Novembre-Dicembre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 16 opportuno evidenziarlo, di scuola secondaria. Una scuola, con i professori e con le discipline organizzate in un curriculum ben definito, che inserisce lo studente all’interno di una dimensio- ne secondaria e, perciò, è in discontinuità con l’istruzione precedente. A fronte di questo tipo di progetto vi sono delle ragioni sicuramente le- gate ad una più elevata sensibilità culturale. Il discorso dell’AIMC è chiaro, le sue motivazioni sono facilmente comprensibili. Le logiche del- l’UCIIM, invece, sono assai più sofisticate e, a volte, difficili da spiegare essendo meno popolari pur se più capaci di interpretare le esigenze fu- ture. Le ipotesi postulate dall’UCIIM nel ’47-’48 e poi negli anni ’50 a favore della scuola media unitaria - poi più tardi, negli anni ’60, unica - at- testano una lungimiranza culturale difficile da sostenere in quegli anni; tant’è che la posizione dell’UCIIM, spesso e per lungo tempo, rimarrà isolata anche rispetto ad altre associazioni, lai- che e di sinistra, di insegnanti medi più favore- voli alle esigenze della scuola popolare. L’Unio- ne, quindi, resterà unica voce a rivendicare la scuola media unitaria e poi unica, non trovando, peraltro, interlocutori nell’ambito politico. L’UCIIM aveva, pertanto, posizioni avanzatissime suffragate, però, dai risultati, al tempo non mol- to diffusi in Italia, della più recente e significati- va psicologia dell’età evolutiva. Il riferimento, chiaramente, è alle ricerche che J. Piaget aveva condotto, all’istituto J. J. Rousseau di Ginevra, riguardo lo sviluppo dell’intelligenza e del lin- guaggio. Studi attestanti un fatto molto signifi- cativo: il modo di ragionare del soggetto muta radicalmente allorquando si passa dalla fascia 6- 10 anni a quella degli 11-13 anni. Queste acquisi- zioni scientifiche facevano da sfondo legittiman- te al progetto dell’UCIIM per il quale: la scuola del preadolescente non poteva essere in nessun modo analoga a quella del fanciullo. Infatti, sia i modi di ragionare che le categorie mentali, in relazione alle precedenti fasce d’età, sono dissi- mili e, perciò, diventava necessario organizzare differentemente la trasmissione del sapere e l’apprendimento rispetto a quanto si faceva nel corso d’istruzione elementare dai 6-10 anni. La scuola per il preadolescente, pertanto, non può più essere quella del fanciullo e dovrà cambiare la modalità di organizzazione del sapere se si vuole rendere, realmente, mezzo efficace di educazione ed istruzione dei giovani. Inoltre, il progetto UCIIM si legava ad un’idea di scuola quale strumento principale per rafforzare la de- mocrazia del Paese perché, una volta garantito l’accesso di tutti alla nuova scuola media, si sa- rebbe offerto ai giovani la possibilità di crescere socialmente e di avere maggiori possibilità di au- torealizzazione. Il 14esimo anno d’età, in questa prospettiva, non era più da considerarsi l’arrivo di un processo di scolarizzazione, ma semmai il punto di partenza per una formazione più ampia e articolata che consentisse un vero salto di qua- lità per tanti giovani non solo scientifico, cultu- rale e scolastico ma, anche e soprattutto, so- cioeconomico. Si sarebbe avviata, attraverso la scuola media unitaria e poi unica, una democra- tizzazione dell’accesso alla secondaria superiore per diplomarsi oppure, addirittura, per accedere all’università. Una scuola che, nell’idea del- l’UCIIM, doveva farsi fattore di autentica mobili- tà sociale. Il problema, in questa accezione, non era quello di assicurare a tutti la possibilità di acquisire un’istruzione fino al 14esimo anno d’età, ma consisteva nel consentire alla maggior parte dei giovani arrivati al 14esemo anno d’età di poter poi accedere alla scuola secondaria su- periore e attraverso questa anche all’università alfine di compiere un salto davvero significativo e di qualità. D. A cavallo tra gli anni ’40 e ’50, grazie alle traduzioni di Aldo Agazzi, inizieranno a diffon- dersi in Italia gli studi di Sergej Hessen. Quanto influiranno le tesi del pedagogista russo-polacco nella costruzione dell’idea di una scuola media democratica e di cultura portata avanti, con forza, dall’UCIIM? R. Hessen è uno dei teorici di una scuola de- mocratica che non è più la scuola elementare. La vera scuola democratica è quella scuola che consente il passaggio dalla scuola di popolo alla scuola di cultura. Là dove la cultura non è più appannaggio esclusivo dell’élite, ma è per tutti. Nella misura in cui si riesca a creare un segmen- to scolastico che consenta alla maggior parte delle persone di accedere ad un’istruzione am- pia, articolata e specializzata. Il ragionamento di Hessen, quindi, supera la dicotomia scuola del popolo e scuola di cultura che è la dicotomia della riforma Gentile, peraltro, tipica della scuo- la casatiana. Su questo versante la scommessa dell’UCIIM è di fare dell’assolvimento dell’obbli- go scolastico il punto di partenza per un innalza- mento vero dei livelli d’istruzione e formazione. Si pensi, inoltre, che di lì a poco, terminata la ri- costruzione, il Paese attraverserà, fine anni ’50 inizi anni ’60, la stagione del boom economico. L’Italia di quegli anni corre e produce in maniera straordinaria, tuttavia rischia di arrestare questo sviluppo produttivo per l’assenza di figure chiave per la produzione industriale: operai specializza- ti e tecnici. Figure professionali che la scuola italiana non poteva formare in numero sufficien- te, in quanto la maggior parte degli studenti si arrestava perlopiù dopo il conseguimento della quinta elementare. Per colmare l’allora grande gap fra il fabbisogno del mercato del lavoro e la
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