Novembre-Dicembre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 14 ti, una netta divisione. Per le classi popolari vi era una formazione estremamente ristretta, massimo fino alla quinta elementare, basata su- gli elementi di un sapere minimo atto a consen- tire l’accesso ai livelli più bassi del mondo del lavoro. Per l’élite, contrariamente, si prevedeva una scuola che arrivasse fino all’università abili- tando all’esercizio delle professioni liberali: una vera scuola, in senso classico e tradizionale, di formazione. Questa idea molto classista della scuola viene intesa da AIMC e UCIIM in tutto il suo anacronismo e, perciò, l’obiettivo del loro operato, oltre alla tutela della scuola cattolica, si identifica con la volontà di modificare, attra- verso una profonda democratizzazione, l’obsole- to impianto scolastico. AIMC e UCIIM, proprio in merito a tale obiettivo, svolgeranno, nel secon- do dopoguerra, un ruolo fondamentale. Si trat- terrà di modificare dall’interno l’impianto genti- liano - scuola per l’élite in stretta continuità con la tradizione ottocentesca - a favore di un’organizzazione maggiormente democratica che consenta, in attuazione di quelli che saran- no poi i principi costituzionali, a tutti coloro che hanno volontà e qualità di poter, a prescindere dalle condizioni socioeconomiche di partenza, aspirare ai livelli massimi dell’istruzione. La scuola, quindi, come un fattore di ascesa socia- le e di autentica democrazia. Questa è la gran- de scommessa che AIMC e UCIIM, pur operando in ambiti diversi, porteranno avanti negli anni del secondo dopoguerra. È, propriamente, un merito di queste due associazioni e nel com- plesso dell’associazionismo cattolico l’aver po- sto a tema questa istanza e l’aver insistito af- finché la classe dirigente democristiana e non solo, nei primi dieci anni del secondo dopo- guerra, recepisse, tanto da inscriverla nel- l’agenda politica, l’idea della scuola come strumento di democratizzazione. La riforma di Gonella, ma anche tutto ciò che verrà dopo - le riforme degli anni ’60 e la coda del riformismo di centro sinistra durante gli anni ’70 - è un’emanazione di questa nuova sensibilità che poi sarà regolarmente assunta anche da altre associazioni magistrali, laiche e di sinistra, che faranno propria l’originalità di queste intuizio- ni. Tuttavia, queste intuizioni nascevano dal cuore di un cattolicesimo democratico profon- damente avvertito dell’importanza della cen- tralità della questione scolastica in Italia, co- me dimostra una riflessione di Aldo Moro, del ’46-’47, pronunciata all’interno di un interven- to pubblico, là dove lo statista afferma che: «La questione scolastica è questione importan- te tanto quanto la questione meridionale». Una tale affermazione, detta da un uomo del meri- dione, sorprende non poco. Ma, in fondo, come non accordargli piena ragione? D. Se tra le due associazioni di categoria vi era questo ideale comune denominatore, non poche, di contro, erano le distanze in merito al- l’organizzazione della struttura scolastica. Intor- no a quali nodi problematici si andava svolgendo la dura contrapposizione tra le due associazioni professionali cattoliche? R. È chiaro che AIMC e UCIIM siano portatrici di una visione, profondamente, differente ri- spetto al ruolo che la scuola deve svolgere. L’AIMC era maggiormente preoccupata che la scuola elementare rimanesse l’istituzione popo- lare per eccellenza. Una scuola di tutti, là dove la figura del maestro, in continuità con la por- tata storica di tale ruolo, rimanesse centrale all’interno dei processi di alfabetizzazione, istruzione ed educazione della masse popolari. L’UCIIM, di contro, sosteneva un progetto più in- novativo concentrato - al di là della giusta pre- occupazione per l’innalzamento dei livelli di al- fabetizzazione e scolarizzazione - sul render possibile per la maggior parte dei giovani, licen- ziati dalla scuola elementare, l’accesso agli stu- di della secondaria e dell’università. È necessa- rio ricordare, oltre la dissimile disposizione psi- cologica di partenza delle due associazioni, co- me queste si collocheranno rispetto alla riforma Gonella e, al conseguente, tema della scuola 11-14 anni. Per comprendere meglio le dicoto- mie tra le due associazioni, tra il finire degli an- ni Quaranta e gli inizi degli anni Cinquanta, si rendono necessarie alcune premesse. Nel 1947, durante l’elaborazione della Costituzione, si stabilirà un principio, già fortemente consolida- to nelle coscienze democratiche, atto a creare le condizioni affinché l’obbligo scolastico si estendesse, nessuno escluso, almeno fino al 14esimo anno d’età. Quindi, l’Assemblea costi- tuente lanciò, da subito, un’importante sfida al mondo della scuola e della politica. Non solo il quinquennio elementare, ma anche il triennio 11-14 anni doveva avere caratteristiche tali af- finché tutti gli alunni potessero frequentare e completare l’obbligo scolastico, indipendente- mente, dalle scelta successive. È una sfida che solo apparentemente sembra semplice ma, in verità, è, per tutta una serie di problemi, assai complicata. Si doveva, infatti, creare ex novo una scuola 11-14 anni atta al completamento dell’obbligo e, quindi, realmente fruibile da tut- ti i preadolescenti italiani. Il problema che si porrà, dunque, nasceva a partire dalla constata- zione che le scuole esistenti fino a quel momen- to per gli 11-14 anni non erano scuole, autenti- camente, popolari, non erano strutturate per consentire l’accesso a tutti gli alunni per l’espletamento dell’obbligo scolastico. Vi era, pertanto, da pensare alla forma, al modello di
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