Novembre-Dicembre-2012

IL BINOMIO STORIA ED EDUCAZIONE CIVICA NEI PROGRAMMI DELLA SCUOLAMEDIA DEL ’62 Tina Rosalba Gaglio, docente corsista I n tre anni (1959-1962) - senza né i «pieni po- teri» di Casati nel 1859, né l’ampia delega di Gentile nel 1923 - le Camere approvano, con Amintore Fanfani presidente del Consiglio e Lui- gi Gui ministro della P.I., la legge di riforma del- la scuola media. Si tratta del punto di approdo di un serrato dibattito che, già aperto agli inizi del Novecento nella Commissione Reale, era sta- to ripreso alla Costituente e poi proseguito nei decenni successivi. L’incipiente sprigionarsi del nuovo clima politico del centrosinistra consente ora - in un contesto in cui si mediano e si smus- sano molte delle tradizionali contrapposizioni tra laici e cattolici - di giungere a un testo nor- mativo, la Legge 1859/1962, che segna indub- biamente una svolta radicale nell’ordinamento del sistema scolastico italiano. La questione politica era il binomio Scuola e democrazia. In quegli anni si assiste ad una cre- scente domanda di scolarizzazione: raddoppiano in dieci anni (1948-1958) gli iscritti all’istruzione media, ma ancora circa il 50% dei ragazzi fre- quenta l’avviamento; si incrementa la scuola se- condaria, specie quella tecnica e professionale; ma forti rimangono esclusione e selezione; nel 1958 il 65% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni non frequenta alcuna scuola secondaria di 1° grado; il 35% residuo è diviso tra scuola media col lati- no e avviamento professionale; su 100 iscritti al- la 1 a elementare nel 1954-55 solo 67 escono dal- la 5 a del 1958-59; solo 49 si iscrivono alla media o all’avviamento e ne escono solo in 30; negli 8 anni di obbligo si perde il 70% degli iscritti. Tutte le scuole di ordine medio dal primo ot- tobre 1963 si trasformarono in un’unica scuola media. Le materie obbligatorie erano: italiano, storia ed educazione civica, geografia, matema- tica, osservazione ed elementi di scienze natu- rali, lingua straniera, educazione artistica ed educazione fisica. Obbligatorie soltanto per il primo anno furono: applicazioni tecniche ed educazione musicale che diventavano facoltati- ve nei due anni successivi. Tra le discipline fa- coltative c’era pure il Latino, che veniva svolto in modo autonomo solo nel terzo anno, ma co- loro che intendevano iscriversi al liceo classico dovevano superare l’esame. Si crearono pure classi di aggiornamento per gli alunni in diffi- coltà e le classi differenziali per gli alunni disa- dattati, in seguito abrogate con i corsi di recu- pero. Però la scuola aveva ancora metodi di in- segnamento selettivi e perciò si ripropose come scuola inadatta ad una scolarità di massa. Gli insegnanti erano decisamente impreparati al nuovo compito e dimostrarono un atteggiamen- to di avversione alle novità programmatiche e didattiche. La denuncia più significativa di tale inadeguatezza fu quella di Don Lorenzo Milani. Emblematica, a tal proposito, è una citazione da Lettera a una professoressa : «Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostene- te che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nel- le case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. È più facile che i dispettosi siate voi». Valori e contenuti dell’Educazione Civica Un tratto essenziale della legge è l’insegna- mento dell’Educazione Civica, inserita tra le materie obbligatorie nella Scuola Media unica con la Legge 31 dicembre 1962 n. 1859, si pro- pose di offrire ad insegnati ed alunni una serie di direttrici di marcia, per impostare e condurre un’indagine critica sulle caratteristiche e sui problemi dell’umana convivenza. Essa non dove- va dare nozioni di verità, piuttosto stimoli mol- teplici e differenziati e strumenti cognitivi per una ricerca problematica delle tante possibili verità e occasioni per un dialogo critico e per in- terventi operativi e interdisciplinari, attraverso i quali gli alunni possono acquisire consapevo- lezza civica, autocontrollo e autonomia di giudi- zio e di scelte responsabili. L’educazione civica, intesa come finalità es- senziale dell’azione formativa della scuola, esi- geva il responsabile impegno di tutti i docenti e la convergenza educativa di tutte le discipline. Essa rappresentava, pertanto, un grande campo di raccordo culturale, interdisciplinare, che ave- va anche suoi contenuti specifici rappresentati dalle informazioni sulle forme e sulle caratteri- stiche principali della vita sociale e politica del Paese e che richiedeva interventi coordinati del- 39 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012

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