Novembre-Dicembre-2012
AIMC E UCIIM NELLA POLITICA SCOLASTICA DEL SECONDO DOPOGUERRA Roberto Sani, Ordinario Dipartimento di Scienze della Formazione, Beni Culturali e del Turismo - Università di Macerata D. I lavori per l’Inchiesta nazionale - voluta, sul finire degli anni ’40, dal Ministro dell’Istru- zione Guido Gonella - videro sia l’UCIIM che l’AIMC attivi protagonisti nell’elaborazione del primo passaggio verso la realizzazione di quella che doveva essere la prima «riforma dal basso» del sistema d’istruzione italiano. Entrambe le associazioni professionali sentivano una comune e forte volontà di liberarsi dall’impostazione gentiliana per avviare una nuova stagione che, congiuntamente, ad una riforma strutturale del- la scuola italiana si facesse interprete di una rinnovata consapevolezza pedagogico-didattica più attenta agli aspetti psicologici e sociali della singolarità dello studente. Potrebbe, propedeu- ticamente, esporre il contesto storico che vedrà l’inizio e il progressivo strutturarsi dell’impegno delle due associazioni professionali di categoria per la politica scolastica italiana? R. Lei ha già fatto una premessa chiarendo alcuni punti essenziali. Tuttavia volendo inqua- drare la rinascita – per certi versi la rinascita ex novo – di queste associazioni degli insegnanti bi- sognerà intendere il clima del secondo dopo- guerra. È un contesto effervescente segnato da una comune preoccupazione sentita sia dalla maggioranza, Democrazia Cristiana e partiti laici minori, che dall’opposizione socialcomunista: la scuola è un ganglio vitale, un nodo centrale per la realizzazione del sistema democratico nel no- stro Paese. Si riteneva che attraverso la scuola e il lavoro degli insegnanti passasse gran parte del processo volto a fare del Paese - uscito da una guerra distruttiva, da vent’anni di totalitarismo fascista, da un’arretratezza complessiva dal punto di vista culturale e politico - una nazione democratica da allineare agli altri paesi euro- pei. Sulla scuola si concentrerà, fin da subito, l’attenzione di tutte le forze politiche e, a par- tire da quest’ultima, si aprirà la grande batta- glia della modernizzazione del Paese e della so- cietà italiana. Tuttavia, in questo contesto, il mondo cattolico si dimostrerà ancor più sensibi- le di altri ambienti, laici e socialcomunisti, in quanto, fin da subito, coglie l’esigenza, matura- tasi fin dalla metà degli anni ’30, di una presen- za forte all’interno di quelli che erano i princi- pali attori della vita scolastica e cioè gli inse- gnanti di ogni ordine e grado. Non è un caso che, nel ’44, pur con legami diversi all’interno dell’Azione Cattolica, nascevano le due associa- zioni: AIMC e UCIIM. Entrambe scaturivano, pe- rò, da una riflessione avviata negli anni prece- denti, ancora in pieno Ventennio, su quello che doveva essere la presenza cristiana, all’indoma- ni della caduta del fascismo, e su come si sareb- be dovuto operare nella società. È il famoso te- ma che, già nella seconda metà degli anni ’30, si svilupperà all’interno di alcuni rami dell’Azio- ne Cattolica, Movimento Laureati Cattolici e la Federazione degli Universitari Cattolici Italiani, inerente la relazione tra vita professionale e animazione cristiana della società. AIMC e UCIIM, all’interno di questa ampia riflessione, affronteranno, però, preoccupazioni particolari, frutto di esigenze del tutto nuove, connesse ai mutamenti che di lì a poco avrebbero investito il sistema scolastico. Una, di queste preoccupa- zioni, consisteva nell’aver ritenuto non più suffi- ciente, contrariamente al recente passato, ani- mare e alimentare una corsia di scuole confes- sionali concomitante a quella della scuola pub- blica. Una strategia, dalle reminiscenze otto- centesche, sorretta sulla scommessa di edificare un binario parallelo quale alternativa cattolica alle scuole pubbliche considerate troppo laiciz- zate e, quindi, pericolose per la formazione dei giovani. Questo proposito resterà, però, ineva- so. Di fatto le scuole cattoliche non riusciranno, sul piano quantitativo, a proporsi come totale alternativa alla scuola statale. Occorreva, per- tanto, sviluppare una presenza molecolare, as- sai maggiore di quella che era stata sviluppata nei decenni precedenti, dentro la stessa scuola pubblica là dove la maggior parte dei giovani andava formandosi. L’altra grande preoccupa- zione, non di minor problematicità, concerneva l’organizzazione stessa della scuola che così co- me si presentava - al di là delle macerie, delle distruzioni all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale - aveva caratteristiche estre- mamente arretrate assieme ad un’ideologia pro- fondamente conservatrice. Era una scuola so- prattutto rivolta alle élite che interessava pochi e presentava, fin dalle origini con la Legge Casa- 13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012
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