Novembre-Dicembre-2012
questo triennio di completamento dell’obbligo. Si aprirà, a partire da questo nodo problemati- co, la discussione che riguarderà assieme all’in- tero mondo della scuola tutte le forze politiche ed avrà il suo acme nell’Inchiesta e nella pro- spettata riforma Gonella del 1951 di cui furono attivi protagonisti, dal punto di vista propositivo e progettuale, proprio le due associazioni pro- fessionali di categoria AIMC e UCIIM. D. Qual era la posizione dell’AIMC rispetto alla questione della scuola 11-14 anni nella prospetti- va dell’espletamento dell’obbligo scolastico? R. L’AIMC si farà promotore di una proposta così riassumibile: triennio dell’obbligo scolastico 11-14 anni articolato come terzo ciclo della scuola elementare da affidare, quindi, ai mae- stri. Una struttura scolastica, a carattere orien- tativo e formativo, all’interno della quale i gio- vani, agevolati dalla continuità didattica, avreb- bero dovuto sviluppare i loro propositi per il fu- turo, in vista di un eventuale inserimento nel mondo del lavoro. Un terzo ciclo di scuola ele- mentare che, pur essendo diverso dal ciclo pre- cedente 6-11 anni, mantiene la caratterizzazione di scuola elementare: per evitare ogni forma di possibile trauma, addolcendo un passaggio altri- menti troppo duro. La scuola elementare, come si è ricordato in precedenza, è tradizionalmente scuola per tutti. È necessario per l’AIMC conser- vare questo importante aspetto contraddistin- guente la scuola elementare come istituto au- tenticamente popolare che, non presentando alti livelli di difficoltà, non diviene mai discriminan- te in partenza. La posizione dell’AIMC muove da una considerazione che è insita nella mentalità dei maestri italiani. Il ragionamento di partenza è molto semplice come ribadiranno i dirigenti dell’AIMC a partire da Maria Badaloni: la scuola dell’obbligo è tradizionalmente coincisa con la scuola popolare; tant’è che l’obbligo scolastico, dai tempi di Coppino, è stato sempre espletato attraverso la scuola affidata ai maestri. In defini- tiva: la scuola elementare coincide con scuola popolare e, pertanto, l’obbligo scolastico equi- vale all’assolvimento del dovere di frequentare una scuola affidata ai maestri. Vi è, quindi, un forte richiamo nazionale legato ad una tradizio- ne secolare che aveva visto i maestri elementari essere gli educatori del popolo. Tuttavia, al di là della metafora del maestro educatore del popolo vi era, elemento tutt’altro che secondario, una serie di esigenze più concrete che occorre tene- re presente. In una situazione economica e so- ciale come quella dell’Italia del secondo dopo- guerra, alle prese con la dura fase della ricostru- zione postbellica, se si voleva, fin da subito, cer- care di rendere la scuola più democratica, attra- verso l’operatività del principio costituzionale dell’obbligo scolastico fino al 14esimo anno d’età, occorreva, al più presto, realizzare quelle scuole capaci di ottemperare ai dettami della Costituzione. La strada più funzionale per la rea- lizzazione di questo scopo non poteva che essere quella suggerita dall’AIMC: in ogni plesso di scuo- la elementare basterà istituire ulteriori tre classi (sesta, settima e ottava) ed ecco che, affidando ai maestri la gestione di queste scuole, si potrà procedere alla costruzione dei programmi didat- tici e partire, velocemente, con la nuova scuola dell’obbligo. Viceversa, faranno notare i mae- stri, sarebbe molto più complesso e costoso do- ver costituire un plesso a parte di scuola media unitaria - ipotesi, come si vedrà meglio in segui- to, sostenuta dall’UCIIM - che nella sua articola- zione proponeva un progetto, chiaramente, di- verso e distaccato dall’idea di scuola elementa- re. Su questo aspetto è, quasi inutile dire, come i maestri dell’AIMC avessero buon gioco nel ri- vendicare la loro posizione maggiormente reali- stica e più fattibile. Inoltre, si può aggiungere - pur se per evidenti ragioni di comunicazione questo dato verrà poco sottolineato dall’AIMC - che vi era, proprio con la fine della Seconda Guerra Mondiale, una notevole flessione, nel corso degli anni ’50 sempre più rilevante, del- l’occupazione magistrale. L’AIMC non poteva non interrogarsi sul problema della disoccupazione magistrale che vedeva un preoccupante rapporto inversamente proporzionale tra il numero dei di- plomati dell’Istituto magistrale e quello dei mae- stri occupati a scuola. Tale problema, nient’af- fatto trascurabile, spingerà l’AIMC verso una for- te attenzione alle esigenze di categoria e, quin- di, a rivendicare per sé la creazione della poste- lementare quale significativa opportunità di la- voro per tanti provetti maestri che uscivano dall’Istituto magistrale. D. Quali erano, invece, le ragioni che moti- varono l’UCIIM a spendersi per una scuola media unitaria di carattere secondario articolata assai diversamente rispetto al corso quinquennale elementare? R. La prospettiva UCIIM è molto diversa da quella dell’AIMC ed è in discontinuità con una tradizione secolare che aveva visto i maestri ele- mentari essere gli educatori del popolo. L’UCIIM si propone di organizzare il triennio 11-14 anni come scuola media di tipo unitario articolata in tre indirizzi: classico, scientifico e pratico. Tre rami che, già in partenza, possono determinare le scelte future dei giovani, in quanto l’intera gamma della successiva scuola secondaria dove- va trovare nel precedente ciclo, scuola media, un’opportuna fase propedeutica. Si parla, ed è 15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012
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