Novembre-Dicembre-2012
capacità della scuola di preparare i giovani per il lavoro, occorreva, quindi, non soltanto consenti- re l’innalzamento dell’obbligo scolastico, ma fa- re di quest’ultimo il punto di partenza per un’elevazione maggiore dei livelli di scolarità se- condaria. Occorre, inoltre, precisare come la nuova scuola media orientativa che aveva in sé tutte le caratteristiche per accogliere i giovani, orientarli e consentire loro di assolvere l’obbligo scolastico non aveva alcuna continuità: né con la vecchia scuola media bottaiana, né con la vec- chia logica del ginnasio ottocentesco. La nuova scuola media avrebbe dovuto farsi artefice di un miracolo che consentisse alla maggioranza degli italiani di investire sulla istruzione secondaria e sulle varie specializzazioni. Non è un caso che l’UCIIM, prima promotrice di una scuola media unitaria e poi unica, affondi le sue radici in quei gruppi d’intellettuali di Azione Cattolica, Fuci e i Laureati Cattolici, che, per primi, avevano pro- vato, proprio negli ultimi anni del Fascismo e poi negli anni del secondo dopoguerra, a pensare, in termini organici, alla trasformazione della socie- tà. Movimenti che si erano posti il problema di cosa voleva dire modernizzare l’Italia che dal 1945, nonostante le grandi innovazioni del Fasci- smo, appariva ancora un Paese agricolo e rurale. La proposta dell’AIMC, in questa prospettiva ave- va, veramente, poco di innovativo. L’idea della postelementare, infatti, si legava, partendo dal- la diffusione delle scuole elementari anche nelle zone rurali, all’opportunità di evitare che la gen- te lasciasse le campagne per trasferirsi in città bloccando, così, il processo di urbanizzazione che si affermava avesse impoverito il Paese. La postelementare, quindi, appariva come uno stru- mento per mantenere lo status quo di una Nazio- ne agricola, rurale e tradizionale. La scuola me- dia unitaria e poi unica voluta dall’UCIIM gioca, invece, un’altra scommessa connessa ad un’idea di modernizzazione forte di un Paese che va in- dustrializzandosi con la conseguente stringente necessità di diplomati della scuola secondaria quali figure chiave per mantenere la corsa verso la crescita industriale e sociale. D. Il Ministro dell’Istruzione Guido Gonella in merito al tema della scuola 11-14 anni, all’in- terno del Disegno di Legge n. 2100 del 13 luglio del 1951, aveva proposto una soluzione: l’istitu- zione della scuola media unitaria tripartita con il ramo «normale» affidato ai maestri. Una pos- sibilità che si presentava ragionevole o perlome- no degna di discussione parlamentare. Se realiz- zata avrebbe permesso, a partire dalla maggiore diffusione territoriale della scuola elementare, una veloce ed economica estensione del triennio postelementare, avviando negli altri due rami, affidati agli insegnanti di scuola media, un’ulte- riore semplificazione del complesso sistema di soddisfacimento dell’obbligo scolastico. Tutta- via, dopo il luglio ’51, l’On. Segni che successe a Gonella non si impegnò né nel proseguire il dise- gno riformatore gonelliano né tanto meno nel ri- solvere il problema, del diritto-dovere all’istru- zione scolastica fino al 14esimo anno d’età. Quali sono le ragioni sottese allo stallo dell’ini- ziativa politica dei cattolici, in tema d’istruzio- ne, nel lasso di tempo che intercorre tra gli anni finali del centrismo degasperiano e l’avvento del primo centrosinistra? R. Gonella nel disporre il Disegno di Legge n. 2100 cercò una sorta di compromesso tra le due posizioni dell’AIMC e dell’UCIIM. Da parte del Mi- nistro e, quindi, della classe politica il provare a trovare un accordo su un nodo così delicato fu un tentativo più che comprensibile. Tuttavia, la si- tuazione che si era andata creando avrebbe reso qualsivoglia accordo sterile o altamente perico- loso; tant’è che il compromesso prospettato sul- la scuola degli 11-14 anni, non soddisfò né l’AIMC né l’UCIIM. L’AIMC era ben consapevole che l’in- dirizzo «normale» della postelementare avrebbe avuto all’inizio un sicuro successo destinato, pe- rò, a degradarsi, sul lungo periodo, come opzio- ne per gli alunni meno capaci. Un indirizzo che, con il passare degli anni, era destinato a diven- tare residuale rispetto alle altre due opzioni, a carico dagli insegnanti medi, molto più autorevo- li sul piano dei programmi e dell’organizzazione. Da parte dell’UCIIM, invece, vi era la paura op- posta. Si riteneva che, per motivi economici ed organizzativi, non si sarebbe mai dato seguito al- la realizzazione di una scuola media di tipo se- condario. In quanto la postelementare - ovvero, nell’accezione del Ddl n. 2100, scuola media ad indirizzo «normale» - facilitata dalla sua attua- zione, all’interno dei preesistenti plessi di scuola elementare, avrebbe eroso, per maggiore fatti- bilità e risparmio, lo spazio per gli altri due indi- rizzi condannati a rimanere sulla carta. L’UCIIM riteneva, quindi, che il Governo avrebbe dato vi- ta, per una serie di ragioni pratiche e di bilancio, soltanto all’indirizzo «normale» destinato a dif- fondersi nelle città, zone rurali e montane di tutta Italia. Inoltre, in prospettiva UCIIM, l’ac- cettazione di questo compromesso avrebbe ac- creditato l’idea per la quale si preservava all’éli- te, pur avendo istituito la scuola media unitaria, un percorso preferenziale nei due rami alternati- vi a quello «normale». Di nuovo, quindi, la vexa- ta quaestio : da una parte una scuola di tipo se- condario per un’élite socioeconomica; dall’altra la postelementare per i poveri destinati ad usci- re, una volta assolto l’obbligo, dai percorsi d’istruzione e formazione. Queste le diverse ra- gioni per cui AIMC e UCIIM si trovarono a conte- 17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012
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