“…e quindi uscimmo a riveder le stelle” 54 Dante, maestro di vita spirituale nel cammino verso Cristo, volto e cuore del mistero trinitario. Le virtù teologali della fede, speranza e carità. P. Giuseppe Oddone Dante è per i credenti, oltre che poeta dall’altissimo canto, un maestro di vita spirituale, un poeta che guida alla visione cristiana della vita ed alla conoscenza amorosa del mistero di Dio, uno nella natura e trino nelle persone. Egli si propone anche per i credenti come un modello di fede, di speranza e di carità, le virtù teologali infuse nel battesimo, che caratterizzano la vita cristiana. Abbiamo vari documenti ufficiali del magistero pontificio che confermano il valore cristiano della Divina Commedia. Benedetto XV infatti scrisse un’enciclica il 30 aprile 1921, ricorrendo il 6° centenario della morte del poeta. In essa afferma che Dante professò in modo esemplare la religione cattolica: fu nutrito di sapienza cristiana e pur polemizzando contro la mondanizzazione della Chiesa nei Papi e nella gerarchia, ritenne la Chiesa Madre piissima e sposa del Crocifisso. Egli deve alla fede cattolica la sua grandezza. Inoltre Paolo VI nella Lettera apostolica del 7 dicembre 1965 definisce il poeta “Il Signore dall’altissimo canto”. Egli è della religione cattolica, perché tutto spira amore a Cristo; afferma infatti che la fede “come stella in cielo in me scintilla” (Par. XXIV,147) e che essa è “questa cara gioia, sopra la quale ogni virtù di fonda” (Par. XXIV, 89-90). La Divina Commedia è un cammino di fede, di speranza e di carità, un “itinerarium mentis in Deum”. Il 25 marzo 2021 Papa Francesco ha presentato la sua lettera apostolica Candor lucis eternae e presenta Dante come profeta di speranza e testimone della sete di infinito che è nell’uomo. Dante sperava moltissimo di essere incoronato poeta cristiano sul fonte del suo battesimo, ma questo sogno non si realizzò mai nella sua vita. Solo nel 1965, sesto centenario della nascita del poeta, Paolo VI, memore di questo desiderio del poeta, fece collocare una corona d'oro col monogramma di Cristo nel Battistero di San Giovanni a Firenze, dove Dante era diventato cristiano. “Abbiamo felicemente potuto far sì che nel battistero del "mio bel San Giovanni" — dove, purificato dal sacro lavacro, divenne cristiano e fu chiamato Dante — con grande concorso di Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II - fosse incastonato in una corona d'alloro dorata il monogramma in oro di Cristo, dono da Noi inviato per attestare la grandissima riconoscenza del mondo cristiano per aver cantato in modo mirabile "la verità che tanto ci sublima" . (Paolo VI, Altissimi cantus, 15) Dante riassume nella sua opera tutta la tradizione culturale del laico cristiano del Medioevo e presenta il cammino di redenzione del singolo e dell’umanità. È evidente la finalità religiosa: ammonire gli uomini perché si ravvedano, ritrovino la guida della propria ragione e della fede cristiana, lottino per costruire sulla terra il regno di pace e giustizia, premessa per raggiungere la Gerusalemme celeste e l’incontro con il mistero di Dio. Il poeta non ha alcun dubbio sul fine ultimo dell’uomo, che si muove nel grande mare dell’essere, orientato ad un fine ben preciso, radicato nella sua stessa struttura di creatura razionale: è Dio ed il suo Paradiso. Il fine dell’uomo è l’incontro con Dio, Uno e Trino che ci trae a sé con moto, con desiderio e amore per l’unirci definitivamente con Lui nel mistero di Cristo, uomo Dio. (Cfr. Par. XXXIII ). Nell’ascesa al Paradiso, e precisamente nel cielo delle stelle fisse, alla presenza di tutti i santi, Dante viene esaminato sulla fede, sulla speranza e sulla carità, rispettivamente dagli apostoli, Pietro, Giacono e Giovanni, che per tradizione rappresentavano nei testi sacri queste
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