Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ è pensabile delegare ai soli docenti cattolici l’animazione cristiana della scuola ma essa deve quanto meno riconoscere e valorizzare i propri docenti (e dirigenti) migliori per il contributo che possono dare al bene di tutta la scuola e non solo per la funzione di rappresentanza ecclesiale che possono svolgere. Di fronte alla fuga dei giovani dall’insegnamento la Chiesa riconosce che «il “mestiere di insegnante” è una vocazione che dobbiamo incoraggiare» 43 . Anche questo è un servizio della comunità cristiana alla scuola e alla società, non tanto per aumentare il numero di insegnanti cattolici quanto per contribuire a far apprezzare un lavoro sempre meno stimato. L’errore più grave sarebbe quello di concepire la presenza degli insegnanti cattolici nella scuola come una presenza di parte. Essi sono parte del tutto e lavorano per il bene della scuola e di tutti gli alunni. 2.3. Il ruolo degli studenti La presenza cristiana nella scuola è alimentata anche dagli studenti. Parliamo qui di proposito di studenti e non di alunni, perché solo nella scuola secondaria, soprattutto di II grado, gli studenti possono essere consapevoli e fattivi costruttori della comunità scolastica. Nei precedenti ordini e gradi di scuola l’età impedisce ai bambini e agli alunni più piccoli di essere autentici protagonisti della vita scolastica, se non per la centralità che essi possono avere nell’intenzionalità educativa degli insegnanti e dei genitori. Nel contesto plurale della nostra società la scuola è terreno di incontro e di confronto tra culture e appartenenze diverse: non solo per via della presenza di alunni provenienti da ogni parte del mondo ma anche e soprattutto per la possibilità di incontrare esperienze diverse e crescere nel confronto tra modelli, valori e comportamenti diversi (anche quando una classe sia composta interamente da alunni con cittadinanza italiana). Parlare di presenza cristiana nel caso degli studenti dovrebbe indurre a considerare il fenomeno in termini almeno in parte diversi dalle altre categorie, per l’età degli studenti stessi e per le relazioni che possono stabilire all’interno della comunità scolastica. Ovviamente non può essere messo in discussione il diritto di cittadinanza scolastica degli studenti cattolici, ma ancora una volta è lo stile di questa presenza a fare la differenza. Non è più il tempo di schieramenti compatti dietro vessilli di parte, tantomeno tra ragazzi per i quali le appartenenze sono ancora piuttosto fluide. Per gli studenti, come già detto anche per gli insegnanti, conta l’esempio (o la testimonianza) che ognuno è in grado di offrire, soprattutto in termini di collaborazione, dialogo e servizio. Una presenza cristiana fatta di rivendicazioni e conflittualità rischia di non andare lontano. Soprattutto, dato che siamo in presenza di soggetti ancora in fase di crescita, occorre sostenere il loro modo di essere 43 Congregazione per l’educazione cattolica, Educare oggi e domani. Una passione che si rinnova , Instrumentum laboris, 2014, III, 1, f). 52
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=