Novembre-Dicembre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 18 stare il tentativo, non molto felice, di Gonella per addivenire ad un accordo. Entrambe le asso- ciazioni, infatti, chiederanno al Ministro di sce- gliere e di proporre la sua visione nel rispetto delle contingenze. Tuttavia, il Disegno di Legge n. 2100 non cadrà, o meglio, non verrà accanto- nato per le questioni relative alla scuola degli 11-14 anni o per altri temi prettamente scolasti- ci. Il progetto di riforma Gonella, lungi dall’arre- starsi al solo tema della scuola del preadolescen- te, era molto complesso e atto a riformare l’in- tero sistema scolastico italiano e ciononostante non fu per causa delle resistenze delle fazioni partitiche opposte che si optò per un suo accan- tonamento. Le ragioni per le quali la riforma Go- nella non andrà in porto anzi, non verrà neanche discussa dopo essere stata presentata in Parla- mento, attengono ad un altro genere di problemi che non sono di natura scolastica o pedagogica. È noto, per esempio che, pur essendo stata ap- provata all’unanimità dal Consiglio dei Ministri, registrò diverse critiche sopratutto da parte del Ministro del Tesoro e del Ministro del Bilancio che ebbero ad evidenziare come il disegno rifor- matore avesse costi esagerati. Si sarebbero do- vuti prevedere, per un’attuazione della riforma, investimenti massicci. Tuttavia, nel 1951, il Pae- se è ancora in piena fase di ricostruzione con in- dustrie e aziende sull’orlo del fallimento che ri- schiano di creare nuovi disoccupati aumentando la crisi sociale. La classe politica di allora, per l’insieme di queste ragioni, non poteva non do- mandarsi: è opportuno investire tante risorse per la scuola? La sociologia dell’istruzione americana parlerà, negli anni ’60, di capitale invisibile af- frontando la questione della centralità del di- scorso sulla formazione e, quindi, sull’utilità del- la scuola per lo stesso sviluppo economico e so- ciale delle nazioni. Tuttavia, quei tempi sono an- cora lontani e l’intera classe dirigente del Paese, espressione dei partiti di Governo, tra gli anni ’40 e ’50, riproporrà un vecchio motivo: le spese per la scuola sono produttive? La politica, com’è noto, chiede ricadute immediate, a stretto giro, e il capitale invisibile dà i suoi frutti, pur se co- piosi ed importanti, solo a diversi anni di distan- za. La riforma Gonella rappresentava una propo- sta di rinnovamento organico e perciò molto co- stosa, ma la cultura della scuola di quel periodo, indipendentemente dalle diverse bandiere del- l’allora rappresentanza politica, riteneva l’istru- zione un aspetto importante, ma non strategico. La scuola e l’istruzione non sono un elemento strategico per il Paese è questo il segnale che ar- riverà, già in Consiglio dei Ministri, a Gonella. È poi da rilevare un altro problema che attiene ad un discorso più generale, ma sempre di matrice politica. Nel 1951 si è ormai consumata una svol- ta all’interno della leadership degasperiana. Una sterzata legata ad un fatto ben preciso così rias- sumibile: le esigenze di ordine pubblico ovvero la necessità di arginare i segnali sempre più in- quietanti di rivolta politica e di minaccia alla de- mocrazia da parte dei partiti e delle forze di si- nistra prevarrà sul riformismo che aveva caratte- rizzato l’inizio della prima Legislatura. Se all’in- domani del 18 aprile 1948, all’avvento della pri- ma Legislatura, sia la DC che i partiti laici minori si erano fatti portatori di un programma di rifor- me molto forti e significative (la riforma della scuola, la riforma dei patti agrari, la riforma sin- dacale, la riorganizzazione amministrativa ecc..) arrivando a considerare questo pacchetto rifor- matore centrale nella logica di una democratiz- zazione e modernizzazione del Paese. Nel ’50- ’51, invece, i tanti segnali della Guerra Fredda e i fragili equilibri della democrazia italiana spin- geranno De Gasperi a iniziare ad investire pret- tamente sul versante dell’ordine pubblico e, quindi, a rinunciare a gran parte di quelle rifor- me sociali che aveva annunciato. È da aggiunge- re, tuttavia, un ulteriore aspetto: i tentativi di riforma della scuola rappresentano, in quel pe- riodo, un terreno molto delicato perché capace di innescare, anche all’interno della stessa mag- gioranza, possibili attriti. La maggioranza che esce dalle urne delle elezioni del ’48, infatti, pur se caratterizzata dall’egemonia della DC ha al suo interno i partiti laici minori, repubblicani e liberali, che incarnano, la tradizione laicista italiana di matrice risorgimentale assieme al filo- ne socialdemocratico che dopo essersi distacca- to, con Saragat, dai socialisti, sempre più avvin- ghiati ai comunisti, inizierà a guardare alle so- cialdemocrazie europee. Ebbene, questi partiti laici minori che, per altri versi, avevano argo- menti in piena sintonia con la DC, quando si prendono in esame problemi legati alla scuola la- sciavano riaffiorare, assai spesso, il loro senti- mento laicista e, quindi, si rischiava insistendo sulla riforma della scuola di frammentare la maggioranza di Governo. De Gasperi, nella situa- zione in cui verteva la Nazione, non poteva, af- fatto, permettersi un’eventuale polemica all’in- terno della maggioranza per argomenti connessi all’eventuale riforma scolastica. Quest’ultimo aspetto provocherà un raffreddarsi degli entusia- smi. Infatti, dopo la stagione dei grandi dibattiti che, tra il ’47 e il ’49, aveva portato il tema scuola alla ribalta sulle prime pagine delle testa- te nazionali, tanto da sembrare la vera e grande preoccupazione dell’intero Paese, si realizzerà, negli anni a seguire, da parte della classe diri- gente degasperiana un progressivo e costante di- stacco dall’argomento riforma della scuola. Que- ste sono le ragioni a causa delle quali, al di là dell’adesione al complesso articolato del Ddl n. 2100, non si arriverà a discutere la riforma Go-
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