Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ capacità che potrebbe avere di trasformare dal basso la vita della scuola italiana. Si tratta di discutere il compito che i singoli fedeli, e le loro eventuali associazioni, hanno di animare cristianamente la comunità scolastica, affinché sia sempre meno una comunità funzionale al solo svolgimento del servizio scolastico e sempre più una comunità educativa (o educante) finalizzata alla crescita integrale di ogni suo membro, cosa che diventa possibile se ognuno partecipa a questa azione con lo spirito del noto proverbio africano «per educare un bambino ci vuole un villaggio». Anzitutto possiamo partire dal presupposto, già enunciato in queste prime affermazioni, che la scuola è una comunità. Fin dalla legge 477/73 la scuola è stata definita come «una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica» 29 . E parlare di “comunità” è diverso dall’intendere la scuola come semplice “organizzazione” più o meno complessa, come spesso oggi si suole fare soprattutto nel contesto dell’autonomia scolastica. Una comunità è un aggregato di persone in cui valgono soprattutto relazioni umane di tipo primario (“faccia a faccia”), facilitate da dimensioni ridotte. Nella fattispecie, poi, quella scolastica deve interagire con altri livelli di comunità sociale e civica cui non può essere estranea la stessa comunità cristiana. Lo spirito con cui i fedeli laici partecipano alla vita della comunità scolastica non dovrebbe essere quello della rappresentanza di interessi particolari (oggi si parlerebbe soprattutto di stakeholder ). Il magistero conciliare chiama i laici a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore 30 . La scuola è indubbiamente una realtà temporale e spetta ai laici che in essa operano animarla dall’interno come un fermento, principalmente attraverso la testimonianza personale. È quindi enorme la responsabilità che ognuno ha di essere testimone credibile di questo incarico, a prescindere dal ruolo assegnato dalle circostanze e dalle istituzioni che variamente si muovono dentro la scuola (livelli amministrativi, associazioni, sindacati, categorie di persone, ecc.). La dimensione comunitaria, inoltre, fa escludere che l’appello possa essere rivolto solo a chi nella 29 Legge 30-7-1977, n. 477, “Delega al Governo per l’emanazione di norme sullo stato giuridico del personale direttivo, ispettivo, docente e non docente della scuola materna, elementare, secondaria e artistica dello Stato”, art. 5. 30 Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen gentium , 21 novembre 1964, n. 31. 44
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