Novembre-Dicembre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 30 Contrariamente a quanto avveniva nei centri culturalmente più progrediti sotto il profilo so- cio-culturale ed economico, nelle zone periferi- che della Calabria, la novità venne accolta con indifferenza, al massimo con fredda curiosità, dalla maggior parte delle famiglie che, mandan- do i figli a scuola, aspiravano a salire un gradino (solo 1) della scala sociale; venne accolta con qualche diffidenza da altre, che non vedevano di buon occhio la promiscuità. Malgrado l’obbligatorietà sancita, evasione e abbandono continuarono a registrarsi per anni. I docenti, non tutti in possesso del titolo spe- cifico, nei casi migliori possedevano una buona preparazione disciplinare e svolgevano il loro la- voro, anche con serietà e buon senso, secondo le tradizionali abitudini. Molti erano privi degli altri aspetti della professionalità e non potevano essere che disorientati di fronte al capovolgi- mento dell’impostazione. Gli insegnanti più aperti e volenterosi cercarono di entrare gra- dualmente nello spirito della nuova normativa, aiutati in questo dalla pressione dei Capi d’isti- tuto, responsabili della conduzione della scuola, che avevano il dovere di rispondere alle nuove indicazioni. Alcuni presidi, si mostrarono più at- tenti e competenti, facendo da traino all’inter- no della categoria. In verità, anche gli insegnan- ti più sensibili ai problemi sociali o con una pre- parazione pedagogica accolsero positivamente le innovazioni, alcuni ne furono entusiasti, con- tagiando a macchia d’olio i colleghi. La portata innovativa della riforma conquistò pian piano docenti e presidi ( più prontamente quelli cristiani), i principi democratici posti a base della nuova Scuola Media furono interioriz- zati e le finalità ideali condivise. Non tutti però furono capaci di partecipazione attiva e di colla- borazione nei Consigli di Classe. D. Cesarina Checcacci, in un suo contributo, afferma che «alle origini della scuola media sta una grande e nobile idea: assicurare ad ogni preadolescente la formazione cui ha diritto, in- dipendentemente dai condizionamenti socio-am- bientali che possono gravare su di lui». Tale idea, continua la Checcacci, «era apparsa la via per ricostruire la vita democratica del nostro paese e per rifondarlo educativamente e cultu- ralmente». Secondo la sua esperienza come va letto, in prospettiva, il significato della Legge istitutiva? Sono stati perseguiti e realizzati i fini che essa si proponeva? R. Cesarina Checcacci, la «storica Presidente dell’UCIIM» è stata attenta osservatrice dei fe- nomeni sociali e politici italiani (anche per le esperienze dirette vissute in gioventù); è stata fautrice della ricostruzione democratica del no- stro Paese, convinta che ciò potesse realizzarsi attraverso l’opera della Scuola, incisiva sulle giovani generazioni. Nei lunghi anni della sua presidenza, ha contri- buito notevolmente al consolidamento della for- mazione professionale dei docenti, per la migliore attuazione della nuova scuola. Con mente aperta e con certosina oculatezza ha recepito le istanze emerse dalla base docente e dal contesto sociale ed ha accompagnato i ritocchi alla L. 1859. Forte della sua autorevolezza, riconosciutale unanimemente negli ambienti ministeriali, non tanto perché importante membro del CNPI quanto per le sue competenze; tenace nei suoi convincimenti e, nel contempo, abile mediatrice di posizioni diverse; favorita dal naturale ascen- dente nei confronti di altre associazioni e sinda- cati; sostenuta dall’UCIIM, associazione apprez- zata per il suo storico percorso, ha dato una spinta rilevante al rinnovamento della scuola. Già Nosengo, negli anni ’50 , precorrendo i tempi, prefigurava strutture più democratiche, più rispettose dell’autonomia del fatto educativo. Per Cesarina Checcacci scuola democratica è partecipazione, collegialità, interdipendenza tra scuola e società, riconoscimento del diritto-dove- re dei genitori, riferimento ad un bene comune. Sono questi, in buona parte, i criteri regolati- vi contenuti nella Legge delega 477/30.7.73 da cui discendono i DD.DD . del 31.5.74. In essi non mancano incongruenze e contraddizioni, dovute a compromessi politico-sindacali e burocratici, ma l’impegno dell’UCIIM è stato di interpretare e realizzare con lungimiranza i principi etico-so- ciali che adeguano la Scuola alla Costituzione. I DD. DD. sono la 2 a riforma della Scuola nell’Italia repubblicana. Citiamoli brevemente: D.P.R. n. 416 – Istituzione e riordinamento di organi collegiali… Punti salienti: la gestione della scuola è affi- data agli Organi Collegiali (OO.CC .); la Scuola come comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica; gli OO.CC. sono isti- tuiti a vari livelli, di istituto, distrettuale, pro- vinciale e nazionale, ad essi partecipano, oltre a docenti e presidi, i genitori, gli studenti (Sec. Sup.) e, a seconda dei livelli, le forze sociali. A livello di istituto, il Collegio docenti ha po- tere deliberante per il funzionamento didattico, cura la programmazione dell’azione educativa, avanza proposte in relazione all’organizzazione, valuta periodicamente la complessiva efficacia dell’azione educativa, adotta i libri di testo, pro- muove l’aggiornamento e la sperimentazione.

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