Novembre-Dicembre-2012

stra, infatti, nasce su presupposti diversi, in re- lazione ai precedenti governi DC, forte di un’al- leanza con i socialisti nella logica, difficile da accettare per i cattolici, di una centralità dello Stato. Le riforme scolastiche, invero, che sono concordate, e di cui il Ministro Gui si farà prota- gonista, prevedevano un ruolo centrale dello Stato. I cattolici, invece, per lunga pezza, sulla base del Magistero pontificio non avevano attri- buito più nessun ruolo allo Stato arrivando, per- sino, a rivendicare una totale autonomia. Con l’avvento del Centrosinistra, invece, si arriverà al rovesciamento totale di questa prospettiva cattolica e non ci sarà più quanto aveva propo- sto Moro durante la Costituente. In questo con- testo storico si attribuirà, invece, allo Stato e alla scuola dello Stato una vera e propria cen- tralità. Tuttavia, nel giro di qualche anno, gli esiti di questa parabola statalista, tipica delle riforme del Centrosinistra, sfocerà in un qualco- sa di completamente diverso e incontrollabile. Per una eterogenesi dei fini lo statalismo postu- lato, nel ’63-’65, dalle riforme di Gui si tramu- terà nel suo opposto ovvero una forma di dere- gulation totale: il Sessantotto quale ridiscussio- ne di qualsiasi ruolo egemone dello Stato sul versante scolastico ed educativo. Il problema, con il movimento del ’68, era la contrapposizio- ne ad una autorità che si identificava, appunto, nello Stato. Si entrerà in uno scenario di rottu- ra, di rifiuto di qualsiasi autorità in una critica corrosiva che va a delegittimare gran parte del- la struttura scolastica tradizionale. Ciò, però, porterà ad una presa di coscienza, soprattutto da parte dell’UCIIM, della situazione venutasi a creare. Quindi, se c’è stato un innamoramento per una visione statalista durerà molto poco. Il ’68, infatti, obbligherà tutti, soprattutto gli in- segnanti medi, a ricercare soluzione diverse. Il ’68 rappresentò, su questo versante, un banco di prova importante per verificare la fragilità delle ipotesi sviluppate negli anni ’60 e l’incoe- renza con l’idea di una trasformazione cristiana della società e dello stesso Stato democratico. D. Gesualdo Nosengo è, giustamente, ricor- dato, tra le altre cose, per l’importante ruolo politico svolto, in qualità di Presidente del- l’UCIIM, nel susseguirsi dei lavori che a partire dalla Commissione Rossi giunsero, solo nel ’62, ad istituire la nuova scuola media. In quegli anni le posizioni di Nosengo furono messe, diverse volte, in discussione. Ben poco si riuscì ad in- tendere, persino tra gli stessi cattolici, riguardo le motivazioni profonde del suo impegno per la scuola, intimamente, inteso come servizio al prossimo. Nosengo, infatti, era, profondamente, persuaso che, attraverso la scuola, si potesse riuscire nell’intento di migliorare la società ren- dendola, perché no, più cristiana. Quali furono, e come vennero vissuti da Nosengo, i dissensi che andavano maturando, all’interno di diversi e autorevoli ambienti cattolici, nei confronti del suo impegno per la scuola media unica? R. Discorrere su Gesualdo Nosengo - cristiano esemplare e grande protagonista della vicenda culturale, politica e scolastica italiana - significa parlare di una personalità eccezionale, per mol- ti versi, originalissima nel cattolicesimo italiano del secondo dopoguerra. Una personalità che è stata sminuita dalla storiografia attraverso bio- grafie che somigliano, talvolta, a santini o ad immaginette devote. Una vicenda paradossale. Gesualdo Nosengo è stato tutt’altro che un’im- maginetta devota, al contrario aveva una perso- nalità vigorosa quale intellettuale a tutto tondo e politico particolarmente impegnato. Gesualdo Nosengo rappresenta, a mio avviso, una testimo- nianza cristiana di altissimo livello: uomo di stu- di e di scuola e politico con una fortissima spiri- tualità. I suoi diari, scritti durante tutta la sua attività pubblica, che ho avuto la possibilità di leggere e studiare attentamente, sono estrema- mente significativi. Al loro interno non vi è sol- tanto la storia di un’anima, colta e profonda- mente raffinata, ma anche la storia dell’UCIIM, i suoi rapporti con la DC, spesso segnati da un fa- ticoso collateralismo, e l’impegno nei dibattiti per le riforme scolastiche degli anni ’50 e ’60. I diari, inoltre, contengono le riflessioni di un cattolico riguardo il rapporto tra fede e politica. Un rapporto null’affatto semplice soprattutto allorquando si è chiamati ad accettare le inevi- tabili mediazioni della politica che, talvolta, sembrano negare l’essenza stessa della fede. Gesualdo Nosengo è stato, davvero, una figura centrale. In qualche misura, gran parte delle in- tuizioni che l’UCIIM ha espresso nel secondo do- poguerra sono sua diretta emanazione come, ad esempio, la scommessa sulla scuola pubblica. Occorreva essere presenti e incidere profonda- mente sulla mentalità, sui costumi, sulle idee degli insegnanti della scuola pubblica come scuola di tutti. Questa che oggi è per noi un da- to scontato negli anni ’40 non lo era affatto. Non era semplice far passare tra gli stessi inse- gnanti cattolici questa sensibilità per la scuola pubblica da intendersi come loro vero luogo di missione per l’impegno a far crescere, assieme alla dimensione religiosa dei giovani, tutto il Paese. Questa, ad esempio, è una battaglia at- tribuibile al primo Presidente dell’UCIIM. Come, del resto, l’intuizione per la quale era necessa- rio - per rinnovare la scuola gentiliana e render- la, autenticamente, democratica e, realmente, aperta a tutti - insistere su una nuova didattica e su una moderna visione dello sviluppo del fan- 21 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012

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