una vera e propria «questione latino» che risale al 1859 quando la legge Casati istituisce la scuola pubblica. Verranno istituite due scuole parallele, una con il latino destinata a chi prose- gue gli studi e una senza latino per tutti gli al- tri. La presenza del latino caratterizzava il per- corso socialmente, culturalmente e intellettual- mente più alto. I vari progetti di cambiamento del sistema scolastico italiano, presentati dal 1870 al 1923 e volti a unificare la scuola secondaria di primo grado, incontrano forti opposizioni. La riforma Gentile del 1923 annullerà di fatto ogni possibi- lità di scuola secondaria di primo grado unifica- ta per circa 40 anni fino all’istituzione della scuola media unica del 1962. Le resistenze contro la scuola media unica derivavano da pregiudizi o dalla fede in tradizio- ni superate, come in una falsa cultura classica basata sull’insegnamento del latino, il vecchio simbolo del privilegio, la materia nobile da con- quistare. La Costituzione del 1948 aveva garantito l’istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria per almeno 8 anni. Restava tuttavia il sistema scola- stico precedente: scuola elementare quinquen- nale e i tre anni successivi divisi in scuola media che permetteva di proseguire gli studi grazie al latino e scuola di avviamento professionale che senza l’insegnamento del latino, escludeva da qualsiasi proseguimento degli studi. Un’inversione di tendenza si ha nell’aprile/settembre 1956 con la Commissione Rossi che individua la necessità di creare una scuola in grado di offrire a tutti i ragazzi le me- desime possibilità di sviluppo e dunque uno stru- mento idoneo ad assicurare l’espansione demo- cratica dell’istruzione. I lavori della Commissio- ne Rossi costituirono la sede nella quale riprese- ro il dialogo e il confronto tra posizioni ideali e culturali che si erano a lungo combattute. I maggiori ostacoli ad una riforma socialmen- te avanzata della scuola media provenivano dai ceti moderati timorosi di una scolarizzazione troppo pronunciata, dagli ambienti intellettuali abituati a pensare che ai figli del popolo andas- se soprattutto insegnato a lavorare in modo ma- nuale nonché dai maestri preoccupati di vedere eroso il loro tradizionale controllo sulla scuola del popolo. Ma anche i docenti secondari aveva- no la loro parte di responsabilità a livello di mentalità generale. Formatisi all’austera scuola riformata da Gentile, orientata soprattutto alla preparazione dell’élite, erano non di rado fermi ad una concezione della scuola in funzione pre- valentemente selettiva. Molti insegnanti, che del latino avevano fatto il fulcro del loro inse- gnamento, incontravano più che comprensibile difficoltà a condividere ipotesi di rinnovamento che prescindessero, almeno in parte dalla cen- tralità della cultura classico-letteraria fin dal triennio iniziale della scuola secondaria. Nell’ordinamento in vigore prima del ’62 il latino era imposto come materia obbligatoria, con voto ed esame, a tutti gli alunni della media inferiore ed escluso dalla scuola di avviamento. Con il nuovo assetto previsto per la scuola me- dia unica ed uguale per tutti, il latino era desti- nato a perdere nella formazione del preadole- scente quella centralità che invece aveva nella media tradizionale. Verso la fine del 1962 la leg- ge di riforma approda al Senato e sta per essere approvata. L’ultimo ostacolo è, appunto, il lati- no sulla cui presenza si è avviato nel Paese un acceso dibattito che ha a lungo diviso intellet- tuali e partiti politici, soprattutto democristiani e socialisti. I democristiani sostengono che il la- tino «conduce alla cultura più direttamente di altre vie» e insistono sulla necessità di non ab- bassare il livello scolastico. I partiti della sini- stra ritengono che il latino nella scuola media sia elemento di discriminazione antidemocratica proprio mentre si afferma di voler dare un indi- rizzo unitario alla scuola media obbligatoria. Ap- pare interessante la conclusione del On. Moneti: «Nel preparare il programma di una scuola me- dia obbligatoria si tratta di decidere se, in una scuola per tutti, debba e possa essere mantenu- to con obbligatorietà lo studio del latino e se sia giusto e opportuno basare su di esso l’avvenire scolastico dell’alunno e la possibilità di accede- re o no agli studi universitari». Ancora « […] il problema ( della scuola media unica ) si pone in
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