Novembre-Dicembre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 10 maginare che un ragazzo presente a scuola fino al 16esimo anno d’età, dopo due o tre anni, sia così in difficoltà tanto da inventare una nuova lingua, quella degli SMS, perché non è più in gra- do di scrivere poche righe su un foglio di carta. D. La scuola media unica, inoltre, rappresen- tò la condizione necessaria per un ripensamento della scuola di avviamento. Un istituto che, as- solvendo l’onere del completamento dell’istru- zione primaria, avrebbe dovuto dare, senza pe- raltro costituire la precondizione per l’accesso agli istituti tecnici, un prima infarinatura pro- fessionale in svariati settori della produttività. Tuttavia, appariva chiaro, già negli anni ’50, che l’istruzione professionale anteriore al 14esimo anno d’età, così come affermò Giovanni Gozzer, rappresentava un «assurdo pedagogico» e un «sperpero economico». Necessario pensare pro- pedeuticamente ad una scuola media unitaria a carattere orientativo e decidersi a favore del pieno inserimento dell’istruzione professionale all’interno dell’offerta formativa della seconda- ria superiore. Come si sviluppa in termini storico-pedagogi- ci l’idea di un sistema scolastico organico e in- terdipendente che a un primo periodo di cultura generale, scuola primaria, avvicenda un secondo periodo di sviluppo orientativo, scuola media, capace di guidare l’adolescente verso la scelta significativa della scuola superiore? R. Per dare risposta a questa domanda si do- vrà, anche in questo caso, fare una piccola ana- lisi della realtà della società italiana fino agli anni del «boom economico» che si collega ad una vecchia questione risalente, addirittura, agli anni ’70-’80 dell’Ottocento. La possibilità che i fanciulli, come si diceva un tempo, fossero più o meno precocemente avviati al lavoro è, in prospettiva odierna, giustamente scandalizzan- te. È, infatti, oggigiorno, ripugnante pensare che i bambini o i ragazzi molto giovani siano av- viati al lavoro. Il ragionamento, però, si presen- terebbe con caratteristiche radicalmente diver- se se si intendesse questa stessa questione con i criteri e le impostazioni sociali di un’economia a forte base di sussistenza; là dove la presenza del lavoro, anche infantile, era capace di assicu- rare, per molte famiglie, una condizione di vita un po’ meno disagiata. Un pedagogista, in fama di moderato progressismo, come Aristide Gabel- li, intorno agli anni ’80, non era, affatto, pre- giudizialmente contrario al lavoro dei fanciulli 12enni. Il Pedagogista, naturalmente, esigeva che ci fossero delle precise condizioni a tutela di questi bambini: nessuna esagerazione nel- l’orario di lavoro, nessun lavoro particolarmente affaticante e altri aspetti di uguale tutela. È, propriamente in questa logica, che bisognerà in- tendere la fortuna della scuola di avviamento professionale intrapresa agli inizi degli anni ’30. Era una scuola capace di unire in sé due aspetti. Il primo consistente nel garantire alle famiglie della piccola e media borghesia urbana, senza grandi possibilità di far proseguire i propri figli negli studi, la possibilità di iscriverli all’avvia- mento evitando che si arrestassero alla sola scuola elementare. Il secondo aspetto, sempre a favore del successo della scuola di avviamento come fenomeno tipicamente urbano, è sicura- mente da ricercarsi nella sua organizzazione che, per il ceto sociale precedentemente ricor- dato, rappresentava una soluzione ideale: una scuola fino al 14esimo anno d’età che, al con- tempo, orientava i giovani verso una professione per un inserimento immediato nel mondo del la- voro. Quindi, è possibile affermare, per l’insie- me delle precedenti ragioni, che la scuola del- l’avviamento professionale, per quasi un quarto di secolo, abbia esercitato un benefico influsso. Naturalmente sia il «boom economico» che il mutamento della mentalità - anche e soprattut- to dal punto di vista civico con l’idea di una de- mocrazia più ampia di quanto non fosse durante il fascismo - apriranno la strada ad un ripensa- mento totale della stessa stagione della preado- lescenza. Nella sua domanda veniva citato Goz- zer. Egli fu uno dei grandi paladini di questa idea di superamento della scuola di avviamento si chiedeva, infatti, se entro l’undicesimo anno d’età fosse già possibile scegliere il proprio fu- turo. La scelta, infatti, prima del ’62, avveniva e con conseguenze molto rilevanti. Dalla scuola di avviamento, invero, si accedeva esclusiva- mente alla scuola tecnica e, poi, soltanto dopo aver superato esami integrativi, era possibile tentare la strada dell’istituto tecnico. Il giova- ne, quindi, si trovava di fronte ad una scelta piuttosto drammatica e, inoltre, irreversibile. Gozzer stesso, riferendosi a questo sistema d’istruzione, coniò la formula della «scuola a canne d’organo»: scuole che, come le canne d’organo, non erano tra loro comunicanti. Per- tanto, l’esito della riflessione pedagogica - sot- tolineando, pero, che quest’ultima non si realiz- za mai in un vuoto pneumatico, ma all’interno dei diversi stimoli provenienti della società - ap- proderà, negli anni ’50, a pensare alla preadole- scenza non più come un’età per l’avviamento al lavoro, bensì come un’età di orientamento. D. La nuova scuola, come affermato in suo interessante contributo del 1988, si distingueva
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