Novembre-Dicembre-2012
metodologiche, …allo scopo di poter esercitare pienamente il loro ruolo.» Emergeva, quindi, la necessità della ricerca, della sperimentazione, delle verifiche, compito particolarmente com- plesso per il dinamismo della realtà umana e so- ciale e per stare al passo con lo sviluppo delle scienze. Tratteremo tra breve di orari e programmi. Intanto mi sembra opportuno soffermarmi sul portato più generale delle innovazioni: La rivalutazione del Consiglio di classe, con riunioni ritmate e la partecipazione attiva di tutti i docenti, era la premessa necessaria per la conduzione di un insegnamento unitario, che evitasse il disorientamento degli alunni di fronte alla pluralità delle discipline e degli insegnanti. Per presentare un sapere unitario, in armonia con la fondamentale unità dello spirito umano, appariva indispensabile uno stretto coordina- mento non tanto di contenuti quanto di obiettivi e di strategie comuni tendenti a formare e ad orientare, anche se con mezzi diversi. Il Consiglio di classe diventava così il perno dell’attività didattica. Primo suo compito era la conoscenza degli alunni per formulare un piano di lavoro annuale. Conoscenza degli alunni non soltanto iniziale o episodica, ma che partisse dalla realtà concreta di ciascuno, evidenziando gli aspetti peculiari della persona e della situa- zione di vita, e si caratterizzasse come un’inda- gine ininterrotta per tutto il percorso triennale fino ai risultati finali. Ciò poteva essere fattibile attraverso un’at- tenta osservazione del comportamento e del rendimento, con conseguenti puntuali registra- zioni. La conoscenza del ragazzo diventava pos- sibile instaurando rapporti di reciproca fiducia con le famiglie e con l’aiuto di Esperti in caso di necessità. Venne istituito Il libretto scolastico ove ri- portare il curriculum di studi dell’alunno. La scuola primaria, al momento della licenza elementare, doveva tracciare « un profilo della personalità dell’alunno con riferimento alla pre- parazione raggiunta ed alle attitudini rivelate». Tale documento era consegnato all’alunno al- la fine della Scuola media, dopo averlo aggior- nato con il passaggio delle classi ed il giudizio fi- nale per coloro che conseguivano la licenza me- dia o con la dicitura « prosciolto dall’obbligo» nel caso di esito negativo al compimento del 15° anno di età. L’esame di licenza era (e resta tuttora) esa- me di Stato , poiché concludeva il periodo di ob- bligatorietà e poteva dare accesso al mondo del lavoro. A proposito dell’ obbligo la Legge prevedeva contributi, libri di testo, materiale didattico, trasporto gratuito, refezioni ed altro per agevo- lare la frequenza di alunni in condizioni econo- miche disagiate. Per facilitare la frequenza dei preadolescenti delle zone periferiche, la Scuola Media unica fu istituita in tutti i Comuni con 3.000 abitanti ed in altre zone con gravi problemi di accessibilità, che avessero almeno 15 alunni (sezioni staccate, classi collaterali). Era prevista una consistenza di non oltre 24 classi per istituzione. Ogni classe era formata di norma da 25 alunni e mai più di 30. Particolari interventi strutturali furono atti- vati per situazioni difficili e per alunni con pro- blemi specifici, proprio per consentire a tutti l’adempimento dell’obbligo: • Le classi di aggiornamento, con massimo 15 alunni, da affiancare alla 1 a ed alla 3 a , rispet- tivamente per coloro che presentavano vistose carenze di base e per i respinti agli esami di Licenza media. Nella 1 a , dopo un periodo di attenta osserva- zione e conoscenza, erano inseriti gli alunni con gravi lacune e difficoltà, perché attraver- so un insegnamento individualizzato condotto dai docenti più esperti, potesse realizzarsi il loro recupero scolastico. Era importante non scambiare per ignoranti gli ipodotati mentali o gli insicuri o coloro che erano inizialmente di- sorientati. L’istituzione della 3 a cl. di aggiornamento ap- parve subito una scelta infelice. Si configurò come un ghetto ove recludere i respinti, i ri- fiutati, gli alunni targati dagli insuccessi, che avrebbero naturalmente consolidato nel grup- po gli aspetti negativi della loro frustrante esperienza scolastica. • Le classi differenziali, con massimo 15 alunni, per l’intero ciclo triennale, accoglievano i ra- gazzi difficili, i disadattati a causa di carenze mentali o affettive, di anomalie di comporta- mento, coloro che non riuscivano ad inserirsi nelle classi normali per difficoltà di apprendi- mento o di rapporti interpersonali. Qui i do- centi dovevano essere affiancati da esperti (medico, psicologo, assistente sociale, peda- gogista). La didattica differenziale indiscuti- bilmente doveva essere individualizzata, cre- ando prioritariamente un rapporto personale di fiducia e dando sicurezza. Era un modo per non respingere nessuno, cer- cando le condizioni più consone ad una norma- lizzazione. In gran parte dei casi però manca- rono i supporti esterni e gli stessi insegnanti non avevano specifiche competenze, per cui si andò avanti fidando, come sempre, sulla buo- 25 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012
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