Novembre-Dicembre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 26 na volontà e sulla disponibilità degli operatori scolastici. • Il doposcuola fu pensato come necessaria in- tegrazione per una scuola che volesse rispon- dere alle esigenze varie di formazione ed orientamento, come il momento adatto ad in- dividuare interessi, a stimolare capacità, ad aiutare con mezzi più graditi e congeniali agli alunni. Il momento magico era quello delle Libere At- tività Complementari , in cui gran peso pote- vano avere le scelte e le proposte degli alun- ni. Le L.A.C. furono, infatti, occasione propi- zia per manifestare interessi ed attitudini, per instaurare rapporti di collaborazione e di so- cializzazione. I genitori erano più favorevoli allo studio sussi- diario, intendendolo come spazio-tempo per svolgere i «compiti» ed usufruire di «ripetizioni’ e non come ulteriore opportunità di apprendi- mento e di crescita con metodologie diversifica- te e mezzi più graditi ai ragazzi. Gli insegnanti mostravano resistenze, in rappor- to alla formazione delle cattedre, ad orari, atti- vità diverse, novità di impostazione del lavoro. La nuova Scuola avrebbe dovuto godere di adeguate provvidenze dei Patronati scolastici e dei Comuni. Per quanto riguarda più espressamente gli orari , i programmi di insegnamento e le prove d’esame , bisogna fare riferimento al D.M. 24 aprile 1963. Va posta innanzi tutto estrema at- tenzione alla Premessa che compendia quanto di più sostanzioso e caratterizzante si possa dire dell’impostazione della nuova scuola media sul piano sociologico, pedagogico, psicologico, eti- co. La Premessa è fonte sicura di indicazioni e suggerimenti. Gesualdo Nosengo nel suo scritto «Interpreta- zione e commento alla Premessa» ha lasciato una chiara esplicitazione dei motivi dominanti, delle intrinseche ragioni, delle ispirazioni, delle attese e degli itinerari di questa nuova Scuola Media, da lui fortemente voluta e realizzata at- traverso un dialogo costruttivo che portò a far convergere posizioni diverse. L’ orario delle lezioni aveva inizialmente un carico di 25 ore settimanali per la 1 a classe, 26 per la 2 a , 23 per la 3 a di insegnamenti obbligato- ri (Religione, Italiano, Lingua straniera, Matema- tica, Osservazioni ed elementi di scienze natura- li, Educazione artistica, Educazione fisica), con l’aggiunta di insegnamenti facoltativi in 2 a (Ap- plicazioni Tecniche, Educazione Musicale) ed in 3 a (Latino, Appl. Tecn., Ed. Mus.). Tutte le disci- pline, ad eccezione del Latino, erano obbligato- rie al primo anno. In seconda l’Italiano com- prendeva elementari conoscenze di latino : un accostamento alla lingua originaria, per arric- chire l’italiano attraverso il confronto di affinità e differenze lessicali o di strutture grammatica- li; un confronto anche di civiltà, di usi e costu- mi, di vita, che nei ragazzi provocava curiosità ed interesse. Era un insegnamento non discrimi- nante perché offerto a tutti. Seguire il Latino in 3 a , oltre ad essere un ar- ricchimento culturale, costituiva il presupposto per frequentare gli studi classici. Era l’unico vincolo per il prosieguo. La questione dell’inserimento del Latino nella Scuola Media fu causa di contrapposizioni e di conflittualità tali da portare a rottura di rapporti ed a scissioni tra Associazioni ed anche all’inter- no dell’UCIIM. Così come la proposta di una post- elementare, in alternativa alla Scuola Media uni- ca, generò pesanti frizioni fra UCIIM ed AIMC. In sostanza vi fu un giusto equilibrio tra ma- terie umanistiche e materie tecno-scientifiche, le cosiddette due culture risultavano bilanciate. Tutte le discipline assunsero pari dignità ai fini educativi e coprirono i vari ambiti del sape- re: letterario, matematico-scientifico, tecnico, artistico. Scrive Nosengo: «Questa scuola è configurata secondo una concezione personalistica e comu- nitaria che risponde ad una giustizia umana e sociale, che realizza, in una misura maggiore che nel passato, l’equilibrio formativo tra le materie, perché assume una visione più integra- le dell’uomo che vuole educare a socialità e ci- vismo, che promuove un impegno più attivo da parte del ragazzo, che procura maggiore espan- sione alla sua originalità personale, che orienta tutta l’opera scolastica verso il conseguimento di mete di formazione personale e l’inserzione nella comunità umana». Abbiamo già detto come ogni settore del sa- pere, ogni materia concorra alla crescita ed alla formazione integrale della persona ed in manie- ra ancor più specifica del preadolescente, il quale deve collegare in rete le sue potenzialità, svilupparle, farle emergere, esprimerle con una vita ricca di valori umani. I programmi d’insegnamento sono distinta- mente preceduti da brevi note orientative, non vengono date istruzioni metodologiche perché «lo Stato non ha una propria metodologia educa- tiva» ed intende «favorire la responsabile liber- tà degli insegnanti nell’inventiva didattica». I programmi sono indicativi e non dettagliati, la- sciando appunto libertà di scelta ai docenti. Sarebbe interessante seguire i commenti di- dattici redatti su basi scientifiche, curati da No- sengo e dal Centro Didattico Nazionale Scuola

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