Novembre-Dicembre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 28 deve essere vivo ed inter-attivo. Osservazioni ed elementi di scienze natura- li : il nome della disciplina ne compendia il per- corso. Attraverso questa materia, gli alunni ac- quisiscono un metodo di osservazione e di ricer- ca, un metodo che partendo dall’analisi, proce- de per confronti, collegamenti, induzioni e ra- gionamenti, raccolta dati, lettura dei risultati, ed avvia ai metodi propri delle scienze. L’ Educazione Artistica educa alla percezione delle linee e delle forme nello spazio, sviluppa le capacità immaginative, il senso estetico, l’espressività non verbale. L’insegnante suggeri- rà le tecniche espressive, lasciando libertà alla creatività personale. Le Applicazioni Tecniche devono soddisfare gli interessi operativi dei ragazzi, guidandoli al ‘fare ragionato’ con opportune relazioni e verifi- che. Il lavoro di gruppo come e più che in altre discipline è la modalità didattica da preferire per la conoscenza dei materiali, degli strumenti di lavoro ed il riconoscimento di forme, dimen- sioni, grafici. L’ Educazione Musicale , affina la sensibilità verso questa forma di linguaggio artistico, guida al riconoscimento ed alla comprensione dei suo- ni, al gusto dell’ascolto di brani e composizioni di chiara validità, ad esperienze ed elementari realizzazioni musicali. Ancora una volta il meto- do del lavoro di gruppo risulta assai importante. L’ Educazione Fisica tende allo sviluppo ar- monico del corpo e delle sue funzioni, adeguan- dosi alle caratteristiche bio-psicologiche degli alunni. Concorre notevolmente alla educazione del comportamento, ad una socializzazione ba- sata su rapporti leali, sul rispetto delle regole e sull’attenzione per l’altro. Un discorso a sé merita l’ Educazione Civica : anche se collegata all’insegnamento della Sto- ria, non può essere unicamente compito dell’in- segnante di lettere; per la sua rilevanza in una Scuola della piena educazione non può essere definita una disciplina tra le altre. In quanto educazione specifica del cittadino e dell’uomo, essa è «il motivo dominante dell’azione con- giunta e individuale dei dirigenti e degli inse- gnanti in tutte le forme che risultino concreta- mente opportune…». C. Checcacci in un commento didattico ai programmi, osserva come «il consapevole avvia- mento alla vita democratica» indicato nella Pre- messa sia stato trascurato, mentre altri hanno operato fuori dalla scuola per indottrinare. Dice testualmente: «L’Educazione Civica non si identifica con l’insegnamento di elementi di organizzazione civile né con l’istruzione civica. … L’istruzione civica è, però, un momento indi- spensabile anche se non esaustivo dell’educa- zione civica … L’educazione civica non raggiunge le sue finalità se si limita a promuovere negli alunni una capacità d’inserimento nel sistema sociale vigente… esige la possibilità di esercizi specifici e di esperienze di vita democratica… La scuola può costituire un efficace apprendi- stato di democrazia …». Mi fermo a questi concetti così avanzati e pregni di verità e di profezia: se la Scuola li avesse realizzati, oggi avremmo una società di- versa fatta da cittadini più responsabili e parte- cipi, una politica più stabile e condizioni econo- miche meno critiche. Il D.M. del 1963 non tratta dell’ Esame di li- cenza , si limita ad indicare quanto la Scuola Me- dia dovrebbe assicurare agli alunni: chiarezza di pensiero, possesso della lingua italiana, capacità di esprimersi anche elementarmente in lingua straniera e con altri linguaggi non verbali; inizia- le conoscenza della lingua latina, prima visione organica della storia, dell’ordinamento democra- tico italiano; avvio al metodo scientifico, capaci- tà di astrazione, abitudine al fare ragionato, gu- sto estetico, senso etico-religioso della vita. È il D.M. del 15 ottobre 1965 che fissa i crite- ri orientativi e indica le modalità di svolgimento delle prove. L’Esame di Stato «tende ad accerta- re e a valutare il grado ed i modi di sviluppo della personalità del candidato, la capacità di espressione, di giudizio e di sistemazione cultu- rale da lui acquisita e la consapevolezza dei fondamentali valori morali e civici.» L’esame deve costituire un ulteriore momento educativo che consenta al candidato di acquisire maggiore consapevolezza di sé. Ciascun alunno viene presentato dal Consiglio di classe con un profilo contenente notizie su: livelli di partenza, ritmi di apprendimento e di sviluppo, caratteristiche personali rilevate nel triennio, situazioni obiettive che hanno favorito o ostacolato il processo formativo. L’esame prevede 3 prove scritte ed 1 grafica, con possibilità di opzione tra due tracce, più la prova facoltativa di latino. Il colloquio ha nuove modalità: presenza col- legiale dei docenti, scelta del candidato di un primo argomento su cui innestare, con l’apporto di tutti i docenti, un discorso pluridisciplinare, senza diaframmi tra le discipline. Già la scelta d’avvio è un indice di maturità che esprime an- che gli interessi del candidato, il quale deve di- mostrare non solo ciò che sa ma come lo sa e come lo sa argomentare. La valutazione complessiva deve tener conto del profilo formulato in sede di ammissione dal
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