Novembre-Dicembre-2012

11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 per la capacità di proporre agli allievi «una stra- da non predeterminante». Un’ulteriore possibili- tà di fruire di un triennio scolastico di sviluppo orientato in continuità, da una parte, con l’istruzione primaria e, dall’altra, con la secon- daria superiore. Una scuola chiamata ad abban- donare drasticamente l’idea della selezione del- la classe dirigente per farsi promotrice del me- lius esse proprio di ciascun alunno. Una nuovo assetto scolastico, poggiato su altrettanto inno- vativi e solidi riferimenti pedagogici, legittima risposta alla domanda formativa delle masse po- polari che, nel nuovo ordine democratico, anda- vano assumendo maggiore importanza soprattut- to nella prospettiva della progressiva dismissio- ne dell’economia rurale a favore dell’avvento dell’industrializzazione. Il provvedimento legislativo del ’62 - al di là dell’avvento della scuola di massa e dell’indu- strializzazione - ha, però, un chiaro e propedeu- tico corredo valoriale. Si può intendere l’intro- duzione della scuola media unica come uno dei positivi epifenomeni della rinnovata partecipa- zione, dopo il lungo esilio risorgimentale, dei cattolici alla vita civile e politica del Paese nel secondo dopoguerra? R. La risposta è positiva. L’apporto del mon- do cattolico - in particolare quello del gruppo di studiosi che Nosengo raccolse intorno a sé tra il ’56 e il ’62 - è, sicuramente, rilevantissimo. Ol- tre alla figura dello stesso Nosengo, come non ricordare Aldo Agazzi ed altri importanti prota- gonisti della stagione di riforma: Carlo Perucci, Pasquale Modestino e Cesarina Checcacci. Tutte figure che, in vario modo, seppero dare a que- sto modello di scuola un’impronta significativa. Un ulteriore contributo fondamentale, per la costruzione della nuova scuola media, assieme a quello del già citato gruppo di studiosi, arrivò dalla rivista «Scuola e didattica». Per l’attua- zione delle riforme scolastiche, infatti, non è sufficiente il solo intervento legislativo. Spesso si deve modificare un costume e sono, quindi, necessari altri importanti passaggi. Uno tra que- sti passaggi, ineludibili e fondamentali, era quello inerente l’aspetto metodologico. Inutile, infatti, affermare l’avvento di una «scuola nuo- va», se poi: i metodi, le prassi, le consuetudini didattiche, i libri e l’editoria scolastica restano invariati e cioè del tutto uguali a quelli della «vecchia scuola». Il grande merito, quindi, del mondo cattolico organizzato - soprattutto dell’UCIIM e della casa editrice La Scuola - è stato quello di saper iniettare nella realtà sco- lastica le vere novità. L’UCIIM e l’editrice La Scuola rappresentarono due punti di riferimen- to, storicamente ineccepibili, dimostrandosi in- terlocutori ideali capaci di agire sul piano del- l’organizzazione della «nuova scuola». La scuola media unica è certamente nata, dal punto di vi- sta legislativo, con il dispositivo prima ricorda- to, tuttavia diventò una scuola reale nel mo- mento in cui varie forze culturali (UCIIM, Movi- menti dei Circoli della Didattica, ecc..) si impe- gnarono nel veicolare le novità, formulando va- lidi supporti pedagogici e didattici. Non si può, ciononostante, affermare che sia una riforma dei soli cattolici, anche forze laiche agirono, secondo le loro prospettive, a favore della rea- lizzazione della media unica. Un’innovazione, tuttavia, non pienamente recepita e, peraltro, violentemente e ingiustamente attaccata nella stagione del ’68 . In quel periodo, si incolpò la scuola media unica di essere ancora un istituto classista. In tal senso, come non ricordare sia il saggio di Barbagli e Dei «Le vestali della classe media», sia le severe critiche che giunsero da Don Milani attraverso il noto libro, scritto dai suoi ragazzi di Barbiana, «Lettera ad una pro- fessoressa». Questi scritti che hanno, certamen- te, lo scopo di «scuotere le acque» e di affer- mare l’impossibilità di arrestarsi alla riforma del ’62, peccano, talvolta, di eccessiva sempli- ficazione della complessità che porta in sé ogni significativo tentativo di trasformazione. Non bisognerà, pertanto, dimenticare che il corpo docente addetto all’insegnamento, nella nuova scuola media, era il risultato di due differenti professionalità. Una rappresentata dagli inse- gnati dell’avviamento che si differenziavano per una mentalità e un approccio specifico più orientato alle problematiche connesse al lavo- ro; l’altra componete di docenti era quella dell’antica scuola media, con il latino, destina- ta a preparare gli studenti per il liceo. Ora, la mescolanza di questi due tipologie di docenti presentò diversi problemi e molti anni occorse- ro, congiuntamente ad un ricambio generazio- nale, affinché taluni presupposti dell’unicità di- ventassero realtà. D. Sfogliando la Premessa generale ai pro- grammi della Legge 31 dicembre 1962, n. 1859 si notano diversi ed importanti richiami atti alla valorizzazione della persona dello studente e dell’insegnante visto come un professionista che agisce in libertà e responsabilità. Emerge, alme- no sulla carta, un’idea di scuola atta alla matu- razione dei singoli alunni attraverso lo sviluppo delle inclinazioni, delle attitudini e degli inte- ressi propri di ciascun allievo. Quest’ultimo, inoltre, considerato a partire dalle caratteristi- che psicologiche connesse all’età, viene inseri-

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