Novembre-Dicembre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 24 ll dibattito in sede politica fu lungo ed ap- passionato, ma le divergenze vennero superate in nome dei fini comuni: rendere al meglio un servizio pubblico, rispondente alle esigenze del- la comunità, secondo l’art. 3 della Costituzione. ( Art. 3 - Tutti i cittadini hanno pari dignità so- ciale e sono eguali davanti alla legge , senza di- stinzione di sesso, di razza, di lingua, di religio- ne, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale , che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese). Era forte l’aspirazione ad elevarsi cultural- mente per la partecipazione al bene comune. La L.1859, approvata dal Senato il 2 ottobre e dalla Camera il 21 dicembre 1962, fu definiti- vamente varata il 31 dicembre 1962, con gli ap- prezzamenti del mondo culturale italiano ed in- ternazionale. Tuttora essa è da considerare come la miglio- re espressione della nostra legislazione scolasti- ca, pur avendo avuto integrazioni in momenti diversi e pur rilevando oggi la necessità di ade- guamenti ai tempi mutati. D. L’On. Franco Bonacina, all’interno di un suo intervento immediatamente successivo al- l’approvazione del dispositivo del ’62, affermò che la nuova scuola media unica avrebbe realiz- zato la virtù societaria, promossa dalla legge, allorquando si fosse resa capace di valutare il momento evolutivo di ciascuno senza affidarsi, ciecamente, ad un ordine pedagogico oggettivo costruito, al di fuori della realtà operativa, su fumosi presupposti teorici. Cosa può dirci, sul piano dell’articolazione della didattica, circa i programmi, gli orari d’in- segnamento, le metodologie, le prove d’esame? Qualcosa ha agevolato o frenato l’autenticità di quanto stabilito dalla riforma? R. La nuova Scuola Media, per la sua imposta- zione e per le motivazioni di carattere sociale, tendeva a liberarsi dagli schemi nazionalistici e conformisti. Bisognava rinunciare ai facili stereo- tipi, alle abitudini consolidate, a privilegi di par- te, riflettere sulla/e realtà, per intravedere il fi- ne comune. Occorreva una mentalità nuova pro- iettata al futuro, che non si adagiasse sul passa- to, una visione valoriale della vita, una volontà diffusiva del Bene comune. È questa «la virtù so- cietaria» di cui parla Franco Bonacina. Tale pro- spettiva però appariva realizzabile a determina- te condizioni: «valutare il momento evolutivo di ciascuno» al di là di costruzioni pedagogiche teo- riche, partendo invece dalla realtà. Una scuola che non avesse avuto presenti queste esigenze, mantenendo le differenziazioni dovute ai condizionamenti propri del soggetto, ambientali, economici, di ceto, avrebbe tradito la sua funzione di rottura degli immobilismi, rot- tura necessaria per diventare forza dinamica di ascensione sociale. Avrebbe vanificato la profon- da motivazione morale e resa inattuabile la giu- stizia sociale. La L.1859/31.12.62 fu pubblicata sulla G.U. n. 27 del 30.1.63 col titolo « Istituzione e ordi- namento della scuola media statale» . Per puntualità di argomentazione ricordiamo alcuni punti saldi contenuti nel testo, all’art.1: obbligatorietà , gratuità, triennalità, seconda- rietà, formazione dell’uomo e del cittadino, orientamento. Formazione ed orientamento sono gli scopi dichiarati e ricorrenti anche nei documenti suc- cessivi, scopi fondamentalmente connessi, per- ché orientare è già implicito nell’opera di for- mazione . La meta è lo sviluppo armonico di tut- te le potenzialità di ciascuno. Non più come nel passato istruire e selezionare. La nuova Scuola Media è unica perché è ri- spettosa dello sviluppo psico-intellettivo del preadolescente, che non può essere avviato a percorsi predeterminati e discriminanti in base a discendenza o provenienza. Titola Nosengo: « Una scuola nuova per una società nuova». Il carattere di secondarietà è ancora una vol- ta legato al rispetto delle fasi evolutive del- l’alunno: la Scuola Elementare è primaria per- ché, coerentemente al bisogno di globalità e concretezza proprie dell’età, offre una visione sincretica e unitaria delle conoscenze. Con la crescita biologica anche le facoltà mentali si evolvono ed il ragazzo comincia a cogliere aspetti distinti della realtà, si avvia all’analisi, va gradualmente dal concreto all’astratto e ten- de via via verso la sintesi; non sarebbe produtti- vo ed efficace insistere col globalismo ed ecco le materie distinte e la necessaria pluralità dei docenti. Aldo Agazzi (uno dei più grandi pedagogisti del ’900, successore di Nosengo alla Presidenza nazionale dell’UCIIM) scriveva che dopo «la fase della riforma delle strutture, si apriva quella, tanto più delicata e non conducibile a breve scadenza, della riforma dei metodi e del costu- me didattico-educativo … ne conseguiva la ne- cessità per i docenti di prendere coscienza delle motivazioni irrecusabili delle innovazioni, anche

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