Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ importanti per determinare i risultati di un’istituzione scolastica, ma anche per loro è necessario notare che senza buoni insegnanti anche il miglior dirigente non può ottenere buoni risultati. Per completare il quadro del personale scolastico possiamo ricordare anche il personale ata, il cui lavoro, spesso dietro le quinte, contribuisce in maniera determinante al funzionamento di una scuola (pulizia, efficienza amministrativa, ecc.), ma anch’essi da soli non fanno una buona scuola. Insomma, una buona scuola è il risultato del lavoro di tutti, e questo deve anzitutto sollecitare la responsabilità di ognuno alla riuscita dell’impresa comune. Ma il contributo principale è quello degli insegnanti, che hanno il compito educativo più diretto, attraverso il quotidiano contatto con gli alunni. È quindi di essi che parleremo in questa sezione, senza dimenticare però che la complessità della scuola richiede il lavoro di ogni altra componente professionale. Possiamo ricordare in questa sede come già il Concilio Vaticano II abbia espresso parole di grande apprezzamento per gli insegnanti: «È dunque meravigliosa e davvero importante la vocazione di quanti, collaborando con i genitori nello svolgimento del loro compito e facendo le veci della comunità umana, si assumono il compito di educare nelle scuole. Una tale vocazione esige speciali doti di mente e di cuore, una preparazione molto accurata, una capacità pronta e costante di rinnovamento e di adattamento» 36 . Nella logica di responsabilizzazione individuale che stiamo cercando di delineare, l’impegno principale di ciascun insegnante è la propria esemplarità professionale. Lo si richiede a tutti, ma soprattutto agli insegnanti cattolici, che hanno il compito di animare la comunità scolastica attraverso il loro lavoro ordinario. Come per tanti altri lavoratori e professionisti, l’obiettivo dovrebbe essere quello di svolgere in maniera straordinaria il lavoro ordinario. Sembra un’affermazione banale ma è un richiamo importante per chi può cadere facilmente preda della routine quotidiana: è vero che ogni anno (e addirittura ogni giorno) cambiano gli alunni, ma spesso ci si trova – per il successo che si ritiene di aver avuto o solo per pigrizia – a ripetere le lezioni degli anni precedenti e ad abbandonarsi a una monotonia che può far perdere l’entusiasmo degli inizi e può avviare verso un progressivo declino professionale, alimentato anche dalla scarsità di riconoscimenti sociali e materiali. L’insegnante cattolico deve sfuggire a questa logica, non tanto rifugiandosi in una spiritualità aggiuntiva ed esterna alla sua professione (che confermerebbe la sterilità della semplice esperienza professionale) quanto trovando nella stessa attività didattica quotidiana le ragioni di un sempre rinnovato impegno. Il “supplemento d’anima” che si può riconoscere nell’insegnante cattolico (quando lo si può riconoscere) è il valore aggiunto che lo qualifica all’interno della comunità scolastica e professionale. Il docente cattolico non deve essere riconoscibile solo per l’etichetta religiosa che lo identifica come l’appartenenza a un sindacato o alla categoria degli insegnanti di una certa disciplina; il docente cattolico dovrebbe essere riconoscibile per esemplarità nello svolgimento 36 Concilio Vaticano II, Dichiarazione sull’educazione cristiana Gravissimum educationis , cit., n. 5. 49
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