Novembre-Dicembre-2012
degli anni Cinquanta si è posta la questione di un’educazione specifica in tal senso e, dunque, di un modello da proporre. Tra le posizioni emerse nel dibattito, se ne vogliono brevemente ricordare tre: anzitutto quella rappresentata da Ettore Passerin d’Entrèves, secondo il quale la formazione del buon cittadino deve andare oltre la responsabilità economica e politica e, cioè, tenere in gran considerazione la responsabilità etica e religiosa della persona; la seconda pro- spettiva fu quella rappresentata dal gruppo Svi- mez, secondo cui il modello di buon cittadino doveva fondarsi sulla coscienza delle radici cul- turali; queste due posizioni, in certo senso, ven- nero mediate da quella espressa da Aldo Capiti- ni, secondo il quale il cittadino è certamente un individuo con la sua autonomia che, però, non può esimersi dal considerare l’istanza democra- tica e solidaristica della vita comunitaria. Su un punto le tre posizioni collimavano: il riconosci- mento della scuola come luogo di eccellenza per l’educazione del cittadino. Inoltre, in tutte e tre le prospettive era evidente il riferimento ai va- lori della Costituzione. Tuttavia, la risposta della scuola sembrò non interpretare a fondo le riflessioni degli ultimi anni, limitandosi a inserire l’educazione del cit- tadino in seno all’ambito umanistico-linguistico- letterario, come appendice della storia. Del re- sto, va evidenziata la ricchezza semantica della combinazione del termine «educazione» e del- l’aggettivo «civica», che rinvia all’indiscutibile supremazia della scuola nel compito di proietta- re i giovani verso la vita sociale, giuridica e poli- tica del Paese. La Legge prevedeva che all’educazione civica venissero dedicate poche ore mensili nell’ambi- to del monte ore della disciplina storica. Anzi, la nuova disciplina fu denominata «Storia ed edu- cazione civica», ad indicare che la valutazione finale avrebbe compreso anche un giudizio sul- l’apprendimento civico. Ma, come la nostra stessa esperienza ci rac- conta, l’ora di educazione civica è rimasta un’ora indeterminata, sia dal punto di vista temporale che dal punto di vista dei contenuti e della valutazione. È d’uopo sottolineare che era diffusa la tendenza a confondere l’educa- zione civica con l’educazione morale e, pertan- to, i docenti di competenza non hanno esitato ad utilizzare l’alibi della trasversalità di questa disciplina, salvo rinviare più esplicitamente all’educazione religiosa, per mascherare l’ef- fettivo problema della mancanza di tempo e dell’ansia di completare i programmi ministe- riali di storia. 41 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 UCIIM ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE CATTOLICA DI INSEGNANTI, DIRIGENTI E FORMATORI XXIV CONGRESSO NAZIONALE – Tivoli, 6-9 dicembre 2012 “OLTRE LA CRISI: LA SCUOLA IN DIALOGO” RISULTATI ELEZIONI PROBIVIRI : Membri effettivi: Cornero Laura Iacolino Nora Spataro Giuseppina Membri supplenti: Di Iorio Maria Donata Tonolli Silvestro
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