Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ la filosofia di quella scienza” 4 . Per definire in modo adeguato la pedagogia come scienza si potrebbe identificarla come un’arte morale e precisamente quell’arte che orienta le scelte nel campo dell’agire educativo/formativo, in modo che esse possano risultare sempre più sintoniche tanto con la natura profonda dell’educazione in quanto tale, quanto con le sempre più complesse condizioni storico-culturali in cui si situano le concrete azioni educative . Non è questa la sede 5 per approfondire il dibattito, anche molto articolato, in cui si confrontano diverse posizioni in merito all’identità epistemologica della pedagogia come scienza, semplicemente ci limitiamo a segnalare che tale dibattito si è fatto più complesso a partire dalla seconda metà del secolo scorso, quando la Pedagogia ha dovuto confrontarsi con il paradigma delle scienze umane. Il dibattito si è fatto molto vivo negli anni ’70, ma già negli anni ’50 Aldo Agazzi 6 aveva colto quale sfida (e quale sfortuna) sarebbe stata per la pedagogia un progressivo scivolamento verso le scienze dell’educazione, per le quali egli prevede un ruolo “interno” al sapere pedagogico (a cui rimarrebbe la “regia culturale” della conoscenza sull’educazione). Tornando al terreno di incontro tra Teologia pastorale e Pedagogia (in quanto scienze pratiche), possiamo sottolineare il fatto che la funzione principale di ogni scienza pratica è quella di illuminare l’azione, in tutte le sue fasi e sfaccettature, sia in riferimento ai fini per cui tale azione dovrebbe essere compiuta (in questo caso i fini dell’educazione, che si radicano nella concezione dell’umano a cui ogni pedagogista fa riferimento), sia in riferimento alle dinamiche che è più opportuno mettere in atto (come, ad esempio, il rapporto tra autorità e libertà, prossimità e distanza). Ma è proprio di una scienza pratica anche illuminare la capacità di riflettere durante l’azione, per cui ogni persona si può interrogare sul fatto di star agendo in modo consono alle esigenze dell’educazione della persona e/o dell’annuncio del Vangelo, e dopo l’azione stessa, per una sorta di “esame di coscienza” di ciò che si è fatto, al fine di rendersi conto della qualità morale (e in questo caso pedagogica e/o teologica) delle azioni concrete, che talvolta si mettono in atto dopo ponderata deliberazione, altre volte si mettono in atto in modo routinario e non del tutto consapevole. Va anche detto che la Pedagogia e la Teologia pastorale si configurano come scienze pratiche “al quadrato”, nel senso che considerano l’agire libero di un soggetto umano (l’educatore/operatore pastorale) che a sua volta si confronta con l’agire libero di altri soggetti umani (gli allievi, le persone che ci sono affidate nei percorsi di educazione/formazione) che – oltre ad essere tutte persone uniche ed irripetibili - possono liberamente reagire con le modalità più varie alle sollecitazioni educativo/formative dell’educatore e dell’operatore pastorale. Di qui l’importanza, per la Pedagogia e la Teologia pastorale, di dotarsi di strumenti efficaci sul piano empirico che permettano un 4 M. Laeng, Pedagogia , in: Id. (a cura di), Enciclopedia pedagogica , La Scuola, Brescia 1992, vol. V, col. 8855. 5 Rinviamo, per questo, al nostro volume: A. Porcarelli, Educazione e politica. Paradigmi pedagogici a confronto , FrancoAngeli, Milano 2012, in cui – nel presentare i diversi paradigmi pedagogici che hanno caratterizzato il dibattito del XX secolo – approfondiamo in modo specifico (oltre ai temi del rapporto tra educazione e politica) il modo in cui ciascun paradigma pedagogico definisce il posizionamento della pedagogia come scienza. 6 A. Agazzi, Saggio sulla natura del fatto educativo in ordine alla teoria della persona e dei valori , La Scuola, Brescia 1951, p. 187. 77
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