Novembre-Dicembre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 20 quel tipo d’istituzione l’insuccesso scolastico ve- niva declinato quale unica e diretta responsabi- lità del singolo alunno e mai imputato all’inca- pacità della stessa scuola di farsi maggiormente accogliente e più pronta sul piano didattico. È un grande dramma che toccherà generazioni e generazioni di giovani costretti a lasciare la scuola, prima dell’assolvimento dell’obbligo sco- lastico, perché ritenuti inidonei. Una scuola che conserverà, nel cuore della seconda metà del ‘900, i tratti feroci di quella selettività sociale e politica tipica della società ottocentesca. Una selettività non limitata ai meriti, all’intelligenza e alle capacità degli allievi, ma, fin troppo spesso, legata allo svantaggio socioeconomico delle condizioni di vita degli alunni. La critica di don Milani, pur essendo in questo aspetto duris- sima, era molto vera. La scuola, lungi da un pro- cesso di democratizzazione, restava la scuola dei padroni. Una prerogativa per ricchi che con- tinuerà a selezionare sulla base di elementi di carattere socioeconomico. D. Lo scenario politico che va delineandosi, dalla seconda metà degli anni ’50, vedrà una crescente tensione centrifuga della DC verso le forze di sinistra che culminerà, anni dopo, con i tentativi del «compromesso storico». Questi ele- menti della macrostoria nazionale hanno, come facile immaginare, dirette influenze anche sulle finalità dell’impegno dell’UCIIM che dal post-Go- nella renderà più fitto il dialogo con Lazzati, Dossetti e Fanfani. Una svolta, quindi, a discapi- to della perdita d’interesse per quei temi forti (libertà di scuola, autonomia, decentramento, insegnamento della religione, riforma degli ordi- namenti, scuola come servizio pubblico, ecc.) che avevano caratterizzato la prima fase dell’im- pegno associativo, verso il «dossettismo educati- vo-scolastico» che incoraggiando a superare il «complesso dell’ horror statualis » segnò la fine di ogni significativo collateralismo atto ad una totale riforma della scuola. Si restò, quindi, an- corati, per lungo tempo, al centralismo ammini- strativo concentrando l’interesse verso piccoli e progressivi aggiustamenti dell’ingente macchina dell’amministrazione centrale che, solo qualche anno prima della cesura del ’51, si riteneva op- portuno smantellare definitivamente. A suo avvi- so questo cambio di polarità, dal centrismo de- gasperiano al dossetismo, che interessò, a parti- re dagli anni ’50, l’associazionismo professionale degli insegnanti medi cattolici si può intendere quale decisivo prodromo per la realizzazione nel ’62 della scuola media unica? R. Si è parlato, da parte di qualche autore, di un dossettismo come una sorta di habitus che viene assunto dall’associazionismo cattolico. Tuttavia, almeno per quanto concerne l’UCIIM, l’influenza diretta arriva, maggiormente, da Fanfani che non da Dossetti. Il Piano decennale, infatti, come ebbe a confermarmi Giovanni Goz- zer, era una diretta creazione di Fanfani; tant’è che Aldo Moro, pur essendo Ministro dell’Istru- zione, ne fu tenuto allo scuro fino all’ultimo momento. Si intende che questo Fanfani non è più soltanto l’antico sodale e collaboratore di Dossetti e Lazzati, ma il rampante Capo del Go- verno di una corrente democristiana che si ap- prestava a raccogliere l’eredità degasperiana e la gestione del partito e del Governo. L’errore di fondo è nel continuare a collegare Fanfani - che avrà, come ricordato, un ruolo importante an- che per la politica dell’istruzione - con Dossetti e il dossettismo pur essendo cosa molto diversa. Certamente un tratto di continuità, in qualche misura, viene assunto. È giusto quanto lei affer- ma nella domanda: l’UCIIM, a partire dalla fine degli anni ’50, assume in proprio una logica, eminentemente, politica della riforma del- l’istruzione che si protrarrà dal Piano decenna- le, passando per lo Stralcio triennale e l’avvento del primo Centrosinistra, fino a Moro Capo del Governo con Luigi Gui, dossettiano della prima ora, Ministro dell’Istruzione. Quindi è vero, con non pochi distinguo, che si assisterà all’irrompe- re di una certa visione della politica e del ruolo dei cattolici nell’impegno sul versante educativo che può essere, in qualche modo, ricollegata a Dossetti. Tuttavia, non vi è una così forte evi- denza di questo ascendente dossettiano sull’in- dirizzo di politica scolastica dell’UCIIM. Il pro- blema, invero, è un altro: la questione della ri- forma scolastica diverrà, dalla fine degli anni ’50, una questione esiziale. Non si può non ri- cordare che, nei primi anni ’60, due dei tre go- verni Moro cadranno su questioni scolastiche: il primo su un presunto finanziamento alle scuole cattoliche e il secondo a seguito della bocciatu- ra del primo Disegno di Legge sulla scuola ma- terna. La scuola, quindi, è centrale. Si è ormai in un ritardo clamoroso rispetto alle trasforma- zioni, in senso democratico, della società italia- na e non è più tollerabile una scuola di impronta gentiliana. Questo spiega perché l’UCIIM abban- doni tutta una serie di altre battaglie per sposa- re il disegno di addivenire, quanto prima, ad una riforma concordata con le altre forze politi- che e soprattutto con i socialisti che erano, do- po aver fatto una lunga opposizione di sistema, ormai, pronti ad entrare nell’alveo della mag- gioranza di Governo per avviare una collabora- zione con la DC. Tuttavia, l’UCIIM di quegli anni si renderà, ben presto, conto di come questa sia una politica dal corto respiro: incapace di rea- lizzare, a pieno, una proposta cristiana di rinno- vamento educativo e scolastico. Il Centrosini-
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