“…e quindi uscimmo a riveder le stelle” 26 La beatitudine evangelica, proclamata al termine di questa cornice dall’Angelo che cancella il terzo P dalla fronte di Dante, afferma Beati pacifici, beati i costruttori di pace, che non si lasciano dominare da un’ira distruttiva: “Senti’mi presso quasi un mover d’ala e ventarmi nel viso e dir: ‘ Beati pacifici, che son sanz’ira mala!’” (Purgatorio XVII, 67-69) La cornice degli accidiosi Nella quarta cornice vi sono i pigri o accidiosi, coloro che hanno evitato di fare delle scelte che possono costare lacrime, nella ricerca di una vita comoda e senza rischi. Ora per la pena del contrappasso corrono notte giorno quasi con un furore orgiastico per lo spazio circolare e due di loro davanti ad una grande schiera, una turba magna, gridano piangendo esempi di zelo e di alacrità e ricordano la visita di Maria alla cugina Elisabetta, dando rilievo al particolare evangelico con fretta, arricchito anche dal verbo corse: e due dinanzi gridavan piangendo: “Maria corse con fretta alla montagna...” (Purgatorio XVIII, 99-100) La beatitudine conclusiva afferma Beati qui lugent, beati quelli che piangono, che versano sulla terra lacrime compiendo scelte che costano per realizzare i loro ideali civili e religiosi. Essi nell’aldilà avranno le anime piene di consolazione (Cfr. Purgatorio XIX, 49-51). Anche gli ignavi dell’inferno che non si sono mai pentiti della loro pigrizia, pungolati da vespe e da mosconi, avevano il viso rigato di lacrime e di sangue. Dante sottolinea anche nel Purgatorio la sua concezione di vita attiva, e ritiene che bisogna saper mettersi in gioco, affrontando lacrime e sacrifici per vivere coerentemente, realizzare i nostri progetti e difendere i nostri valori. Cornice degli avari Qui si purificano coloro che durante la vita terrena furono avidi di denaro ed avari. Come penitenza per contrappasso sono stesi bocconi per terra con le mani e con i piedi legati. In un rito devozionale, proprio delle confraternite medievali, pregano con voci di pianto e di lamento ed invocano, come una donna che sia in procinto di partorire, Maria e ricordano la nascita di Gesù, il suo divin figlio, nato in una situazione di estrema povertà in una stalla e deposto in una mangiatoia. “Noi andavam con passi lenti e scarsi, e io attento all’ombre, ch’io sentia pietosamente piangere e lagnarsi e per avventura udi’ ‘Dolce Maria!’ dinanzi a noi chiamar così nel pianto come fa donna che in parturir sia; e seguitar: ‘Povera fosti tanto, quanto veder si può per quello ospizio dove sponesti il tuo portato santo’”. (Purgatorio XX, 16-24)
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