Novembre-Dicembre-2012
nella. Si può affermare che, in qualche modo, anche la scuola è stata vittima di quel «fattore K» e cioè di quella situazione di democrazia bloccata che ha segnato il nostro Paese per di- versi decenni. Non è un caso, infatti, che anche quando si darà avvio ad una logica favorente i grandi investimenti attraverso il sistema della programmazione pluriennale della spesa, così co- me avvenne nella stagione del primo Centrosini- stra, persisterà un gap in tema di riforma della scuola. Ciò che, realmente, si riuscirà a fare sa- rà sempre ridimensionato in relazione all’inte- grale disegno riformatore gonnelliano per il per- sistere di un clima di frattura ideologica caratte- rizzante, fino ad oggi, il nostro Paese. La scuola rappresenterà, nella storia italiana del secondo dopoguerra, un fatto in sé drammatico; la neces- sità di riformarla pur essendo, più volte, attesta- ta non troverà, di fatto, un seguito per le diffi- coltà ideologiche e politiche tanto forti da costi- tuire un deterrente a qualunque autentica rifor- ma capace di unire maggioranza ed opposizione in nome di un disegno unitario. D. L’On. Segni che aveva congelato il dibatti- to riformatore sulla scuola dedicandosi piuttosto all’odinarietà della buona amministrazione - pe- raltro in stretta continuità, eccezion fatta per l’On. Ermini a cui si devono gli omonimi pro- grammi del ’55, con i suoi successori - divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri, in coalizio- ne con il PSDI e il PLI, lasciò, invece, che il dia- logo sulla scuola media riprendesse, ormai con cinque anni di ritardo, guidato dal ministro Rossi socialista della prima ora. Bisognerà intendere che il molteplice mondo cattolico, dopo la gran- de delusione riformatrice di Gonella, aumente- rà, ancor di più, l’attrito interno delle sue tante rappresentanze, tanto da rendersi incapace per- sino di ipotizzare riforme strutturali della scuola senza cercare al di fuori di sé, attraverso un avallo esterno di natura politica, la stabilità dei propri propositi? R. Si è data una colpa, circa lo stallo del Ddl 2100, all’On. Segni Ministro dell’Istruzione che avvicendò Gonella alla Minerva. Certamente, il nuovo Ministro decise di circoscrivere il suo ope- rato. Tuttavia, a ben pensare, questa è una scel- ta del tutto consona a quel clima che preferì al- la spinta riformista un atteggiamento più guar- dingo, pertanto il comportamento di Segni è da ritenersi paradigmatico di una situazione di dif- ficoltà che viveva l’intero centrismo e con esso il progetto degasperiano. Segni, che aveva ri- nunciato a sostenere in Parlamento il Disegno di Legge di Gonella, una volta divenuto Capo del Governo e creato un nuovo Esecutivo, con l’On. Paolo Rossi alla guida del Ministero della Pubbli- ca Istruzione, proverà a riavviare il dibattito sul- la scuola 11-14 anni. Segni, infatti, comprende- va benissimo l’urgenza della creazione della scuola 11-14 anni connessa all’attuazione di un principio costituzionale. Tuttavia, Segni era pro- fondamente convinto che, per tutta una serie di motivi politici e ideologici capaci di rendere in- stabile il Governo, era impossibile realizzare una riforma generale della scuola italiana. Per questa ragione introdurrà la convinzione - desti- nata a restare, per lungo tempo, una costante della politica scolastica nostrana – per la quale le modifiche al sistema d’istruzione si possono fare soltanto per via amministrativa perseguen- do provvedimenti di piccolo respiro. In tal sen- so, sempre ricorrendo alla via amministrativa, verrà costituita la Commissione Rossi con l’inca- rico di definire un assetto stabile per la scuola 11-14 anni. La Commissione non farà altro che confermare le idee che si erano venute accumu- lando già alla fine degli anni ’40: occorre creare una scuola secondaria di tipo unitario o unico e affiancarla, almeno per un certo periodo di tem- po, con un concorso postelementare che possa funzionare in talune zone là dove una scuola se- condaria avrebbe difficoltà ad essere istituita e non riscuoterebbe alcuna iscrizione. La soluzio- ne prospettata dalla Commissione Rossi vedrà, ancora una volta, AIMC e UCIIM schierarsi su fronti contrapposti. Il mondo della scuola, quin- di, in merito alla questione della scuola 11-14 anni resterà abbastanza spaccato. Gli anni ’50, dopo il fallimento della riforma Gonella, saran- no anni di basso profilo. Si perderà di vista il grande orizzonte di una riforma organica della scuola e soprattutto verrà meno l’idea di una democratizzazione del sistema scolastico italia- no. Quest’ultimo aspetto, fortemente avvertito all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, non verrà perseguito e, di fatto, la scuola rimarrà quella ideata da Gentile per una società molto diversa. La scuola voluta da Gen- tile, infatti, aveva forti soluzioni antimoderne sulla falsa riga della prospettiva di significati della Destra storica dell’800. Queste caratteri- stiche permarranno nella scuola degli anni Cin- quanta dove sia gli studenti delle superiori, sia gli universitari erano numericamente di gran lunga inferiori rispetto agli altri Paesi d’Europa. Oltre quest’ultimo grande deficit, la scuola ita- liana non riusciva ad assicurare neanche l’alfa- betizzazione e la scolarizzazione elementare per tutti ed era, perciò, profondamente e dramma- ticamente arretrata. È questa la scuola su cui si incentrava la critica di don Lorenzo Milani. Una scuola che, proprio perché pensata per una so- cietà ormai lontanissima, era divenuta struttu- ralmente antidemocratica espungendo da sé un gran numero di giovani delle classi popolari. In 19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012
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