Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ unitaria dell’uomo) Chi sei tu (uomo)? C’è qualcosa in te che non si riduce a materia e, quindi, ti eleva rispetto al mondo delle cose e degli animali, oppure tutto - anche la tua mente – si riduce a materia? C’è qualcosa che sopravviverà quando il tuo corpo morirà oppure con la morte del tuo corpo non rimarrà nulla di te? In altre parole, cos’è che – in ultima analisi - fa dell’uomo un “uomo”? Platone teorizza la presenza nell’uomo di un’anima spirituale, di qualcosa cioè di eterogeneo rispetto al corpo. Dal Fedone, XXIX “e, allora, stando così le cose, non è il corpo destinato a dissolversi e l’anima invece, a restare indissolubile o giù di lì?” “Certo, come no?” “Orbene, puoi comprendere ora che quando l’uomo muore, la sua parte visibile, cioè il suo corpo che giace in luogo visibile, ciò che noi chiamiamo cadavere, che è destinato a corrompersi, a dissolversi, a perdersi in fumo, non si altera subito, ma resta, così com’è, per un periodo di tempo abbastanza lungo, specie quando è un corpo ancor florido e giovane e se poi è disseccato come le mummie egiziane, allora si conserva quasi intatto, addirittura indefinitamente; e poi, anche quando il corpo si corrompe, vi sono delle parti, come ossa, tendini e organi simili che sono per così dire, immortali. Non è così?” “Sì” “Ma l’anima, allora, ciò che di noi è invisibile, che va in un luogo della stessa natura, nobile, puro, cioè nell’Ade, accanto a un dio buono e saggio, là dove anche l’anima mia dovrà tra poco andare, se dio vuole, questa nostra anima, dunque, […] una volta separatasi dal corpo, sarà destinata, come crede la maggior parte della gente, a dissolversi, a svanire? […] E invece è proprio vero il contrario. Se essa si distacca pura dal corpo, senza trarsene dietro gli impacci, dato che durante la vita nulla ha voluto avere in comune con esso, ma anzi lo ha fuggito ed è rimasta tutta raccolta in sé, come per un esercizio e questo significa niente altro che darsi alla filosofia, nel vero senso della parola, un esercitarsi a morire senza rimpianti e, forse, non è anche un prepararsi alla morte?” “Oh, senza alcun dubbio.” “…dunque, se questa è la sua condizione, non se ne andrà verso quel luogo che le si addice, verso l’invisibile, verso il divino, l’immortale, l’intelligibile, dove, una volta giunta, sarà felice, libera dall’errore, dalla malvagità, dalla paura, dalle selvagge passioni, da tutti gli altri mali dell’uomo, e dove potrà trascorrere tutto il tempo avvenire, come si dice a proposito degli iniziati, veramente in compagnia degli dei? È così o no? • Nella letteratura latina 61
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=