Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ libero di esprimersi pienamente, a cominciare dai precursori eccellenti, come Petrarca e Boccaccio. Attraverso la scienza in versi di T. Lucrezio Caro, ( De rerum natura ), emerge la figura del filosofo greco Epicuro (IV/III sec. a C.). La filologia diviene fattore essenziale dell’analisi autentica dei testi ritrovati. Nel 1487 Pico della Mirandola intendeva organizzare a Roma un Congresso di dotti, ai quali avrebbe presentato proprie tesi sulle verità essenziali comuni a tutte le filosofie, come base di accordo universale della cultura. Il discorso inaugurale Oratio de hominis dignitate ” Discorso sulla dignità dell’uomo” non fu pronunciato in tale sede, perché il Congresso fu annullato a causa dell’accusa di eresia avanzata dalla Chiesa alcune tesi. Così, con garbo poetico, Pico della Mirandola rielabora il mito biblico della creazione dell’uomo: “All’uomo, nel nascere, il Padre diè ogni vario seme e i germi di ogni specie di vita. Quali ciascuno avrà coltivato, codesti alligneranno e in lui produrranno i lor frutti. Se vegetali, diventerà pianta; se sensuali, bruto; se razionali, ascenderà anima celeste; se intellettuali, angelo sarà e figlio di Dio” (B. Cicognani, a cura di, G. Pico della Mirandola , Discorso sulla dignità dell’uomo, Firenze 1941, p.13). L’Umanesimo, lungi dall’essere semplice scoperta e lettura dei classici, o banale centralità dell’uomo, anticipa fortemente l’uomo moderno nella sua libertà di porsi domande, di aprirsi a esperienze culturali nel tempo e nello spazio, e infine di scegliere. Com’è noto, con il passare del tempo l’Umanesimo si isterilì, facendo prevalere l’erudizione sulla capacità di critica, di scambio e di elaborazione culturale. “Degenerò in accademia e retorica […] La filologia, da strumento di ricerca di valori umani, per un arricchimento dell’uomo posto dinanzi ad esemplari e a modelli di vita, divenne fine a se stessa e assorbì tutta l’attività dello studioso, che si impoverì nelle anguste strettoie della grammatica; e gli antichi nelle mani dei “grammatici” diedero luogo a una nuova pedanteria” (Germano Proverbio, Lingue classiche alla prova , Bologna 1981, p.2) Sotto vari aspetti, non solo grammaticali, l’umanesimo divenne un umanesimo delle parole senza cose -retorica fine a se stessa- fino a trasformarsi in umanesimo senza uomo: “l’uomo viene accettato, solo per una parte di sé - la ragione e la ragione logica - e non nella totalità del suo essere, che valorizza la ragione logica con la ragione intuitiva, la ragione creativa, la ragione etica, la ragione estetica, la ragione politica e la ragione religiosa. […] È reale, pertanto, in un’accezione completa, l’umanesimo che si definisce in rapporto all’uomo, alla sua natura, alla realtà umana: i suoi bisogni primari, i suoi interessi, la sua esigenza di capire e di fare, per aggiungere qualcosa di nuovo al mondo, alla realtà che diviene così umanizzata.” (ibid. p.3) Umanesimo oggi Dal Quattrocento la consapevolezza del valore dell’uomo lascia tracce nella politica, nella storia 65
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