Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ un patto formativo , il che vale anche e soprattutto per quegli interventi che vengono definiti come “rieducativi”, in rapporto a situazioni di fatica o disagio, come avviene – per esempio – nelle comunità per il recupero di persone con problemi legati ad alcolismo, tossicodipendenza, ludopatia o altro. Lo stesso si dica per l’operatore pastorale che si occupa di persone adulte: un approccio di tipo meramente “trasmissivo” (peraltro inefficace anche con i bambini e i ragazzi) è particolarmente fuori luogo nel contesto dell’EDA, perché l’adulto non solo ha bisogno di confrontare costantemente e quotidianamente ciò che apprende e le consapevolezze che matura, con la propria esperienza e con i propri mondi vitali, ma è proprio “deontologicamente scorretto” mettere in campo azioni di formazione di persone in età adulta senza passare attraverso un patto formativo, esplicito, consapevole e condiviso. Quale pedagogia per la pastorale? L’arte educativa di Gesù Maestro Abbiamo già fatto cenno all’esistenza di una pluralità di paradigmi pedagogici 12 che muovono a loro volta da differenti premesse filosofiche. Vi sono paradigmi che si fondano su un criticismo di tipo scettico, in cui nulla si può dire della natura umana, ma al più puntare sul valore educativo di un impegno etico genericamente inteso 13 , come vi sono paradigmi pedagogici di impianto dichiaratamente personalista, che sono caratteristici della riflessione cristiana e certamente più compatibili con chi si muove all’interno di una visione dell’uomo fondata sul Vangelo. In altri termini vorremmo segnalare a chi si occupa di pastorale e va alla ricerca di strumenti e consapevolezze di tipo pedagogico-didattico la necessità di utilizzare – anche per la scelta dei contributi di tipo pedagogico – un saggio discernimento, che però è possibile solo se si dispone delle competenze necessarie per discernere tra i diversi paradigmi pedagogici. Non è affatto sufficiente affidarsi alla “moda” pedagogica del momento o al pedagogista che opera nell’Università “viciniore”. Purtroppo, ma su questo ritorneremo in conclusione, per esercitare un saggio discernimento tra le diverse proposte culturali (in ambito pedagogico) non bastano le competenze di tipo teologico, ma sarebbero necessarie competenze pedagogiche esplicite. In ordine a tale questione, il fondatore dell’UCIIM, Gesualdo Nosengo, ha avuto il coraggio di inserirsi in un dibattito pedagogico già vivo, affermando la decisione di rifarsi in modo esplicito alla “pedagogia di Gesù”, ovvero di riprendere l’arte educativa di Gesù Maestro (il maestro per eccellenza), inserendosi in una nobile tradizione, in cui possiamo collocare già Clemente Alessandrino (che dedica un’opera molto suggestiva alla figura di Gesù qualificato come Pedagogo ) e la prima enciclica formalmente dedicata al tema dell’educazione, la Divini illius magistri , del 1929, in cui Pio XI si rivolgeva agli educatori come “rappresentanti in terra del Divino Maestro”. Sulla scorta delle riflessioni suscitate, nel mondo cattolico, da tale enciclica Nosengo afferma che «bisogna perciò tornare allo studio diretto della condotta 12 Cfr. A. Porcarelli, Educazione e politica. Paradigmi pedagogici a confronto , FrancoAngeli, Milano 2012. 13 È la posizione di Antonio Banfi e Giovanni Maria Bertin, a cui si sono ispirati Franco Frabboni e i 80

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=