Novembre-Dicembre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2012 8 UNA SCUOLA PER TUTTI AMISURA DI CIASCUNO Giorgio Chiosso, Ordinario Facoltà Scienze della Formazione, Università di Torino D. La scuola italiana resterà, fino agli inizi degli anni ’60, nella sua struttura quasi del tutto identica alle progressive sistematizzazioni rea- lizzatesi - non in assoluta discontinuità con l’esperienza scolastica dell’Italia liberale neou- nitaria - durante il Ventennio grazie alle iniziati- ve di Gentile e di Bottai. Se a livello di program- mi scolastici diverse e significative evoluzioni si erano andate avviando, dopo l’esperienza del fascismo e prima degli anni ’60, poco o nulla si riusciva, invece, a cambiare - considerando, il fallimento della proposta riformatrice di Gonella che, peraltro, conteneva interessanti soluzioni per la scuola 11-14 - in merito agli ordinamenti. Con la Legge 31 dicembre 1962, n. 1859 na- sce la scuola media unica, prima importante ri- forma scolastica strutturale della stagione re- pubblicana, quali differenze rispetto all’impron- ta élitaria data all’istruzione secondaria dai go- verni dell’Italia liberale e del fascismo? R. Per dare risposta a questo interrogativo bisognerà, brevemente, considerare l’élite cul- turale italiana degli anni ’40 e ’50. Questa élite, anche di matrice cattolica, nutrita di cultura classica e cresciuta nel culto della scuola genti- liana era convinta che la severità scolastica fos- se una buona strategia atta ad assicurare una classe dirigente valida. Non avendo, a mente, questi aspetti diventa difficile immaginare: sia come mai si sia creata una continuità tra il si- stema scolastico del Ventennio e la scuola re- pubblicana; sia il motivo per il quale i tentativi messi in atto da Gonella non hanno sortito alcun effetto. Si dovrà ammettere che, in fondo, esi- steva un dato culturale e sociale impossibile da eludere per capire la gradualità, per non dire la lentezza, con la quale si percepì la necessità di un modello diverso di scuola. Quello nel quale, oramai, tutti siamo cresciuti e che, oggi, si defi- nisce «scuola di massa». Una scuola «aperta» che, diversamente dal sistema scolastico prece- dente, dismette il «modello piramidale» - una larga base destinata a tutti e un vertice destina- to a pochi – avvicendandolo con il «modello a ci- lindro». Attraverso il quale si cerca di perdere meno risorse possibili, rendendo il percorso sco- lastico più omogeneo fino alla soglia dell’univer- sità. Tant’è vero che, oggigiorno, il problema della scuola italiana è diventato quello della di- spersione: un numero di ragazzi, abbastanza al- to, che non riesce a restare nella «logica del ci- lindro». Bisognerà - per tornare agli anni ’40 e ’50 - aggiungere che era un’Italia fortemente ruralizzata dove molti bambini non completava- no, neppure, la scuola elementare. Gli edifici scolastici erano spesso molto malandati, precari e in taluni casi bombardati dalla guerra. Appari- va, quindi, difficile, anche dal punto di vista so- cio-politico, pensare ad una rapida estensione della scuola media, generalmente, intesa come un’opportunità riservata alla borghesia; contra- riamente alla scuola elementare, invece, perce- pita, già allora, nella sua matrice popolare. Questo spiega - ma non è opportuno inoltrarsi oltre nello scandagliare questi aspetti - le diver- se valutazioni che coesistevano in merito alla necessità di far proseguire i ragazzi, oltre la quinta elementare, nella postelementare o nella scuola media. Diverse resistenze, tuttavia, per- sistevano a sfavore della scuola media. Vi era, infatti, una diffusa mentalità per la quale alla scuola elementare - in quanto scuola del popolo secondo l’insegnamento di Giuseppe Lombardo Radice - spetta l’onere di questo tipo di scola- rizzazione. Il salto di qualità, verso la scuola media unica, pur essendo di natura prettamente culturale e pedagogica è scaturente da un più generale cambio di prospettive. Si comincerà, infatti, a sentire, se così si può dire, il profumo della modernizzazione intorno alla metà degli anni ’50 e da lì in poi si intensificherà il dibatti- to, a volte molto complesso, sulla scuola media. Alcune delle questioni dibattute potrebbero, ad oggi, apparire un po’ retrò. Si dibatteva, per esempio, su quanto latino fosse necessario sal- vaguardare nella scuola media. Un argomento, decisamente, obsoleto. Tuttavia, riconducendo il problema agli anni ’50, la questione del latino non poteva essere trascurata. In quegli anni, in- fatti, la cultura era fortemente nutrita dagli studi classici e il latino rappresentava il garante della serietà e della qualità della scuola. Si po- trebbe aggiungere a questo riguardo, un po’ pa-

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