Novembre-Dicembre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 22 ciullo grazie al ricorso massiccio alle scienze so- ciali e pedagogiche (sociologia, psicologia dello sviluppo, pedagogia, didattica ecc..) quali ausili alla pratica scolastica. Nosengo sarà, pertanto, un grande sostenitore di un rinnovamento didat- tico ed educativo che, a suo avviso, poteva rea- lizzarsi solo attraverso il miglioramento dei cur- ricula degli insegnanti. I quali, a loro volta, avrebbero dovuto aggiornarsi sugli sviluppi del discorso scientifico d’ambito socio-psico-peda- gogico. Diverse pagine scritte da Nosengo, sia edite che inedite, richiamano, a più riprese, il tema della formazione degli insegnanti sia ini- ziale che in itinere. Ad Oggi, si perdoni la ripeti- zione, può sembrare per noi tutto scontato, ma non era affatto così nell’immediato dopoguerra là dove gli insegnanti erano ancora, fortemente, permeati dalla cultura scolastica gentiliana. Ba- sti pensare agli esiti dell’inchiesta Gonella del ’47. Gli insegnanti, di ogni ordine e grado e spe- cialmente i maestri, alla domanda su quale fos- se il problema più grave della scuola italiana non esitarono, unanimemente, a rispondere che le difficoltà erano dovute al fatto che troppa gente andava a scuola e, quindi, bisognava esse- re più selettivi. Ciò mostra come gli insegnanti di quella scuola dei secondi anni ’40 si mante- nessero ancorati ad un’idea gentiliana. Per la quale l’istruzione è riservata soltanto ai migliori e perciò serve sfrondare ed espungere dal corpo scolastico coloro che non sono all’altezza. Vi è, in quegli anni, una logica selettiva, malgrado l’alta evasione dell’obbligo e l’importante tasso di analfabetismo intorno al 15-18% della popola- zione. All’interno di questa mentalità molto chiusa, segnata da logiche reazionarie e classi- ste, Nosengo chiese di riformare culturalmente la professionalità degli insegnanti congiunta- mente ad un rinnovo della loro spiritualità. Il primo Presidente dell’UCIIM era, profondamen- te, consapevole del fatto che se l’insegnamento è ridotto a mera attività di lavoro, reso soltanto una questione sindacale, rischia di perdere il senso profondo di quello che è l’educare e il fa- re scuola. Nosengo ribadirà più volte questo concetto e ciò è da intendersi all’origine della rottura, a metà degli anni ’50, con la classe diri- gente della DC. Il Governo, in quel periodo, an- dava discutendo la Legge Delega per la riforma della pubblica amministrazione all’interno della quale doveva entrare anche la riorganizzazione dello stato giuridico degli insegnanti. In questo scenario si vedrà l’UCIIM di Nosengo in posizioni di fortissima polemica nei confronti delle scelte dell’allora Governo. La maggioranza, infatti, si rendeva disponibile a superare la logica dell’in- segnante come figura a sé, al fine di ridiscutere il concetto dell’autonomia della figura degli educatori. Aprendo, di fatto, la via ad una di- scorso per il quale si sarebbe dovuto equiparare l’insegnante a qualsiasi altro dipendente pubbli- co. L’UCIIM rifiuta questo assunto - contraria- mente all’AIMC che per questioni di impiego del- la categoria appoggiava il Governo - ribadendo, con fermezza, che la posizione degli insegnanti è posizione autonoma perché investita, rispetto agli altri lavoratori della pubblica amministra- zione, di una funzione educativa legittimante uno stato giuridico a sé. Era il tentativo, nel cuore degli anni ’50, di preservare la specificità della funzione docente. Una specificità che, malgrado gli sforzi dell’UCIIM, si andrà perdendo negli anni successivi fino ad arrivare ai nostri at- tuali standard. Gesualdo Nosengo, in questa pro- spettiva, mostra, negli anni ’50 e anche succes- sivamente, un atteggiamento di grande intolle- ranza nei confronti dei compromessi della politi- ca. Nosengo, tuttavia, non era, assolutamente, un antipolitico, ma optava per una politica che, seppur obbligata a scendere nel terreno dei compromessi per tener presente le pluralità del- le posizioni, è costretta, ad un certo punto, a scegliere. Il nodo è che, negli anni ’50, la classe dirigente che guidò il Paese troppo spesso prefe- rì non scegliere rinviando, così, i problemi. La questione della scuola è, però, straordinaria- mente importante e Nosengo vede la gestione per via amministrativa come «fumo negli occhi»: la scelta di rinunciare ad una grande svolta poli- tica da parte della classe dirigente democristia- na. De Gasperi non c’è più e i suoi successori cercano la via facile quella delle piccole trasfor- mazioni per via amministrativa e sembrano aver rinunciato, dopo il fallimento del Disegno di Legge Gonella, all’idea di una riforma generale. Nosengo non accetterà, da parte della classe di- rigente democristiana, questo tradimento dei grandi ideali e insisterà nel rivendicare un’idea diversa di politica capace di connettersi con le esigenze di rinnovamento e di trasformazione del sistema scolastico e non solo, anche in nome di un cristianesimo che non è supino allo status quo, ma intende vivificare la società e la vita culturale del Paese. Questo è un fatto assai si- gnificativo che annovera Nosengo tra le grandi figure del cattolicesimo politico e culturale del secondo dopoguerra. Per questa ragione l’aver- ne fatto un’immaginetta devota esaltando alcu- ni aspetti, magari più banali, è un grande ingiu- stizia. È necessario, almeno dal punto di vista storiografico, approfondire l’operato e la rifles- sione di Nosengo. Le prose laudatorie, troppe in relazione alla scarsità delle opere critiche, la- sciano spesso il tempo che trovano e sarebbe, invece, opportuno evidenziare il profilo straor- dinario di Gesualdo Nosengo all’interno del cat- tolicesimo e della scuola del nostro Paese nel secondo dopoguerra.

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